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07 Aprile 2026 - 11:10
Un uomo disabile lasciato nella vasca da bagno senza carrozzina, una donna che si ritrova le proprie foto intime diffuse online. Non è una storia lineare di vittima e carnefice. È un conflitto che si ribalta, si incrocia e finisce davanti a un giudice con entrambi i protagonisti nello stesso tempo imputati e parti offese.
Succede a Torino, nel quartiere Barriera di Milano, dove una relazione di convivenza durata anni si è trasformata in una spirale di accuse reciproche. Da una parte lui, 45 anni, costretto sulla sedia a rotelle dopo un incidente. Dall’altra lei, oggi 53enne. Il processo è fermo all’udienza preliminare, ma i fatti contestati risalgono tra il 2019 e il 2021. E raccontano una convivenza segnata da violenze, ritorsioni e umiliazioni.
La prima denuncia arriva dalla donna. Si rivolge alla polizia postale e accusa il compagno di aver diffuso senza consenso immagini intime che la ritraevano seminuda. Uno choc che sfocia in una reazione immediata: «Tu sei malato, io ti rovino, sei morto», scrive su Facebook quando scopre la pubblicazione. Parole che finiscono agli atti.

Ma due giorni dopo è l’uomo a presentarsi dai carabinieri di Barriera di Milano. La sua versione ribalta il quadro e apre un secondo fronte giudiziario. Racconta episodi ripetuti di violenza: «Mi picchiava tre o quattro volte al mese, colpendomi sulla schiena, all’inguine e sulle gambe». E poi descrive scene ancora più pesanti, difficili da archiviare come semplici liti domestiche: «Mi ha preso la carrozzina mentre ero nella vasca da bagno: mi lasciava lì nudo e infreddolito. Era molto umiliante».
Non solo. Secondo l’accusa, la donna avrebbe anche sottratto il cellulare del compagno e utilizzato indebitamente le sue carte di pagamento, arrivando a prelevare circa 25mila euro dal conto.
Il risultato è un procedimento doppio e speculare. Lui è imputato per revenge porn. Lei per maltrattamenti, furto e uso illecito di strumenti di pagamento. Due linee che si intrecciano nello stesso processo, senza una gerarchia evidente tra colpe e responsabilità.
Il punto, però, è un altro. Qui non c’è solo una relazione finita male. C’è un contesto in cui la fragilità diventa terreno di scontro, dove la dipendenza fisica si trasforma in leva di potere e la vendetta digitale diventa arma pubblica. Chi ha iniziato? Chi ha superato il limite? Domande che il tribunale dovrà sciogliere.
Nel frattempo resta una fotografia precisa: una convivenza degenerata, due versioni opposte ma entrambe sostenute da accuse gravi, e una vicenda che mette a nudo quanto sottile possa essere il confine tra vittima e imputato.
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