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Cronaca

Ladri tra le tombe: a Settimo Torinese smontano le lapidi dei morti

Furti sistematici di borchie nei loculi, il Comune ammette il disastro dopo mesi. Rabbia dei cittadini: “Vergogna totale, il cimitero è senza controllo”

Ladri tra le tombe: a Settimo Torinese smontano le lapidi dei morti

Ladri tra le tombe: a Settimo Torinese smontano le lapidi dei morti

A Settimo Torinese ormai non c’è più pace nemmeno per i morti. E non è una frase fatta: è la fotografia, cruda e imbarazzante, di quanto sta accadendo da mesi nel cimitero cittadino.

Da una parte il comunicato ufficiale di Patrimonio Città di Settimo, affisso con tono burocratico: “numerosi furti”, “coperture rimosse”, “sorveglianza da implementare”. Dall’altra la rabbia dei cittadini, che sui social esplode senza filtri. Come nel post di Luciano Giannone, che parla di “vergogna totale” e punta il dito contro scelte progettuali discutibili e una sicurezza evidentemente inesistente.

Ma non è una voce isolata. Nelle ultime ore si è aggiunta anche quella di Antonella Cascio, che racconta con toni molto più misurati ma altrettanto pesanti una realtà che va avanti da mesi. “Da prima di Natale si verificano continui furti dei pomelli blocca-lapide dei loculi”, scrive. E non è solo una segnalazione generica: quei pezzi mancano ancora oggi, nonostante – riferisce – siano stati ordinati. Mancano anche su tombe precise, su storie vere. “Anche al loculo di mio papà”.

Parole che pesano. Perché qui non si tratta solo di degrado urbano, ma di rispetto. O meglio, della sua totale assenza.

Il punto, però, è uno solo: nel cimitero si ruba. E si ruba da mesi.

Non stiamo parlando di episodi isolati. Qualcuno entra, indisturbato, e smonta i pomelli in bronzo – le cosiddette “borchie” – che tengono ferme le lapidi nei loculi. Un’operazione sistematica, non un gesto vandalico occasionale. Un mercato, probabilmente. Un business. E tutto questo in un luogo che dovrebbe essere sacro, rispettato, protetto.

L'Amministrazione comunale ammette il problema, ma lo fa dopo mesi. E soprattutto lo fa con il solito linguaggio anodino: “sono state avviate nuove attività”, “in accordo con i Carabinieri”. Tradotto: fino ad oggi, controlli insufficienti.

E allora le domande diventano inevitabili.

Dov’era la sorveglianza? Chi doveva vigilare? E perché si è arrivati a questo punto prima di intervenire?

Nel frattempo, i cittadini segnalano anche altre criticità: accessi poco controllati, strutture discutibili, perfino scelte come l’ascensore nei loculi sotterranei che oggi – secondo chi frequenta il cimitero – rischiano di trasformarsi in un comodo varco per chi vuole entrare e rubare.

“Faccia installare un cancello”, scrive Giannone rivolgendosi alla sindaca Elena Piastra. Una richiesta semplice, concreta. Che suona però come un atto d’accusa: possibile che nel 2026 si debba ancora discutere delle basi della sicurezza in un cimitero?

E mentre Palazzo Civico promette che “le borchie verranno sostituite nei prossimi mesi”, resta l’amaro in bocca. Perché qui non si tratta solo di pezzi di metallo.

È una situazione – come sottolinea Cascio – “inaccettabile”, che “lede il rispetto dovuto ai nostri cari e il diritto delle famiglie a vivere in serenità un luogo di memoria”. E infatti la richiesta è chiara: un intervento immediato, concreto, visibile. Non parole, non promesse, ma fatti. Ripristinare il decoro e mettere fine a questi episodi.

A Settimo, oggi, nemmeno il silenzio dei morti è più rispettato. E il problema non sono solo i ladri. È chi, per troppo tempo, ha fatto finta di non vedere.

ff

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