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La ditta Trione di Cuorgnè

La ditta Trione di Cuorgnè

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All’inizio del secolo scorso, Cuorgnè era indiscutibilmente la piccola capitale dell’alto Canavese; la sua posizione di fondovalle aveva favorito lo sviluppo del commercio e questo trascinò rapidamente le attività industriali. Si svilupparono così la lavorazione del rame e quella del ferro, prima a livello artigianale e poi, a partire dagli anni ’20 del secolo scorso, anche a livello industriale. Inoltre, dal 1873, Cuorgnè beneficerà anche della Manifattura tessile, che darà lavoro a più di 2000 persone nel secolo scorso. Insomma, un’altra epoca rispetto a quella attuale che vede la cittadina di Cuorgnè perdere ogni sua capacità di attrazione commerciale e industriale, ma questa è un’altra storia… Alla fine dell’800, il panorama industriale piemontese è in fermento. A Torino, nel 1899, nasce la Fiat e da lì a pochi anni emergono altre case automobilistiche: Ceirano, Itala e Lancia. A Ivrea, nel 1907, Camillo Olivetti comincia la produzione di macchine da scrivere. Tutte queste attività industriali trovano in Canavese un ambiente fertile per la fornitura di pezzi meccanici. A Forno, dal 1887, la Ditta Bertoldo si specializza nella produzione di armi; a Cuorgné, la Ditta Botto – che inizialmente produce elementi in bronzo per l’agricoltura – si converte alla produzione di bronzine antifrizione per motori, e a Pont, dal 1915, la Ditta Genisio si specializza nella produzione dello stampaggio a caldo dell’acciaio. Alcuni giovani canavesani cominciano a frequentare le scuole di specializzazione di meccanica presenti a Torino. È il caso, ad esempio, di Giovanni Trione, che prima studia da meccanico motorista poi va a lavorare all’Itala e, infine, si lancia nell’avventura industriale, avviando nel 1923, la Società in Accomandita Semplice “Trione Giovanni & C.”, nello stabilimento di via Torino 13 a Cuorgnè. Lo stabilimento acquistato dal Trione era diviso in due reparti: la fonderia per la fusione e la colatura dei metalli e la torneria per le lavorazioni di precisione. La produzione si concentrava sin da subito sui cuscinetti antifrizione e un importante contratto commerciale venne stipulato con la ditta Allora-Daidola di Torino, rifornitori di pezzi per le automobili. Per far fronte agli ordini e alla produzione, nel 1923 vennero assunti 14 apprendisti, 10 tornitori, 5 fonditori, 5 manovali, 3 aggiustatori, 2 fuochisti e 1 capo fonditore, per un totale di 40 persone impiegate. Nel Censimento degli esercizi industriali e commerciali del 1927 a Cuorgnè, la Trione Giovanni & C. era seconda con 57 addetti come numero di occupati nelle attività meccaniche, dietro alla ditta Botto che ne contava 60. Visti i risultati confortanti nei primi anni di attività, nel 1929 la ditta Trione si trasformò da accomandita semplice in società per azioni. Un bel passo avanti, se si considera che nell’anno in cui si scatenò la crisi mondiale, gli occupati diventarono 96. Tra i clienti che la Trione poteva annoverare alla fine degli anni ‘20 vi erano: la Fiat, l’Alfa Romeo, la Ceirano, la Moto Guzzi, le Officine meccaniche Modena – specializzate nella costruzione di motori agricoli – e le Ferrovie dello Stato. Come reagì a questo punto la ditta Trione agli effetti della grande crisi del 1929? La Trione era arrivata al 1929 con il “vento in poppa” e guardava fiduciosa agli anni ’30, cercando di migliorare la sua competitività sul mercato dei cuscinetti antifrizione. Ma, a livello mondiale, il 1929 fu invece l’anno in cui l’economia precipitò in uno stato di profonda depressione. Nell’ottobre, il crollo improvviso delle azioni di Wall Street, conseguente al crack della più importante banca americana, portò al dilagare della disoccupazione, con effetti devastanti su tutto l’Occidente. In breve tempo, la crisi finanziaria ed economica si ripercosse anche a livello produttivo: le automobili Fiat passarono dalle 45.802 del 1929 alle 18.997 del 1931 per poi risalire alle 32.195 del 1933. La crisi ovviamente si riverberò anche sulla Trione, con il crollo degli utili nel periodo 1931-32 e con una brusca frenata a livello occupazionale, il numero degli addetti rimase stazionario intorno alle 90 unità. Gli azionisti, per contrastare gli effetti della crisi, ricorsero ad un aumento di capitale e all’innovazione tecnologica. È proprio nel periodo di crisi, infatti, che la Trione mette a punto l’invenzione del Metalrose, una nuova e speciale lega metallica antifrizione per cuscinetti, che rispondeva alle esigenze dei costruttori dei poderosi motori diesel degli anni ’30. La fonderia Trione riuscì nell’ardua impresa di amalgamare piombo e rame, creando così una nuova lega diversa da quelle a base stagno (metalli bianchi), in grado di resistere a temperature elevate e nello stesso tempo agli sforzi richiesti dai nuovi motori ad elevata potenza e alto regime di giri. Il Metalrose, oggetto di immediato brevetto, darà alla Trione fama internazionale, portandola a primeggiare nel settore dei cuscinetti