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Disabile picchiato e lasciato nella vasca: lui diffonde foto intime, lei gli svuota il conto

A Torino una coppia si denuncia a vicenda: lui accusato di revenge porn, lei di maltrattamenti e furto

Disabile picchiato e lasciato nella vasca: lui diffonde foto intime, lei gli svuota il conto

Un uomo disabile lasciato nella vasca da bagno senza carrozzina, una donna che si ritrova le proprie foto intime diffuse online. Non è una storia lineare di vittima e carnefice. È un conflitto che si ribalta, si incrocia e finisce davanti a un giudice con entrambi i protagonisti nello stesso tempo imputati e parti offese.

Succede a Torino, nel quartiere Barriera di Milano, dove una relazione di convivenza durata anni si è trasformata in una spirale di accuse reciproche. Da una parte lui, 45 anni, costretto sulla sedia a rotelle dopo un incidente. Dall’altra lei, oggi 53enne. Il processo è fermo all’udienza preliminare, ma i fatti contestati risalgono tra il 2019 e il 2021. E raccontano una convivenza segnata da violenze, ritorsioni e umiliazioni.

La prima denuncia arriva dalla donna. Si rivolge alla polizia postale e accusa il compagno di aver diffuso senza consenso immagini intime che la ritraevano seminuda. Uno choc che sfocia in una reazione immediata: «Tu sei malato, io ti rovino, sei morto», scrive su Facebook quando scopre la pubblicazione. Parole che finiscono agli atti.

Ma due giorni dopo è l’uomo a presentarsi dai carabinieri di Barriera di Milano. La sua versione ribalta il quadro e apre un secondo fronte giudiziario. Racconta episodi ripetuti di violenza: «Mi picchiava tre o quattro volte al mese, colpendomi sulla schiena, all’inguine e sulle gambe». E poi descrive scene ancora più pesanti, difficili da archiviare come semplici liti domestiche: «Mi ha preso la carrozzina mentre ero nella vasca da bagno: mi lasciava lì nudo e infreddolito. Era molto umiliante».

Non solo. Secondo l’accusa, la donna avrebbe anche sottratto il cellulare del compagno e utilizzato indebitamente le sue carte di pagamento, arrivando a prelevare circa 25mila euro dal conto.

Il risultato è un procedimento doppio e speculare. Lui è imputato per revenge porn. Lei per maltrattamenti, furto e uso illecito di strumenti di pagamento. Due linee che si intrecciano nello stesso processo, senza una gerarchia evidente tra colpe e responsabilità.

Il punto, però, è un altro. Qui non c’è solo una relazione finita male. C’è un contesto in cui la fragilità diventa terreno di scontro, dove la dipendenza fisica si trasforma in leva di potere e la vendetta digitale diventa arma pubblica. Chi ha iniziato? Chi ha superato il limite? Domande che il tribunale dovrà sciogliere.

Nel frattempo resta una fotografia precisa: una convivenza degenerata, due versioni opposte ma entrambe sostenute da accuse gravi, e una vicenda che mette a nudo quanto sottile possa essere il confine tra vittima e imputato.

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