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Cronaca

Eredità Agnelli, nuovo fronte sull’inchiesta: Margherita “persona offesa” sul caso Dicembre

Nuovo fronte sulla Dicembre nella richiesta di rinvio a giudizio del notaio Morone

Eredità Agnelli, nuovo fronte sull’inchiesta: Margherita “persona offesa” sul caso Dicembre

Eredità Agnelli, nuovo fronte sull’inchiesta: Margherita “persona offesa” sul caso Dicembre

Si aggiunge un nuovo tassello nell’inchiesta sull’eredità Agnelli, uno dei dossier più complessi e seguiti degli ultimi anni. Nella richiesta di rinvio a giudizio che riguarda il notaio Remo Morone, la Procura di Torino individua Margherita Agnelli come “persona offesa” in uno dei filoni più delicati: quello legato alla struttura della Dicembre, la holding che controlla il patrimonio della famiglia.

Un passaggio che non è solo tecnico, ma che incide sul quadro complessivo della vicenda, perché riconosce formalmente un ruolo a Margherita Agnelli all’interno di un’indagine che ruota proprio attorno alla gestione e alla ricostruzione degli assetti societari.

Al centro di questo filone c’è un atto preciso: la “declaratoria relativa alla composizione e struttura della Dicembre”, presentata il 30 giugno 2021. Secondo quanto emerge dai capi d’accusa, nella formazione dei documenti di accompagnamento sarebbero state commesse irregolarità, che portano i pubblici ministeri a ipotizzare il reato di falso ideologico.

La posizione del notaio Morone, secondo quanto si ricava dagli atti, sarebbe però limitata alla certificazione della conformità degli atti stessi, senza un coinvolgimento diretto nella presunta formazione irregolare dei documenti. Un aspetto che resta centrale nella valutazione delle responsabilità.

Il nodo della Dicembre non è nuovo. La holding rappresenta il cuore del sistema societario della famiglia Agnelli, controllando, direttamente o indirettamente, le principali partecipazioni del gruppo. Ed è proprio attorno a questa “cassaforte” che si intrecciano da anni contenziosi civili e indagini penali.

Margherita Agnelli

Sul piano civile, la vicenda affonda le radici negli accordi firmati a Ginevra nel 2004, con cui Margherita Agnelli rinunciò alle partecipazioni nelle società di famiglia — comprese quelle della Dicembre — in cambio di un patrimonio stimato in 1 miliardo e 275 milioni di euro. Una scelta che, negli anni successivi, è stata contestata dalla stessa Margherita, che sostiene di aver accettato quell’intesa senza conoscere la reale consistenza del patrimonio del padre.

Una versione che, finora, non ha trovato conferme nelle sedi giudiziarie, ma che resta al centro della sua iniziativa legale. È proprio da queste contestazioni che prende forma anche il versante penale dell’inchiesta.

L’indagine della Procura di Torino nasce infatti da un esposto presentato da Margherita Agnelli nel dicembre 2022, che ha dato origine a diversi filoni investigativi. Tra questi, quello sulla residenza fiscale di Marella Caracciolo, madre di Margherita, e quello — più tecnico ma altrettanto rilevante — sulla documentazione societaria legata alla Dicembre.

Il riconoscimento di Margherita Agnelli come persona offesa in questo specifico ambito rafforza la sua posizione all’interno del procedimento, almeno sotto il profilo formale. Non significa però, di per sé, una conferma delle tesi sostenute nel contenzioso civile, né anticipa l’esito delle indagini.

Resta il fatto che la vicenda continua a svilupparsi su più piani: familiare, patrimoniale, fiscale e societario, in un intreccio che rende ogni passaggio potenzialmente decisivo. E proprio il tema della trasparenza nella ricostruzione degli assetti societari — come nel caso della Dicembre — si conferma uno dei punti più sensibili dell’intera inchiesta.

Nei prossimi mesi sarà la magistratura a stabilire se le irregolarità ipotizzate troveranno riscontro e se il procedimento arriverà a processo. Nel frattempo, il caso continua a restare sotto osservazione, non solo nei palazzi di giustizia, ma anche nel mondo economico e finanziario.

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