antifrizione. Il 6 aprile 1942, Giovanni Trione venne stroncato dal saturnismo (la malattia è dovuta all’intossicazione cronica da piombo), contratto per aver lavorato direttamente a contatto col metallo tossico. L’attività industriale proseguì grazie al supporto del dottor Franzoni, allora direttore amministrativo, ai fratelli Giuseppe e Fiorenzo e al prezioso lavoro del nuovo direttore di stabilimento, il sig. Cossalter, che seguì anche la costruzione della centrale idroelettrica di Ingria, in Valle Soana. La Trione, infatti, seguiva da tempo – su idea del suo fondatore – la speranza di acquisire un’autonomia energetica. Nei primi anni ‘50, la Fiat suggerì di sperimentare la produzione di canne per i motori, tramite la colatura di ghisa centrifugata. Gli esperimenti si conclusero con successo e la famiglia Trione decise di sfruttare questa nuova capacità produttiva, unitamente alla possibilità di avere in autonomia abbondante energia elettrica, con la costruzione di un nuovo stabilimento che si concretizzò con l’apertura a Cuorgnè dell’Elettrometallurgica. Negli anni ‘60, arrivarono però i primi segnali di difficoltà, il mercato italiano cominciò ad indebolirsi dato che, secondo Edoardo Trione: «la Fiat scelse progressivamente di appoggiarsi sempre di più alle forniture delle multinazionali, che erano più competitive, e sempre di meno sui fornitori locali». Intorno al 1966-67, la famiglia di Trione decise di vendere il suo gioiello produttivo agli americani della Federal Mogul, che mantengono tuttora uno stabilimento con 180 dipendenti a Cuorgnè, sempre specializzato nella produzione di cuscinetti antifrizione. Con la vendita agli americani, la famiglia si divise, il figlio del fondatore, Edoardo, firmò un patto di non concorrenza di 5 anni e si mise a progettare nuove cose per il futuro, mentre i fratelli si concentrarono sull’attività dell’Elettrometallurgica. Terminato il periodo di “vacanza” imposta dal patto di non concorrenza, Edoardo Trione fondò a Valperga, nel 1972, la Trioneuro, che nasceva con il duplice scopo di fare sia del nastro bimetallico, da vendere all’estero che delle piccole produzioni di cuscinetti antifrizione. Nel 1991, la Trioneuro acquisì la centenaria esperienza della Nuova Botto di Cuorgnè, azienda affine come tipo di produzioni, affermata per la commercializzazione di semicuscinetti di banco e di biella. Nel 2003, per difficoltà a riconvertire la produzione, chiuse a Cuorgnè l’Elettrometallurgica, dopo 50 anni di attività. Qualche anno più tardi anche la Trioneuro entra in crisi. L’azienda di Valperga arriva all’inizio dell’attuale crisi industriale con innumerevoli difficoltà che Edoardo Trione così sintetizza: «aumenti delle materie prime, difficoltà nelle esportazioni per la sopravvalutazione dell’euro, difficoltà ad incassare i crediti e, in ultimo, il crollo degli ordinativi hanno creato una miscela micidiale che ci ha costretti a chiudere l’azienda a fine 2008». Un mercato internazionale, già difficile per le continue fluttuazioni dell’euro, che impedisce la ripresa dell’export, una situazione finanziaria precaria, inducono, infatti, gli amministratori e i soci dell’azienda valperghese a non andare oltre, dato che le perdite in prospettiva sarebbero altissime e insopportabili. Meglio insomma chiudere limitando i danni possibili, considerato anche che la crisi economica non è effimera né di facile soluzione… Dalle ceneri della Trioneuro, nascono comunque due piccole realtà che stanno resistendo alle difficoltà del momento: la Tsa e la Bimetech. La Tsa si costituisce come cooperativa di produzione di lavoro e tra i suoi soci vi è anche Marco, figlio di Edoardo, la Bimetech nasce invece come iniziativa di ex impiegati Trioneuro. Entrambe le realtà contano circa una decina di dipendenti ciascuno. In conclusione, possiamo affermare che, per quanto gravi, sono state due crisi diverse per la storia della famiglia Trione. La prima crisi mondiale, nel 1929, non fu poi così traumatica perché l’occupazione rallentò ma non crollò, pur non essendoci allora cassa integrazione e ammortizzatori sociali. La seconda grande crisi invece, quella che tuttora è in corso, si è innestata in un contesto di economia globalizzata dove, i rischi finanziari e la continua crescita della competitività dei mercati dell’est, avevano già messo a dura prova generazioni di industriali (i Trione non sono le uniche vittime di queste dinamiche economiche). Rimangono comunque i cosiddetti mercati di nicchia, con produzioni specializzate e dedicate, dove piccole realtà come la Bimetech e la Trioneuro cercano di resistere e crescere nonostante le difficoltà dei mercati globalizzati. La storia industriale insomma va avanti, anche se le aziende vengono ridimensionate e il prezzo pagato in termini di occupazione persa è molto alto. Fonti Francisca Gabriele, Le origini della società Trione (1923-33), Torino, Facoltà di Scienze Politiche, tesi di laurea, anno accademico 1996-97. Testimonianza orale di Edoardo Trione, 15 aprile 2010. Tratto dalla rivista Canavèis
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