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IVREA. Castello: nuova cancellata, solite sterpaglie

La bellezza di 260 mila euro. Questo è costato il primo intervento sul castello dalla rosse torri (come lo ebbe a definire Giosuè Carducci) o del Conte Verde Amedeo VI di Savoia che lo costruì tra il 1358 e il 1395.  Soldi indispensabili per eliminare quelle orrende onduline blu che transennavano l’ingresso e sostituirle con una bella cancellata in ferro battuto approvata dalla Soprintendenza. Risistemata per intero anche la piazzola all’ingresso, con una pavimentazione in sassi, a cui si aggiunge una nuova illuminazione per rendere visibile l’edificio anche di notte. A 5 anni dalla chiusura del castello a causa della caduta di alcune tegole, insomma, finalmente ci siamo e qualcosa si muove. Ma non è finita qui. Presto, infatti, partiranno anche altri lavori per rendere fruibile il cortile interno e un paio di locali al piano terreno dell’edificio per una spesa che s’aggirerà intorno ai 400 mila euro. Non sarà una sistemazione complessiva (per quella occorrerebbero non meno di 5 milioni) ma certamente c’è da fare un plauso. Tutto bene? Più o meno. Nel senso che dopo una spesa di 260 mila euro ci si sarebbe aspettati che l’Amministrazione spendesse qualche centinaio di euro, per far tagliare l’erba. E invece? Neanche un centesimo. E poco importa se in due, tre o diecimila allargheranno le braccia al cielo  puntando il dito sul degrado. Non sarà la prima e neppure l’ultima volta visto che l’erba alta è oramai diventata una costante di questa città. Maledetta madre natura (sigh!). La promessa dell’Amministrazione è che un taglio ci sarà il giorno dell’inaugurazione in programma in occasione del Festival dell’architettura.... 

L’anticipazione

Le anticipazioni sono tutte del professor Antonio Frassà. “C’è infatti – e lo scrive lui stesso – un progetto partito da un’idea dell’Assessore Michele Cafarelli e raccolta dall’associazione “Club per l’Unesco di Ivrea”. L’intento è di mascherare e nascondere un fabbricato che si affaccia sul cortile, cioè la cosiddetta “Casa del Maresciallo”,  aggiunta al castello  quando è stato trasformato in carcere. “Il Corso di grafica e comunicazione dell’istituto Olivetti – spiega Frassà –  con la piena disponibilità a collaborare della professoressa Manuela Belvedere si è reso disponibile a realizzarlo con gli studenti dell’ultimo anno. Il Progetto è parte di quello più complesso, sempre seguito da Belvedere, sulla riproposizione (in altra veste grafica) di 45 pannelli da installare nelle celle del Castello…”. Il lavoro è stato svolto dallo studente cinese Jnglong Piao che ha prodotto più di una dozzina di bozzetti riguardanti vedute del castello, le effigi dei Savoia che hanno fatto costruire il Castello e che lo hanno frequentato. Consiste nella realizzazione di 10 opere delle dimensioni di 400×275 cm stampate su teloni che nasconderanno il fabbricato fatiscente.  Tra gli altri verranno rappresentati il Conte Aimone, il Conte Verde (Amedeo VI), Conte Rosso (Amedeo VII), Bona di Borbone (moglie di Amedeo VI), Bona di Berry (moglie di Amedeo VII), Jaqueline d’Entremont ( nobile imprigionata in una cella del castello,nella quale morì). “Spero di vedere presto il lavoro – conclude Frassà – e comunque contemporaneamente all’inaugurazione del nuovo piazzale d’ingresso…”.

Il demanio

Il Castello di Ivrea simbolo della Città venne trasferito definitivamente in proprietà all’amministrazione comunale nel 2017 con l’iter del federalismo culturale. Il passaggio fu il risultato di un lavoro di squadra tra Agenzia del Demanio, Ministero del Turismo e Comune. Il primo piano di riqualificazione, realizzato da docenti e professionisti (Rocco Curto, Maria Adriana Giusti, Diego Ferrando e Michele Perna)  prevedeva spazi museali, aree per la ristorazione e una scuola a cielo aperto dedicata al restauro. Si sapeva già quel che si voleva fare, peccato mancassero i soldi e ce ne sarebbeo voluti davvero tanti, anche solo per rallentare il degrado che è evidente, sia del castello in sè, sia delle mure di cinta rosicchiate da alberi e sterpaglie. Su queste ultime più volte in passato ci si è lamentati che non ci fosse un accordo con la Curia per la risistemazione dell’intera parte alta della città. Tra i più convinti, durante la passata amministrazione, anche l’azzurro Tommaso Gilardini, fiancheggiatore del Comitato di Toni Ziliotto per la riapertura dell’antica Porta Bosone così ben disegnata del Bagetti in una stampa raffigurante la presa di Ivrea da parte dei Francesi di Napoleone, avvenuta il 21 maggio 1800. E sarebbe  un bel modo per collegare l’area mercatale con  il centro storico

Il castello

Il castello di Ivrea ha molte similitudini con la Bastiglia: il Conte Verde era, infatti, cognato di Carlo V il Saggio del ramo dei Valois, a cui si deve l’edificazione della fortezza parigina. Da una scopo principalmente difensivo a residenza dei Savoia, nella seconda metà del XV secolo, quando la duchessa Iolanda di Valois, figlia di Carlo VII re di Francia e di Maria d’Angiò chiamò il pittore francese Nicolas Robert, per affrescare alcune sale. Tra il XVI e il XVII secolo, con l’infuriare delle lotte tra francesi e spagnoli, il castello riprese la sua funzione di presidio militare ed è del 1676 il fulmine che provocò l’esplosione del deposito di munizioni collocato nella torre di nord-ovest (la torre mastra), esplosione che causò, assieme al crollo delle torre, innumerevoli morti e la distruzione di molteplici case edificate a ridosso delle antiche mura. Dal 1700 l’edificio venne adibito a carcere mantenendo tale funzione fino al 1970.
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