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Cronaca

Resta mezz’ora dentro il bar per rubare, ma arriva la polizia: condannato a Torino

Tentato furto a Mirafiori, decisivi i video: quattro mesi con pena sospesa

Resta mezz’ora dentro il bar per rubare, ma arriva la polizia: condannato a Torino

Resta mezz’ora dentro il bar per rubare, ma arriva la polizia: condannato a Torino (immagine di repertorio)

Ci sono furti che si consumano in pochi minuti e altri che, proprio per la loro lentezza, finiscono per trasformarsi in una prova contro chi li compie. È quanto accaduto al Coworking Café di via Paolo Sarpi, a Torino, dove un tentato colpo notturno si è concluso con un arresto sul posto e, a distanza di meno di due mesi, con una condanna.

Il tribunale ha riconosciuto colpevole un uomo per tentato furto, condannandolo a quattro mesi di carcere con pena sospesa. I fatti risalgono alla notte del 15 febbraio, quando, secondo quanto ricostruito, l’uomo si sarebbe introdotto nel locale con l’obiettivo di impossessarsi del denaro custodito all’interno.

Le immagini di videosorveglianza hanno avuto un ruolo centrale nella ricostruzione. L’uomo avrebbe utilizzato un bidone dell’immondizia per raggiungere una finestra al piano superiore, tentando inizialmente di forzarla senza successo. Successivamente avrebbe rotto il vetro con un martello per riuscire a entrare. Una sequenza lunga e poco discreta, che avrebbe permesso alle forze dell’ordine di intervenire mentre si trovava ancora all’interno del bar.

Una volta dentro, secondo quanto emerso, avrebbe utilizzato una torcia per orientarsi e raggiungere il bancone, puntando al fondo cassa. Durante la perquisizione gli agenti hanno trovato diverse monete, poi restituite al titolare. Resterebbe invece non chiarito il destino di alcune banconote che, secondo il proprietario, mancherebbero all’appello e non sarebbero state recuperate.

L’uomo è stato fermato direttamente nel locale e, secondo quanto ricostruito, avrebbe ammesso almeno in parte le proprie responsabilità, contribuendo a definire il quadro probatorio insieme alle immagini registrate.

La vicenda mette in evidenza due elementi ormai ricorrenti nella cronaca urbana: da un lato il peso crescente della videosorveglianza nelle indagini, dall’altro la natura spesso improvvisata di alcuni reati predatori, caratterizzati da strumenti rudimentali, tempi lunghi e un alto rischio di essere colti sul fatto.

In questo caso, quello che doveva essere un colpo notturno si è trasformato in un tentativo fallito, documentato quasi in ogni passaggio e concluso con una condanna che, pur sospesa, segna in modo netto il confine tra l’intenzione e la responsabilità penale.

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