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23 Ottobre 2018 - 17:35
Maurizio Gugliotta Settimese, aveva 51 anni
Niente sentenza nel processo per l’omicidio di Maurizio Gugliotta: il giudice vuole vederci chiaro con una nuova perizia psichiatrica.
Colpo di scena nell’udienza tenutasi di venerdì 19 ottobre, in Tribunale a Torino, del processo che vede alla sbarra Khalid De Greata, l’immigrato nigeriano di 27 anni che il 15 ottobre 2017, al mercato del libero scambio di Torino, ha accoltellato a morte senza motivo il cinquantunenne di Settimo Torinese Maurizio Gugliotta, ferendo anche l’amico che si trovava con lui.
Dopo le udienze dei giorni scorsi in cui erano intervenuti il Pubblico Ministero della Procura torinese titolare del fascicolo, il dott. Gianfranco Colace, che chiesto l‘ergastolo per l’assassino, contestandogli l’omicidio aggravato dai futili motivi, delle parti civili e del difensore dell’imputato, che ha ottenuto il rito abbreviato e ha puntato sulla seminfermità mentale, oggi erano attese le repliche delle parti e la sentenza. E invece il giudice, dott. Stefano Vitelli, ha voluto vederci (più) chiaro sull’espetto chiave attorno al quale ruota tutto il procedimento, ossia lo stato mentale dell’imputato che, com’è noto, era già stato “periziato” dal Prof. Franco Freilone: il consulente tecnico aveva concluso, appunto, per una seminfermità mentale, sostenendo che l’omicida soffriva di un disturbo psicotico con caratteristiche paranoidi, che era persona socialmente molto pericolosa, ma che era comunque in grado di stare in giudizio.
Conclusioni che hanno destato numerose perplessità, a partire dalla famiglia della vittima, ma che evidentemente non hanno convinto fino in fondo nemmeno il giudice, il quale ha emanato un’ordinanza in cui dispone un’ulteriore perizia psichiatrica e anche una risonanza magnetica sulla testa del giovane nigeriano, per appurare se e quali conseguenze gli abbia lasciato un incidente stradale che ha riferito di aver subìto alcuni anni fa in patria. Il dott. Vitelli ha inoltre disposto l’audizione dell’amico che era con Gugliotta e che si è miracolosamente salvato, per capire se tra la vittima e il suo carnefice vi fosse stata o meno - prima - una qualche discussione che possa aver scatenato la furia omicida dell’immigrato: altra questione controversa e mai chiarita del tutto.
Il giudice ha rinviato al processo al prossimo 9 novembre, udienza nella quale sarà affidato l’incarico per la perizia psichiatrica al Prof. Gabriele Rocca di Genova.
Le decisioni odierne sono state accolte con moderata fiducia dalla famiglia della vittima: in aula c’erano sia la moglie, Carmela Caruso, sia i tre figli di Gugliotta, accompagnati anche dal dott. Giancarlo Bertolone, consulente personale di Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, che supporta i familiari.
“Purtroppo sarà un ulteriore prolungamento dello strazio che viviamo da più di un anno – ha commentato a caldo il primogenito Daniele -, e resta sempre il timore che l’assassino possa cavarsela con pochi anni da scontare in una casa di cura, ma valutiamo positivamente il fatto che il giudice abbia ordinato un’ulteriore perizia e altri accertamenti: in questo modo avremo un altro parere autorevole e sapremo veramente se De Greata finge, come noi abbiamo sempre sostenuto, o se è proprio pazzo. Comunque sia, crediamo che mio padre abbia diritto ad avere risposte dalla giustizia”.
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