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Cronaca

Lo studio condiviso diventa un caso: avvocato a processo per diffamazione a Torino

L’ordine professionale aveva archiviato la segnalazione

Lo studio condiviso diventa un caso: avvocato a processo per diffamazione a Torino

Lo studio condiviso diventa un caso: avvocato a processo per diffamazione a Torino (immagine di repertorio)

Doveva essere una collaborazione tra professionisti, ma con il tempo si sarebbe trasformata in un conflitto sempre più acceso, fatto di tensioni quotidiane, incomprensioni e accuse reciproche. A Torino, la lunga convivenza lavorativa tra un avvocato di 65 anni e un commercialista di 63, all’interno di uno studio di corso Stati Uniti, è finita davanti a un giudice, con un procedimento per diffamazione che riporta alla luce una vicenda iniziata quasi vent’anni fa.

Secondo quanto emerso in aula, i due avevano acquistato insieme lo studio nel 2008, condividendo spazi e attività in una collaborazione che, almeno inizialmente, avrebbe dovuto essere stabile. Con il tempo, però, il rapporto si sarebbe incrinato, segnato da divergenze caratteriali e difficoltà nella gestione quotidiana degli ambienti comuni. Il commercialista, costituitosi parte civile, avrebbe descritto una convivenza sempre più complicata, aggravata anche da comportamenti che, a suo dire, avrebbero inciso sul clima lavorativo e sulla salute personale.

La situazione sarebbe degenerata definitivamente circa cinque anni fa, quando il professionista avrebbe deciso di trasferire la propria attività altrove. Una scelta che, secondo quanto ricostruito, non avrebbe portato a una distensione dei rapporti, ma avrebbe anzi contribuito ad acuire il conflitto, anche per le modalità e i tempi della comunicazione tra i due.

Dopo il trasferimento, la vicenda avrebbe assunto un carattere formale con l’invio, da parte dell’avvocato, di un esposto all’ordine dei commercialisti. In quel documento sarebbero state contenute accuse relative a presunti comportamenti illeciti del collega, tra cui questioni legate a pagamenti, gestione di conti condivisi e utilizzo degli spazi professionali. L’ordine, chiamato a valutare la segnalazione, avrebbe però archiviato la pratica, ritenendo che si trattasse di questioni di natura privata e non disciplinare.

Secondo la ricostruzione della parte civile, quell’esposto avrebbe avuto conseguenze rilevanti sul piano personale e professionale. Il commercialista avrebbe respinto tutte le accuse, sostenendo la correttezza del proprio operato e spiegando le scelte contestate come conformi alle normative vigenti. Avrebbe inoltre riferito di aver vissuto un periodo di forte disagio, segnato da difficoltà nei rapporti con i colleghi e da un senso di isolamento all’interno dell’ambiente professionale.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di contenziosi tra i due, che negli anni si sarebbero sviluppati anche sul piano civile e patrimoniale. Solo nel 2025, dopo una lunga causa e il fallimento di un tentativo di conciliazione, lo studio sarebbe stato venduto a un nuovo proprietario, segnando la fine definitiva della comproprietà.

Ora il procedimento penale entra in una fase cruciale. Nelle prossime udienze l’imputato potrà fornire la propria versione dei fatti, mentre la procura dovrà valutare se sussistano gli elementi per una richiesta di condanna.

Resta sullo sfondo una vicenda che racconta come una collaborazione professionale, se logorata nel tempo e priva di strumenti efficaci di gestione del conflitto, possa trasformarsi in uno scontro destinato a protrarsi ben oltre la fine del rapporto lavorativo.

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