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Cronaca

Daspo a cinque Under 18 dopo la rissa in campo: stop di un anno alle attività sportive

Scontri tra Castellazzo Bormida e Rapid Torino, partita sospesa: cinque giovani colpiti da Daspo per un anno

Daspo a cinque Under 18 dopo la rissa in campo: stop di un anno alle attività sportive

Daspo a cinque Under 18 dopo la rissa in campo: stop di un anno alle attività sportive (foto di repertorio)

Quando il calcio smette di essere gioco e diventa scontro, il segnale è chiaro: qualcosa si è rotto. È successo in Piemonte, nel campionato regionale Under 18, dove una partita tra Castellazzo Bormida e Rapid Torino si è trasformata in una rissa, con conseguenze pesanti anche fuori dal campo: cinque giovani calciatori sono stati colpiti da Daspo e resteranno lontani dalle attività sportive per un anno.

Era il 26 ottobre quando, a pochi minuti dal fischio finale, la tensione è esplosa. Quello che era iniziato come un confronto acceso tra giocatori si è rapidamente trasformato in uno scontro fisico. L’arbitro è stato costretto a interrompere la gara, mentre sul terreno di gioco si consumava una scena che poco ha a che vedere con lo sport giovanile. Il bilancio parla di quattro ragazzi feriti, segno di una violenza che ha superato ogni limite.

A distanza di mesi, sono arrivate le conseguenze. Le indagini hanno permesso di ricostruire quanto accaduto, anche grazie ai video girati dagli spettatori presenti sugli spalti. Proprio quelle immagini si sono rivelate decisive per identificare i responsabili. Per cinque di loro è scattato il Daspo sportivo della durata di un anno, una misura che vieta la partecipazione a qualsiasi attività agonistica.

Un provvedimento che va oltre la sanzione disciplinare. Non si tratta solo di punire un gesto, ma di lanciare un messaggio chiaro: la violenza, anche nel calcio giovanile, non è tollerata. E soprattutto non può essere giustificata dall’età o dal contesto agonistico.

Il campo deve restare un luogo educativo, è il principio che emerge da questa vicenda. Perché proprio nelle categorie giovanili si costruisce il rapporto con lo sport, con le regole e con gli altri. Quando quel patto viene meno, il rischio è che la competizione si trasformi in qualcosa di molto diverso.

Il caso riapre inevitabilmente una riflessione più ampia. Non solo su ciò che accade dentro le linee del campo, ma anche su ciò che ruota attorno: allenatori, dirigenti, famiglie. La pressione, le aspettative, il clima sugli spalti possono incidere più di quanto si immagini, soprattutto su ragazzi ancora in formazione.

Il Daspo, in questo senso, assume anche un valore simbolico. È un richiamo forte, che segna un confine netto. Ma da solo non basta. Perché la vera partita si gioca altrove, nella capacità di trasformare episodi come questo in un’occasione di crescita collettiva.

Le immagini di quella rissa resteranno, così come le conseguenze per chi ne è stato protagonista. Ma la domanda è un’altra: cosa si farà perché non accada di nuovo? Il calcio di base, quello che dovrebbe insegnare prima di tutto il rispetto, è chiamato a dare una risposta.

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