“Questa storia non mi fa più dormire la notte. Prima Eni, poi Gdf Suez: i miei problemi con i gestori di luce e gas sembrano non finire mai. Ci siamo rivolti a chiunque, abbiamo chiesto aiuto, abbiamo fatto di tutto per risolvere la situazione. Tutto invano. Ora non sappiamo veramente più come comportarci”.
Arrivare a dover chiedere di poter pagare una bolletta, ma non ricevere risposta per tempi a dir poco biblici, è un gigantesco paradosso. Ma la vicenda che vede protagonista, suo malgrado, Lucica Cordis, residente a San Mauro Torinese, non è la solita storia della bolletta che tarda ad arrivare. No: è un mix di disagi, disguidi, ritardi, errori. Una specie di incubo.
Il risultato? Da un lato Lucica si ritrova a dover pagare quasi 500 euro a Eni per una quota di consumo di gas conteggiata erroneamente, mentre dall’altra parte Gdf le chiede una mora di 125 euro per un presunto ritardo nei pagamenti, cosa che lei smentisce vigorosamente.
“Nonostante io e il mio ragazzo siamo entrambi disoccupati - racconta - i soldi per pagare li abbiamo sempre trovati, e abbiamo sempre versato tutto nei tempi previsti”. I due, più che comprensibilmente, si rifiutano però di pagare cifre non dovute, richieste per conteggi errati.
Ma ricapitoliamo la storia. Lucica vive in via Toscana, a ridosso di Borgata Paradiso. Quando si trasferisce lì, nel 2012, si trova ENI come gestore di luce e gas. Fa attivare il contatore, ma poi per un anno e più non riceve alcuna bolletta, nonostante i ripetuti solleciti. Nel 2013, la donna accetta di lasciare Eni per affidarsi a Gdf Suez, nella speranza che il suo problema venga risolto con il cambio di gestore. Ma invano.
“Per parecchi mesi non sono riusciti a fare nulla, perché Eni non ha concesso il benestare per avere accesso al codice pdr del contatore, e le bollette hanno continuato a non arrivare” spiega Fabrizio Sagginoni, il ragazzo di Lucica che con lei sta condividendo questa battaglia.
Dopo numerosi solleciti e il coinvolgimento della Federconsumatori Piemonte, la Gdf riconosce il suo errore e inizia a mettersi in regola. Salvo poi, di recente, inviare una bolletta da 333 euro, calcolata su un consumo spropositato (920 kWh in 3 mesi, contro i circa 160 dei trimestri precedenti), impensabile per il monolocale in cui Lucica abita, peraltro da sola.
Dei 333 euro, 125 sono una mora per un ritardo nel pagamento.
“Ma da parte nostra non c’è stato alcun ritardo - spiega Fabrizio -. Noi abbiamo pagato il giorno dopo aver ricevuto la fattura via mail,: se questa è arrivata in ritardo, noi cosa ci possiamo fare? Inoltre il periodo calcolato è fino a gennaio 2015: siamo a metà febbraio, come possono chiedere più di 100 euro di mora?”.
Ai problemi con Gdf si aggiungono quelli risalenti al periodo in cui la fornitura era gestita dall’Eni. Quest’ultima, infatti, chiede di pagare 476 euro per 1044smc (standard metro cubo), mentre Lucica ci spiega chiaramente che il contatore indica 577smc, in maniera piuttosto inequivocabile.
“Sono stati gli stessi operatori dell’Eni a dirci di non pagare se c’è un errore, perché il rischio è quello di non riavere indietro i soldi - spiegano Lucica e Fabrizio -. Ora noi vorremmo tornare a Eni, oppure cambiare proprio operatore, ma non vogliamo lasciare pendenze. Non è bello avere società che ci chiedono soldi in continuazione, peraltro in modo non molto educato. Noi abbiamo sempre usato toni concilianti, non abbiamo mai perso il controllo. Ma questa situazione ci sta togliendo il sonno, portandoci sull’orlo di un esaurimento nervoso. E nessuno ci dà una mano: non l’associazione consumatori, sicuramente non Eni e Gdf. Ma è davvero così assurdo chiedere di regolarizzare una situazione che si trascina ormai da tre anni?”.
Richieste più che lecite: chi di dovere, ora, prenda a carico il caso e si attivi per risolverlo.
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