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Cronaca

Richiesta di sigarette negata, esplode la rivolta: incendio al carcere Lorusso e Cutugno di Torino

Tensione in carcere a Torino: la richiesta di sigarette degenera in incendio nel padiglione B, tre agenti intossicati; i sindacati chiedono il rafforzamento degli organici e interventi urgenti

Torino, tre agenti aggrediti

Torino, tre agenti aggrediti nel carcere Lorusso e Cutugno: «La situazione è fuori controllo»

Una richiesta negata, la tensione che cresce e poi l’escalation. Momenti di forte criticità si sono registrati nella mattinata di ieri alla Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, dove un gruppo di detenuti ha dato vita a gravi disordini culminati con un incendio all’interno delle celle del Padiglione B.

Tutto è iniziato intorno alle 10:30, nella nona sezione, dove alcuni detenuti — secondo quanto riferito dal sindacato SAPPE — avrebbero preteso la consegna immediata di generi di monopolio, in particolare sigarette. Una richiesta alla quale il personale di Polizia Penitenziaria ha risposto spiegando che, per problemi organizzativi già comunicati dalla Direzione, la distribuzione sarebbe avvenuta il giorno successivo. Una risposta che non ha placato gli animi. I detenuti avrebbero mantenuto un atteggiamento sempre più prevaricatorio, avanzando ulteriori richieste e alimentando la tensione all’interno della sezione.

La situazione è precipitata al rientro dall’ora d’aria. È in quel momento che si sono verificati i fatti più gravi: un termosifone è stato sradicato dal locale docce e, utilizzando materassi e suppellettili in legno, è stato appiccato un incendio nelle celle.

Un gesto che avrebbe potuto avere conseguenze molto più pesanti, considerando la struttura chiusa e la presenza di numerosi detenuti. Determinante è stato l’intervento immediato degli agenti della Polizia Penitenziaria, che sono riusciti a contenere le fiamme e a mettere in sicurezza l’area, evitando che l’incendio si propagasse ulteriormente.

Nonostante la rapidità dell’azione, il bilancio registra tre agenti rimasti intossicati dal fumo, trasportati in ospedale e dimessi con una prognosi di quattro giorni. L’episodio riaccende il dibattito sulle condizioni degli istituti penitenziari e sul lavoro degli operatori.

“Ancora una volta il personale ha dimostrato grande professionalità e senso del dovere”, ha dichiarato Vicente Santilli, segretario regionale SAPPE per il Piemonte. “Ma resta forte la preoccupazione per il ripetersi di eventi critici che mettono a dura prova la sicurezza”.

Sulla stessa linea il segretario generale del sindacato, Donato Capece, che ha espresso solidarietà agli agenti coinvolti. “È inaccettabile che il personale continui a operare in condizioni così difficili, esposto quotidianamente a rischi elevati”, ha affermato, chiedendo interventi strutturali urgenti. Il tema, ancora una volta, è quello della gestione delle tensioni all’interno delle carceri, dove episodi come quello avvenuto a Torino si inseriscono in un quadro più ampio fatto di sovraffollamento, carenza di organico e difficoltà organizzative.

Eventi che spesso nascono da situazioni apparentemente marginali — come la distribuzione di beni — ma che possono rapidamente degenerare, trasformandosi in episodi di violenza e danneggiamento. Il SAPPE torna a chiedere un rafforzamento degli organici e misure concrete per migliorare le condizioni di lavoro del personale, sottolineando come la sicurezza degli istituti sia strettamente legata alla tutela degli operatori.

L’episodio di Torino, pur senza conseguenze irreparabili, rappresenta un nuovo segnale di una tensione latente che attraversa il sistema penitenziario. E che, ancora una volta, emerge con forza tra le mura di un carcere.

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