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Cronaca
15 Aprile 2026 - 19:28
Foto di repertorio
Un bambino di appena sette mesi morto dopo violenze, una famiglia già sotto osservazione e una decisione giudiziaria che lo aveva riportato a casa solo un mese prima della tragedia. È un caso sconvolgente quello emerso a Borgomanero, nel Novarese, dove una giovane coppia è stata arrestata in Svizzera con l’accusa di aver provocato la morte del proprio figlio.
Il padre, 28 anni, e la madre, 27, si erano trasferiti all’estero nel tentativo di sfuggire alle attenzioni della magistratura minorile. Ora il tribunale del riesame ha confermato la validità dell’ordine di custodia cautelare emesso da un gip di Novara, e per i due si profila l’estradizione in Italia.
Il decesso del piccolo risale al 14 novembre 2024. Gli accertamenti medico-legali hanno chiarito un quadro drammatico: nelle ore e nei giorni precedenti alla morte, il neonato sarebbe stato sottoposto «a reiterati traumi contusivi al capo e a una significativa compressione toracico-vertebrale». Lesioni compatibili con «condotte violente riconducibili a terzi», mentre sono state escluse cause «accidentali o naturali». Per questo l’accusa nei confronti dei genitori è stata aggravata in maltrattamenti seguiti da morte.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Torino è sita in Corso Unione Sovietica, 325 Torino (TO)
Già mesi prima, nel 2024, la Procura per i minorenni di Torino aveva acceso un faro sulla situazione familiare. Il bambino era stato allontanato insieme alla sorellina, oggi di quattro anni, e collocato in un ambiente sicuro. Tuttavia, la sezione minorile della Corte d’appello aveva successivamente annullato quel provvedimento, restituendo i figli ai genitori. Solo un mese dopo, il neonato è morto.
Dopo la tragedia, la Procura aveva riattivato le procedure per allontanare la bambina, ma senza successo: nel luglio 2025 la coppia aveva lasciato Borgomanero, portando con sé la figlia. La loro fuga si è conclusa in Svizzera, dove sono stati rintracciati grazie alla collaborazione tra Interpol e le autorità elvetiche.
Gli elementi raccolti durante le indagini aggravano ulteriormente il quadro. Il piccolo era già stato ricoverato nell’aprile 2024 con ecchimosi diffuse e una frattura scomposta alla clavicola sinistra, rimanendo in ospedale per venti giorni. Nonostante ciò, era stato successivamente riconsegnato ai genitori.
Le intercettazioni telefoniche effettuate dagli investigatori hanno inoltre fatto emergere tentativi da parte della coppia di convincere familiari a fornire dichiarazioni compiacenti per allontanare i sospetti.
Un caso che riaccende i riflettori sulla tutela dei minori e sulle decisioni giudiziarie nei contesti familiari a rischio, mentre per i due indagati resta valida la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.
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