AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
26 Aprile 2026 - 17:35
Il calcio italiano torna a fare i conti con i suoi fantasmi. Non quelli romantici delle rivalità storiche, ma quelli ben più concreti delle inchieste giudiziarie, dei sospetti sulle designazioni e delle ombre sulla regolarità delle competizioni. Stavolta al centro c’è il cuore del sistema arbitrale: Gianluca Rocchi, designatore di Serie A e B, indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva.
Una notizia che scuote l’intero movimento, perché non riguarda singoli episodi isolati, ma il meccanismo stesso con cui vengono assegnate le partite e gestite le decisioni arbitrali. Un’inchiesta ancora agli inizi, ma già densa di implicazioni.
Secondo gli inquirenti, Rocchi avrebbe esercitato pressioni su alcuni direttori di gara e orientato le designazioni scegliendo arbitri ritenuti più “graditi” all’Inter in partite chiave della stagione 2024/25. È questo il cuore dell’ipotesi accusatoria che ha portato alla notifica dell’avviso di garanzia.
Tra gli episodi finiti sotto la lente della Procura ci sono alcune gare di Serie A come Udinese-Parma e Bologna-Inter, la semifinale di ritorno di Coppa Italia Inter-Milan, oltre a una partita di Serie B, Salernitana-Modena. Gli investigatori stanno inoltre approfondendo anche un episodio della stagione precedente, Inter-Verona 2023/24, in particolare per un contatto tra Bastoni e Duda.
Non si tratta, dunque, di un singolo episodio controverso, ma di un quadro più ampio che punta a verificare eventuali condizionamenti sistemici. Oltre a Rocchi, risulta indagato anche Andrea Gervasoni, supervisore Var, a conferma del fatto che l’inchiesta si estende anche alla gestione tecnologica delle partite, oggi centrale nelle decisioni arbitrali.
L’origine dell’indagine risale a una denuncia presentata nella primavera del 2025 dall’ex assistente arbitrale Domenico Rocca all’allora presidente dell’Aia Antonio Zappi. Una segnalazione inizialmente archiviata dalla Procura federale della Figc, che non aveva ritenuto sufficienti gli elementi per procedere, con il via libera anche della Procura generale dello Sport del Coni. Ora però lo scenario è cambiato: l’indagine della Procura di Milano ha riaperto il caso e la stessa Procura federale ha chiesto gli atti, con la possibilità concreta di una riapertura anche sul piano sportivo.
Il reato contestato, la frode sportiva, è tra i più gravi in ambito sportivo e si configura quando viene alterato il regolare svolgimento di una competizione attraverso accordi o pressioni. Si tratta di un reato plurisoggettivo, che presuppone il coinvolgimento di più persone e prevede pene fino a sei anni di reclusione.
Ed è proprio su questo punto che si concentra la linea della difesa. Il legale di Rocchi, Antonio D’Avirro, ha evidenziato come le imputazioni risultino poco chiare, sottolineando che si parla di concorso tra più soggetti senza che questi vengano indicati. Un’anomalia, secondo il difensore, rispetto alla prassi nei procedimenti per frode sportiva, dove i partecipanti all’eventuale accordo vengono normalmente esplicitati.

L'avvocato Antonio D'Avirro
Le perplessità riguardano in particolare un presunto episodio del 2 aprile 2025 allo stadio di San Siro, dove si ipotizza un accordo per evitare che l’arbitro Daniele Doveri dirigesse le ultime partite dell’Inter e la finale di Coppa Italia. Anche in questo caso, però, la difesa sostiene che non siano indicati gli altri soggetti coinvolti.
Non è ancora stata definita la strategia difensiva in vista dell’interrogatorio fissato per il 30 aprile davanti al pm Maurizio Ascione, e resta aperta anche la possibilità che Rocchi scelga di non rispondere. Nei prossimi giorni è atteso in Procura anche Gervasoni, convocato nell’ambito dello stesso filone investigativo.
Nonostante i riferimenti alle designazioni favorevoli, allo stato attuale l’Inter non risulta coinvolta: non ci sono tesserati o dirigenti indagati. Tuttavia, il solo fatto che il nome del club emerga nel contesto dell’inchiesta è destinato ad alimentare polemiche.
Il quadro che emerge è quello di un sistema sotto pressione. Il tema della trasparenza arbitrale è da tempo al centro del dibattito, tra polemiche settimanali, contestazioni sul Var e diffidenza crescente da parte di tifosi e società. L’apertura di un’inchiesta penale che tocca i vertici del sistema rischia ora di trasformare questa tensione in una vera e propria crisi di credibilità.
Le accuse sono ancora tutte da verificare, ma l’impatto è già evidente. Ancora una volta, il calcio italiano si trova sospeso tra l’esigenza di fare chiarezza e il rischio di vedere riaprirsi ferite mai del tutto rimarginate.
Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.