Correva il 1922. L’anno della marcia su Roma e dell’incarico di primo ministro a Benito Mussolini. L’anno in cui l’archeologo inglese Howard Carter scopre nella Valle dei Re la tomba del faraone Tutankhamon. L’anno in cui in Libia, a El Azizia viene registrata una temperatura di 57,8 °C, valore che per 90 anni è stato erroneamente ritenuto la temperatura più elevata mai registrata sulla terra. Ma anche l’anno in cui a Ivrea, i fatelli Pietro e Giovanni Strobbia inventano, brevettano e depositano il marchio della “Polenta d’Ivrea” finita nel 1931 tra i dolci caratteristici del Canavese nella Guida Gastronomica d’Italia del Touring Club Italiano. “Realizzata - dice la guida - con farina di mais e fecola, in piccole forme monoporzione, grandi quanto il palmo di una mano. Di consistenza morbida e di colore marroncino dovuto alla sottile copertura a base di miele, succo d’arancia e granella...”.
Perchè ve ne parliamo? Perchè nei giorni scorsi su facebook si è discusso, e pure tanto, sull’uvetta. “C’è o non c’è?” ha chiesto Lisa Corsoni di Pisa sul gruppo di “Sei di Ivrea se”.
“Sono entrata nel gruppo - ha scritto - per porvi una semplice domanda, ma iniziamo dall’inizio. Sto seguendo una rubrica di cibo per un sito e devo occuparmi delle ricette del territorio piemontese. Facendo qualche ricerca in internet, ho scoperto di questa torta chiamata “polenta di Ivrea”.Stando a Wikipedia gli ingredienti sono pochi e semplici: farina, farina di mais, uova, zucchero, fecola, miele, burro, succo di arancia e briciole di pan di Spagna. Stando ad altre ricette, invece, trovo l’aggiunta di uvetta e nocciole. Al posto del succo di arancia, quello di limone. Troviamo scomparso l’utilizzo di miele. Quindi mi sono detta che forse era meglio chiedere a qualcuno del posto. La mia domanda per voi quindi è la seguente: sapete dirmi di più su questa torta? È una ricetta che non si usa più farla? Quali sono gli ingredienti veritieri?”
Da qui in avanti il popolo del web, tolto qualcuno che di questo dolce non ne ha mai sentito parlare (che razza di eporediese è...), si è letteramente scatenato, dividendosi in due, con e senza uvetta.
“Esiste anche grande - conferma Monica Comotto - Io l’ho regalata l’altro giorno e non aveva l’uvetta, ma nei miei ricordi di bambina c’era...”.
“Puoi chiedere alle panetterie e pasticcerie che le producono - aggiunge Roberta Valle - È un dolce semplice senza creme ma molto buono. Si trova sia in mono porzioni che in formato torta. Non mi ricordo di una versione con l’uvetta...”.
Il problema insoma nel “gruppo” resta. L’uvetta c’era ed è sparita o non c’è mai stata...?. C’era ed è rimasta? C’è ma la sfortuna della blogger di Pisa ha voluto che in quel momento in pochi potessero darle la risposta giusta.
Il consiglio migliore è arrivato da chi fa l’elenco del gran numero di pasticcerie presenti in città. E noi, per darle una mano le abbiamo contattate una ad una.
E si comincia dai Fratelli Zoppo di corso Vercelli. “Da noi - sottolinea a caratteri cubitali Nicola Zoppo - l’uvetta c’è sempre stata...”
E l’uvetta, manco a dirlo, c’è qui e pure a L’Antica di Romaniello in piazza Gioberti. “Io so - commenta Salvatore - che l’abbiamo sempre messa. Credo sia uno degli elementi base della ricetta...”.
Non c’è il due senza il tre, conferma la presenza dell’uvetta anche Giusi Gaida della Casa del dolce di Gaida in corso Vercelli. “Altrochè se c’è. E’ la cosa più buona - ci dice - Mio sucero l’ha sempre messa. Sia nella polentina che in quella grande. Poi c’è chi non la fa con l’uvetta...”.
Altro giro di telefonate e altre conferme con Donatella Ardissono della Pasticceria Eporedia in via circonvallazione (“Ci vuole l’uvetta.E’ indispensabile. Sennò è una margherita ...” e con Andrea Lotorto della Pasticceria Tre Torri di via Torino (“Io la faccio solo con l’uvetta. Così mi ha insegnato il pasticciere Perino. Nella ricetta originale c’erano anche i candidi, ma non li mette più nessuno. E poi la bagna, non troppo forte...”).
Ad aggiungere qualche cosa di più al giallo sono Francesca e Stefano Balla. “Nella ricetta di Ottavio Bertinotti l’inventore della Torta 900 - ci spiegano - l’uvetta non c’è mai stata. L’ha sempre fatta senza uvetta. Strobbia invece la faceva con l’uvetta....”. Morale? Da Balla l’uvetta non c’è! E questo fa felici quelli che l’uvetta proprio non la vogliono.
La verità? Ci sa tanto che sotto le rosse torri questa torta ognuno se l’è un po’ modificata a suo insindabile giudizio. E infatti c’è chi mette più liquore, quasi tutti ormai usano la marmellata, ma ricodano che si usasse molto anche il miele, chi l’’arancia e chi il limone. Da qui la differenza anche notevole delle tante ricette pubblicate dai siti internet che si occupano di cucina.
Cosa potevamo ancora fare se non andare alle origini, chiedendo ai parenti di Pietro e Giovanni Strobbia pasticcieri in via Palestro almeno fino all’81.
“Sì - conferma Stefano figlio di Giovanni e papà dell’ex assessore Giovanna - C’era l’uvetta e c’erano pure i canditi... La superficie era spennellata di marmellata e granella di nocciole...”.
Ed ecolla qui la polenta di Ivrea originaria, via via modificata in base ai gusti ed alle mode. “Più o meno così la si può trovare nella pasticceria Strobbia Maghi infarinati del Centro La Serra...” passa e chiude Stefano.
In un’ottica più turistica, di Ivrea patrimonio dell’Unesco, si potrebbe quasi quasi pensare ad un consorzio dei dolci tipici, con tanto di disciplinare. Ma forse... forse questo sarebbe davvero un po’ troppo.
la ricetta
• Farina 00 90 g,
• farina di mais finissima 50 g
• zucchero semolato finissimo 130 g
• fecola di patate 80 g
• burro 130 g
• lievito per dolci mezza bustina
• uova 3
• nocciole tritate finissime 30 g
• uvetta 30 g
• canditi 20 g
• liquore amaretto un bicchierino
• limone uno
• marmellata liquida
• vanillina una bustina
Separare i tuorli dagli albumi. Montare i tuorli con lo zucchero, unire la scorza grattugiata di mezzo limone, la vanillina e il liquore. Iniziare ad incorporare le tre farine e il lievito fatti scendere da un colino alternandoli agli albumi montati a neve fermissima. Unire il burro fuso intiepidito e infine l’uvetta e i canditi prima ammorbiditi in acqua tiepida. Amalgamare bene il composto e versarlo in uno stampo a cupola per zuccotto, prima imburrato e infarinato. Infornare a 180° per 35 minuti circa. Lasciare raffreddare la torta, sformarla e poi pareggiarla sul fondo. Pennellare superficie e bordi della torta con la marmellata e la granella di nocciole.
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