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Cronaca
15 Aprile 2026 - 17:02
Tragedia nel Novarese, neonato ucciso dai maltrattamenti. Genitori fermati in Svizzera (immagine di repertorio)
Una storia durissima, che attraversa due Paesi e che ora arriva a una svolta giudiziaria. La morte di un neonato di appena sette mesi, avvenuta nel novembre 2024, torna al centro dell’attenzione dopo l’arresto in Svizzera dei genitori, accusati di aver provocato il decesso del piccolo in un contesto di maltrattamenti.
Secondo quanto ricostruito dalla procura di Novara, il bambino sarebbe stato vittima di violenze ripetute. Non un episodio isolato, ma una serie di comportamenti che, nel tempo, avrebbero portato a conseguenze fatali. Gli accertamenti medico-legali sono stati decisivi: il neonato presentava traumi contusivi al capo e segni di una compressione toracica compatibile con un quadro asfittico. Elementi che hanno escluso cause accidentali o naturali, indirizzando le indagini verso responsabilità precise.
La morte, avvenuta il 14 novembre 2024, è stata attribuita a una insufficienza respiratoria acuta. Ma già mesi prima c’erano stati segnali preoccupanti. Nell’aprile dello stesso anno il piccolo era stato ricoverato per oltre venti giorni all’ospedale di Borgomanero con lesioni importanti: ecchimosi diffuse e una frattura alla clavicola. Le spiegazioni fornite dai genitori, secondo gli inquirenti, erano risultate contraddittorie e non credibili.
Proprio su questo punto si è concentrata l’indagine, che ha ricostruito un contesto familiare ritenuto altamente problematico. Ai due, una coppia giovane residente nel Novarese, viene contestato il reato di maltrattamenti in famiglia pluriaggravati, oltre a lesioni personali per episodi precedenti alla morte del bambino.
La vicenda si complica ulteriormente con quanto accaduto dopo. Nel 2025, quando il Tribunale per i minorenni di Torino aveva disposto l’allontanamento della figlia maggiore della coppia, i due si sarebbero resi irreperibili, portando con sé la bambina e rifugiandosi in Svizzera. Una fuga che ha fatto scattare la cooperazione internazionale, fino all’arresto eseguito con il supporto dell’Interpol.

Secondo gli investigatori, nel corso del tempo ci sarebbero stati anche tentativi di influenzare alcune testimonianze, attraverso pressioni su familiari affinché rendessero dichiarazioni favorevoli alla coppia. Un elemento che ha contribuito a rafforzare il quadro accusatorio.
Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Novara ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, successivamente confermata anche dal Tribunale del Riesame. Ora si attende l’estradizione dei due in Italia, dove dovranno rispondere delle accuse.
È una vicenda che lascia aperte molte domande, soprattutto su ciò che non è stato intercettato in tempo. Perché i segnali c’erano già, mesi prima della morte del bambino. E proprio da lì, probabilmente, passerà anche una parte importante del lavoro della giustizia.
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