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04 Settembre 2018 - 18:13
Maurizio Gugliotta Settimese, aveva 51 anni
A quasi un anno dal cruento omicidio di Maurizio Gugliotta al mercatino “Barattolo” di Torino, si apre il processo al killer. Il giudice del tribunale di Torino, Stefano Vitelli, ha fissato per lunedì 1 ottobre, alle 10, nel palazzo di giustizia di Corso Vittorio Emanuele, l’udienza preliminare in relazione alla richiesta da parte del Pubblico Ministero di rinvio a giudizio di Khalid De Greata, il profugo nigeriano di 27 anni che il 15 ottobre 2017, al mercato di libero scambio della città della Mole, ha sgozzato il 51enne settimese, ferendo anche l’amico che si trovava con lui.
Secondo il consulente tecnico incaricato, il professor Franco Freilone, psichiatra forense e docente di Psicologia all’Università di Torino, l’assassino aveva una “capacità di intendere e volere grandemente scemata”, per infermità individuata in un “disturbo psicotico”, ovvero “con caratteristiche di specie paranoidi”: l’assassino gli è apparso persona socialmente pericolosa, e di una pericolosità elevata, ma comunque in grado di stare in giudizio. Dunque, seminfermità mentale ma capacità di sostenere il processo.
Di qui la richiesta di rinvio a giudizio da parte del Pm a carico di De Greata - attualmente in carcere presso la Casa circondariale Lo Russo e Cotugno di Torino -, che dovrà rispondere di omicidio con l’aggravante dei futili motivi e tentato omicidio. E il Gip ha fissato l’udienza preliminare al primo ottobre.
Il figlio di Maurizio, Daniele GugliottaCerto, bisognerà capire se e quanto la seminfermità mentale concorrerà a riduzioni di pena, ma alla famiglia di Maurizio Gugliotta, che aveva sempre parlato di “ergastolo” come giusta punizione, resta almeno la consolazione di vedere l’assassino alla sbarra e di sperare di rendere un po’ di giustizia al proprio caro, visto che il nigeriano non è impunibile: la moglie della vittima, Carmela Caruso, e i tre figli sono assistiti dagli avvocati Giulio Vinciguerra, e Daniela Sabena, del Foro di Torino, e da Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, che si fa carico a titolo gratuito delle spese di assistenza legale.
Ma la vedova, che si è trovata da un giorno all’altro senza il marito e senza il principale sostegno economico della famiglia (uno dei suoi tre giovani figli va ancora a scuola), si aspetta che anche lo Stato si assuma le sue responsabilità sul piano risarcitorio.
De Greata infatti è un profugo, è arrivato in Italia su un barcone, ha passato un mese in un centro di accoglienza in Sicilia e poi ha raggiunto Torino dove viveva di “espedienti”, non avendo un lavoro.
“Nutro molti dubbi sulla pazzia o semi-pazzia di questa persona – aveva dichiarato di recente la moglie di Gugliotta - Ma se anche fosse così, come mai quand’è entrato in Italia non se ne sono accorti, non l’hanno controllato prima di lasciarlo libero di circolare per mesi nel nostro Paese?”.
Domande che meritano una doverosa risposta.
La moglie Carmela CarusoEdicola digitale
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