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06 Marzo 2018 - 11:20
Selezionavano e ‘acquistavano’ ragazze in Nigeria per meno di 20 mila euro e le portavano in Italia, le sette persone arrestate la scorsa settimana dai carabinieri del nucleo investigativo di Genova per riduzione e mantenimento in schiavitù, aggravati dall’essere diretto allo sfruttamento della prostituzione.
Sono quattro uomini e tre donne, tutti nigeriani, che avevano segregato in appartamenti del quartiere Barriera di Milano, a Torino, cinque ragazze poco più che ventenni, costringendole a prostituirsi a Rivoli, Grugliasco, Settimo Torinese e Moncalieri. Il viaggio per l’Italia poteva durare anche mesi, durante i quali le giovani venivano picchiate, violentate, stipate in carri bestiame. In Italia venivano accolte presso i C.a.r.a. (centri di accoglienza per richiedenti asilo) e prelevate dagli sfruttatori, che le costringevano, tramite minacce, ricatti e riti voodoo, a prostituirsi sulle strade di Torino e Provincia a qualsiasi ora del giorno e della notte e in qualsiasi condizione fisica, arrivando a incontrare anche trenta clienti in quindici ore.
Gli sviluppi d’indagine hanno consentito di individuare un gruppo di persone appartenenti alla comunità nigeriana torinese che dopo aver acquistato giovani ragazze nigeriane nel Paese di origine, le facevano giungere in Italia attraverso i flussi migratori nel Mar Mediterraneo in partenza dalle coste libiche.
Giunte in Italia ed accolte presso i C.A.R.A. (Isola di Capo Rizzuto - KR - Mineo - CT -, Bologna, Borgo Mezzanone - FG -), le donne venivano prelevate direttamente dai loro compratori e portate a Torino presso le abitazioni degli sfruttatori che le avviavano subito al meretricio obbligandole – anche dietro minaccia di eventi nefasti per loro ed i propri familiari, propiziati con riti voodoo – a corrispondere i proventi dell’attività illecita sia per riscattare i documenti identificativi sottratti con l’inganno di una sedicente occupazione, sia per pagare l’affitto mensile della porzione di strada occupata per prostituirsi.
In tal senso l’indagine ha anche consentito di delineare due figure di “riferimento” per le ragazze: le cc.dd. “Madam” e “Madam di Joint”. La prima è la donna nigeriana che esercita il controllo totale ed esclusivo sulla prostituta da cui pretende la corresponsione dell’intero profitto. Queste figure, che sovente sono entrate nel racket della prostituzione come prostitute poi emancipatesi dai loro padroni, si connotano per la crudeltà con cui sfruttano le ragazze, costringendole a prostituirsi con qualunque condizione meteorologica ed impedendo loro di ricorrere ad appropriate cure mediche in caso di gravi malattie per non rischiare di far emergere la propria condizione di assoggettamento in schiavitù e, soprattutto, lo stato di clandestinità da cui potrebbe derivare l’immediato rimpatrio, nefasto per la prosecuzione dell’illecito business.
Le seconde sono Madam diverse da quelle che riscuotono i proventi del meretricio ma a cui la prostituta versa mensilmente una cifra – che l’indagine ha dimostrato oscillare dai 100 ai 400 euro mensili – quale “affitto” della porzione di suolo pubblico, il c.d. “joint”, occupato per prostituirsi. Chiaramente, quanto più il luogo ricade in una zona trafficata ed offre visibilità e possibilità di riparo, tanto più elevato sarà l’affitto che la ragazza dovrà corrispondere alla Madam che controlla quel territorio.
Dei quattro uomini destinatari della misura cautelare, di cui due sono stati arrestati a Torino, uno risulta già detenuto in un carcere francese per traffico di sostanze stupefacenti, essendo stato trovato in possesso durante un controllo all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi di kg. 1,6 di eroina nella forma di 88 ovuli ingeriti; l’altro è stato localizzato in Germania.
Delle tre donne, di cui due arrestate in appartamenti torinesi, una è stata rintracciata a bordo di un treno sulla tratta Napoli – Venezia. Al binario della Stazione FS di Mestre al suo arrivo ha trovato ad attenderla i Carabinieri dei Nuclei Investigativi di Genova e Venezia.
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