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Cronaca

Allarme crack a Torino: “Diffusione in crescita, servono famiglia e scuola”

Il questore lancia l’allerta durante la Festa della Polizia: aumento dei reati legati alla droga e attenzione alta sui minori

Allarme crack a Torino

Allarme crack a Torino: “Diffusione in crescita, servono famiglia e scuola”

C’è una linea sottile che separa la percezione di insicurezza dalla realtà dei numeri. A Torino, oggi, quella linea sembra assottigliarsi sempre di più. Da un lato l’allarme lanciato sul crack, dall’altro i dati ufficiali che raccontano un’intensificazione senza precedenti dell’attività di controllo: oltre 1.600 arresti e più di 6.600 persone denunciate in un solo anno. Numeri che non sono semplici statistiche, ma il riflesso di una città che si confronta ogni giorno con fenomeni complessi e in evoluzione.

Il quadro emerge con chiarezza in occasione delle celebrazioni della Polizia di Stato. È qui che il questore Massimo Gambino traccia un bilancio che ha il sapore di un monito. La diffusione delle sostanze stupefacenti resta una delle principali criticità, con il crack indicato come la minaccia più preoccupante. Una droga che si distingue per la sua capacità di creare dipendenza in tempi rapidi e di trascinare chi ne fa uso in un circuito di marginalità e illegalità.

Non si tratta di episodi isolati. L’attività delle forze dell’ordine restituisce l’immagine di un fenomeno radicato. Nel 2025 sono state identificate oltre 181mila persone e controllati più di 57mila veicoli, segno di una presenza costante sul territorio. A questo si aggiungono migliaia di perquisizioni e verifiche, che testimoniano un’azione capillare di prevenzione e repressione.

Sul fronte degli stupefacenti, i sequestri parlano da soli. Oltre 65 chili di cocaina, più di 339 chili tra hashish e marijuana, oltre a eroina e sostanze sintetiche. Quantità che danno la misura di un mercato attivo, alimentato da una domanda che non accenna a diminuire. Il legame tra droga e criminalità predatoria è uno degli aspetti più evidenti. Furti, rapine, piccoli reati che spesso trovano origine nel bisogno di denaro per acquistare sostanze. Un circuito che si alimenta da solo e che rende più difficile spezzare la catena.

Ma è sul fronte dei minori che emerge uno degli elementi più preoccupanti. Nel corso dell’anno sono stati arrestati 62 ragazzi e 440 sono stati denunciati. Numeri che, pur rappresentando una parte del totale, indicano una tendenza chiara: l’abbassamento dell’età di ingresso nei circuiti della devianza.

È qui che il discorso si sposta dalla repressione alla prevenzione. Perché se è vero che l’azione delle forze dell’ordine resta fondamentale, è altrettanto evidente che il problema nasce prima. Nelle scuole, nelle famiglie, nei contesti sociali in cui si formano i comportamenti.

La scuola diventa così un presidio strategico. Non solo luogo di istruzione, ma spazio di intercettazione del disagio. Gli incontri con gli studenti, le attività di sensibilizzazione, i progetti educativi rappresentano strumenti essenziali per contrastare fenomeni come il bullismo, l’uso di droghe e la microcriminalità.

Ma il vero punto di svolta resta la famiglia. È qui che si costruiscono i primi modelli di comportamento, che si trasmettono valori, che si riconoscono i segnali di difficoltà. Per questo, accanto agli interventi nelle scuole, si moltiplicano le iniziative rivolte ai genitori, chiamati a svolgere un ruolo sempre più attivo nella prevenzione.

Il dato sulle segnalazioni attraverso l’app YouPol offre un ulteriore spunto di riflessione. Oltre 7.000 segnalazioni in un anno, di cui quasi 3.000 legate alla droga e centinaia al bullismo. Un indicatore della crescente partecipazione dei cittadini, ma anche della diffusione dei fenomeni segnalati.

La sicurezza, però, non si misura solo con arresti e denunce. Ci sono altri indicatori che raccontano il lavoro svolto. Gli ammonimenti per stalking e violenza domestica, i provvedimenti di allontanamento, i Daspo: strumenti che agiscono sul piano preventivo, cercando di evitare che situazioni di rischio si trasformino in reati.

Anche il controllo del territorio passa attraverso la gestione di eventi e manifestazioni. Nel 2025 sono stati oltre 500 gli eventi monitorati, con un impegno complessivo di quasi 47mila operatori. Un dato che evidenzia la complessità di garantire sicurezza in una città dinamica e in continuo movimento.

Accanto alla droga, resta alta l’attenzione sulle armi. I sequestri comprendono pistole, fucili e centinaia di armi da taglio, oltre a migliaia di munizioni. Un elemento che aggiunge un ulteriore livello di rischio e che richiede interventi mirati.

Il quadro che emerge è quello di una città attraversata da tensioni diverse, in cui la sicurezza diventa una questione trasversale. Non solo ordine pubblico, ma anche coesione sociale, prevenzione, educazione.

Il crack, in questo contesto, rappresenta il simbolo di una trasformazione più profonda. Una droga che si diffonde rapidamente, che colpisce fasce vulnerabili, che alimenta circuiti illegali. Contrastarla significa intervenire su più livelli, dalla repressione alla prevenzione, dalla scuola alla famiglia. Torino si trova così davanti a una sfida complessa. Da un lato la necessità di mantenere alta la pressione sul territorio, dall’altro l’urgenza di investire su politiche sociali e educative.

Perché i numeri raccontano una realtà, ma non bastano a spiegarla. Dietro ogni arresto c’è una storia, dietro ogni denuncia un percorso. E se è vero che la sicurezza si costruisce anche con le manette, è altrettanto vero che si costruisce soprattutto prima, nei luoghi in cui si formano le persone. Il rischio, altrimenti, è quello di inseguire continuamente l’emergenza, senza riuscire a prevenirla.

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