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Cronaca

“Prosciutti” e “birre” per ordinare cocaina: smantellato traffico da 60 kg e milioni di euro

La Finanza ricostruisce un giro da oltre 4 milioni di euro tra Nord e Centro Italia

“Prosciutti” e “birre”

“Prosciutti” e “birre” per ordinare cocaina: smantellato traffico da 60 kg e milioni di euro

Dietro parole in apparenza innocue si nascondeva un sistema rodato di traffico di droga. “Prosciutti”, “birre”, “galline” e “pane” non erano generi alimentari, ma codici per ordinare cocaina. Un linguaggio criptato che ha accompagnato per mesi un’attività illecita ora interrotta dalla Guardia di Finanza di Parma, che ha arrestato tre persone al centro di un’organizzazione dedita allo spaccio e al riciclaggio.

L’indagine, coordinata dagli inquirenti, ha preso avvio circa un anno fa, quando i militari sequestrarono 8,4 chilogrammi di cocaina e 41 mila euro in contanti, nascosti in un doppio fondo ricavato all’interno di un’auto. Un ritrovamento che ha aperto la strada a un’attività investigativa più ampia, fatta di pedinamenti, intercettazioni e analisi dei movimenti finanziari.

Nel corso degli accertamenti è emerso un traffico ben più vasto. Gli investigatori hanno ricostruito la distribuzione di almeno 60 chilogrammi di cocaina, destinati a diverse regioni italiane: dall’Emilia-Romagna alla Lombardia, passando per Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Liguria, Marche, Abruzzo e Umbria. Un circuito capillare, che secondo le stime avrebbe generato profitti superiori ai 4 milioni di euro.

Al centro dell’organizzazione c’erano tre soggetti residenti a Langhirano, nel Parmense. In carcere è finito un 29enne, ritenuto uno dei principali corrieri, che effettuava le consegne spostandosi in diverse aree del Nord Italia. Con lui operava anche la compagna, una 34enne, che lo affiancava nei viaggi e che è stata posta agli arresti domiciliari.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, la coppia si occupava della logistica del trasporto, utilizzando veicoli modificati e sistemi di comunicazione avanzati. I contatti con i clienti avvenivano attraverso cellulari criptati, uno strumento sempre più diffuso nei traffici illeciti per sfuggire ai controlli.

In carcere è finito anche un altro 34enne, con un ruolo diverso ma complementare: sarebbe stato responsabile dello spaccio al dettaglio nel territorio parmense, fungendo da terminale locale della rete.

L’inchiesta ha inoltre portato all’iscrizione nel registro degli indagati di altre due persone, accusate di riciclaggio. Secondo gli inquirenti, avrebbero contribuito a trasferire e ripulire parte dei proventi derivanti dall’attività illecita, inserendoli in circuiti apparentemente legali.

Uno degli elementi che ha colpito gli investigatori è la struttura organizzativa del gruppo. Non una rete improvvisata, ma un sistema articolato, capace di operare su più territori e di utilizzare strumenti tecnologici per eludere i controlli. Il linguaggio in codice, apparentemente semplice, rappresentava solo uno degli aspetti di una strategia più ampia.

L’uso di termini legati al mondo alimentare non era casuale. Serviva a mimetizzare le conversazioni, rendendole meno sospette in caso di intercettazioni. Un metodo già emerso in altre indagini, ma che continua a essere utilizzato per la sua efficacia.

L’operazione della Guardia di Finanza si inserisce in un contesto più ampio di contrasto al traffico di stupefacenti, un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più complesse. Le rotte della droga si sono diversificate, così come le modalità di distribuzione, rendendo necessario un approccio investigativo integrato.

Nel caso di Parma, il lavoro degli inquirenti ha permesso di smantellare una rete che operava su scala interregionale, dimostrando come anche realtà locali possano essere al centro di traffici di ampia portata.

Il procedimento è ora nella fase delle indagini preliminari. Le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.

Resta, però, il dato di fondo: dietro parole comuni e gesti apparentemente ordinari si muoveva un sistema capace di generare milioni di euro, confermando quanto il traffico di droga continui a rappresentare una delle principali fonti di guadagno per le organizzazioni criminali.

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