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Cronaca

“Ti rovino, dirò che sei un pedofilo”: fugge con la figlia e inventa accuse, madre condannata a tre anni

Da Torino all’Est Europa senza rispettare il tribunale: sottrazione di minore e calunnia, assolta la nonna

“Ti rovino, dirò che sei un pedofilo”

“Ti rovino, dirò che sei un pedofilo”: fugge con la figlia e inventa accuse, madre condannata a tre anni

Prima la fuga oltre confine con una bambina di quattro anni, poi le accuse infamanti per colpire l’ex compagno. Una vicenda che intreccia sottrazione di minore, accuse false e minacce, e che ora trova un primo punto fermo nella sentenza del tribunale di Torino.

La protagonista è una donna di origine dell’Est Europa, condannata a tre anni di reclusione per aver portato via la figlia senza rispettare la decisione del giudice che ne aveva disposto l’affidamento esclusivo al padre. Un comportamento aggravato, secondo l’accusa, dalla costruzione di un racconto accusatorio risultato infondato.

Tutto inizia nel 2023, quando l’uomo denuncia la scomparsa della figlia. La bambina, che avrebbe dovuto vivere con lui, si trova invece all’estero con la madre. Le indagini, coordinate dalla procura torinese, ricostruiscono una fuga tra Romania e Germania, con continui spostamenti per evitare di essere rintracciati.

Nel frattempo, la donna alza il livello dello scontro. Dopo la querela dell’ex, si rivolge ai carabinieri sostenendo che la bambina avrebbe subito abusi da parte del nonno paterno. Un’accusa grave, che però non trova riscontri. Gli accertamenti smontano quella versione, portando all’imputazione per calunnia.

Non solo. Durante la permanenza all’estero, emergono anche messaggi dal tono esplicitamente minaccioso. «Dirò ai giornali che sei un pedofilo», avrebbe detto all’ex compagno, in un’escalation che trasforma la vicenda familiare in uno scontro giudiziario sempre più duro. A essere coinvolta anche la nonna materna, finita a processo per alcune frasi pubblicate sui social. Il tribunale ha però stabilito per lei l’assoluzione, ritenendo che il fatto non sussista.

Il caso ha avuto anche un risvolto internazionale. Il Ministero degli Esteri si è attivato per rintracciare la madre e la bambina, inizialmente localizzate in Germania. Poi, per un periodo, di loro si sono perse le tracce. Solo successivamente la minore è rientrata in Italia, dove oggi vive con il padre, nel tentativo di ricostruire una quotidianità dopo mesi di instabilità.

In aula, la difesa della donna ha sostenuto una versione opposta: la fuga sarebbe stata un gesto dettato dalla paura, un modo per sottrarsi a presunte violenze subite dall’ex compagno. Una linea che puntava all’assoluzione e alla riapertura delle indagini nei confronti dell’uomo.

Il tribunale, però, ha ritenuto questa ricostruzione non sufficiente a giustificare i fatti contestati. La condanna arriva con una pena superiore a quella richiesta dall’accusa, accompagnata anche da risarcimenti provvisori per il padre e il nonno della bambina, quantificati in alcune migliaia di euro.

Resta ora aperto il capitolo delle eventuali misure alternative. L’avvocata della donna ha annunciato la richiesta di scontare la pena attraverso lavori socialmente utili, ma la decisione spetterà ai giudici nelle prossime fasi.

Una vicenda che riaccende il tema delicato dei conflitti familiari e delle loro conseguenze sui minori. In questo caso, una bambina finita al centro di uno scontro che ha superato i confini nazionali e che ora lascia dietro di sé una lunga scia di tensioni, accuse e una sentenza destinata a far discutere.

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