“Ma glielo avete detto alla Città Metropolitana e al consiglio comunale delle città di Torino che se vogliono gestire il sistema autostradale devono mettere in piedi una società in house? Se sì, ditemi quando è stato loro comunicato e che cosa hanno risposto...”.
Così l’onorevole Federico Fornaro (Leu) lo scorso 12 luglio a Montecitorio, a valle dell’intervento del sottosegretario alle infrastrutture e ai trasporti Michele Dell’Orco chiamato a rispondere ad una sua interpellanza urgente sulle concessioni autostradali.
Insomma è già stato tutto deciso (nel solco di quelle che erano state le decisioni prese ai tempi del Ministro Graziano Delrio, Pd) eppure, vai a capire perchè, da queste parti i sindaci della prima cintura di Torino continuano a riunisi e a sparare indicibili castronerie una dietro l’altra, peraltro con ilsupporto del vicesindaco della Città Metropolitana Marco Marocco. Tant’è.
Il bando europeo che verrà pubblicato (termine massimo) entro il 31 dicembre di quest’anno, gli schemi di gara e le linee guida della concessione sono prontie sono stati forniti dall’Art (Autorità di regolazione dei trasporti) che ha sede al Lingotto di Torino.
Si prevede il raggruppamento e l’assegnazione ad un unico ente gestore dell’A5 Torino-Quincinetto con la Ivrea-Santhià, la Torino Pinerolo e la Alssandria Piacenza.
“Un unico affidamente e un sistema tariffario congiunto per sfruttare meglio le economie di scala...” ha sentenziatoMichele dell’Orco.
In salita l’affidamento in house che sarebbe giuridicamente percorribile ma solo previa costituzione di una società interamente partecipata da soggetti pubblici e con tutte e tre le regioni interessate (Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia), quindi senza i privati.“Dovrà anche dimostrare la convenienza economica ad operare sull mercato....” ha aggiunto Dell’Orco.
Tra gli obblighi, oltre ad un piano finanziario della durata di 12 anni e il pagamento di 305 milioni di euro agli attuali concessionari (171 milioni per Ativa e 134 eper Satap) per il subentro, c’è poi anche un piano di investimenti pari a 900 milioni che in base alle simulazioni effettuate dal Ministero significherebbe per il nuovo soggetto l’assunzione di un debito pari a 270 milioni di euro.
Finita qui? Manco per idea. Spetterebbe infatti al Mit (cioè al Ministero) il controllo e la nomina di tutti gli organi societari.
Tra gli investimenti indicati nel bando, oltre al nodo idraulico di Ivrea, anche l’adeguamento sismico di tutti i cavalcavia e dei sovrappassi e un piano di risanamento acustico.
Alle cifre indicate si aggiugono, infine, circa 685 milioni per la manutenzione ordinaria, più l’obbligo di mantenimento di tutto il personale, unnuovo sistema tariffario e tutt’intorno a Torino anche un nuovo sistema di pagamento attraverso il Free-flow Multilane con eliminazionedei caselli della Falchera, di Bruere, Settimo Tangenziale, Beinasco, Trofarello e Vadò.
Nel senso che si pagherà anche in assenza di caselli, che non è proprio quel che stanno invocando da mesi alcuni sindaci. Ancor meno si prevede l’eliminazione dei caselli sulla To5 per trasformare un pezzo di autostrada in circonvallazione di Ivrea.
Insomma resterà tutto più o meno com’è adesso, salvo il concessionario.
“Una risposta insoddisfacente” ha sentenziato l’onorevole Federico Fornaro.“La Ativa - ha proseguito - nasce pubblica per poi essere privatizzata. In poche parole si sta per mettere a bando una infrastruttura che sostanzialmente è già stata pagata in quanto la durata della concessione ha reso possibile ammortizzare le spese degli investimenti. E’ necessario ritornare ad una gestione pubblica, perlomeno per la tangenziale di Torino, ed eliminare il pedaggio come richiesto da tutti i sindaci della città metropolitana....”
E poi ancora: “La proroga va chiusa nel più breve tempo possibile non si può continuare oltre. Va trovata poi una soluzione che non estrometta completamente il pubblico. Perché senza benefici per i cittadini rischia di essere un sostanziale regalo ai soggetti privati che vinceranno il nuovo bando e avranno la concessione per i prossimi anni. Vanno trovate nel nuovo bando delle forme di compensazione per la città metropolitana di Torino e va garantita la manutenzione delle strade. ..”
Aldilà di come finirà-e con molta probabilità finirà tutto nelle mani del Gruppo Gavio - que che non si è ancora capito è se si siano o meno conteggiati gli utili realizzati dai privati in questi anni, il tutto in detrazione ai conteggi per il subentro.Ativa e le richieste
del consiglio
metropolitano di Torino
Con deliberazione del consiglio provinciale n. 6-5569 del 22 maggio 1954 la provincia di Torino approvava la costituzione di Ativa s.p.a., Autostrada Torino-Ivrea Valle d’Aosta s.p.a., poi avvenuta il 2 agosto del 1954.
Nella società, con prevalente capitale pubblico, avente come scopo quello di costruire e gestire la tangenziale autostradale di Torino, la Provincia deteneva il 50 per cento del capitale sociale, e partecipavano anche il comune di Torino ed altri soggetti. Realizzata l’infrastruttura, la Attiva s.p.a. è stata interessata dal processo di privatizzazione con la cessione della quota detenuta dal comune di Torino e la riduzione di quella della provincia di Torino. Oggi la maggioranza azionaria è della Società Iniziative Autostradali e Servizi - SIAS s.p.a.(cioè del Gruppo Gavio) e della Mattioda Autostrade s.p.a.. La società ha la gestione delle autostrade Torino-Ivrea-Valle d’Aosta, Ivrea-Santhià e Sistema Autostradale Tangenziale di Torino e della diramazione autostradale Torino-Pinerolo.
Contro l’ipotesi della gestione unificata del sistema tangenziale di Torino con l’autostrada Torino-Piacenzail 19 dicembre 2017 il consiglio metropolitano di Torino ha approvato un ordine del giorno sottolineando l’impossibilità di candidarsi, come gestore qualificato della conduzione di 3.000 chilometri di strade, in quanto non potrebbe giustificarsi il coinvolgimento dell’ente nella gestione di un sistema viario insistente in prevalenza al di fuori del territorio di competenza.
Si era chiesto perciò al Governo di mantenere autonoma e separata la concessione per la gestione del sistema tangenziale di Torino (la diramazione autostradale Torino-Pinerolo, l’asse autostradale di Moncalieri di Torino, l’autostrada A5 Torino-Ivrea-Quincinetto, il raccordo A5/SS 11, la bretella di collegamento A4/A5 Ivrea-Santhià), prospettando un accorpamento con altro asse autostradale insistente esclusivamente sul territorio metropolitano (Autostrada A32 Torino-Bardonecchia), quindi diaffidare la gestione del sistema tangenziale autostradale di Torino alla città metropolitana di Torino o a una propria società in house. L’ex Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Delrio, aveva però espresso parere negativo alla proposta della città metropolitana di Torino mentre l’attuale Ministro Toninelli su tale richiesta non ha ancora detto alcunchè.
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