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La Voce degli animali

A Settimo Torinese, Borgaro e Caselle comandano i "bracconieri"

A Settimo, Borgaro e Caselle scoperti animali rinchiusi e dispositivi illegali di cattura. Gabbie distrutte e sigilli violati: “Zone franche dove la crudeltà è ancora tollerata”

A Settimo Torinese, Borgaro e Caselle comandano i "bracconieri"

A Settimo Torinese, Borgaro e Caselle comandano i "bracconieri"

Aveva posizionato trappole per catturare animali — gatti e cani compresi — a protezione delle sue galline. Le guardie zoofile le hanno sequestrate, e per lui è scattata una denuncia per "maltrattamento animale, utilizzo di mezzi vietati, bracconaggio".

Succede nelle campagne di Settimo Torinese. E già questo basterebbe.

Ma non basta.

Nei giorni scorsi i volontari di Stop Animal Crimes Italia sono tornati a controllare orti urbani, terreni di periferia e piccoli pollai. Ciò che è emerso racconta molto più di un singolo episodio. Racconta un’abitudine. Una deriva.

Durante i controlli tra Borgaro, Caselle e Settimo sono stati sequestrati anche cani detenuti in condizioni inaccettabili: chiusi in baracche, isolati, dimenticati. Non compagni, ma presenze da tenere ai margini. 

Poi ci sono le trappole. Quelle vere.

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A Settimo, dispositivi pronti a colpire qualsiasi animale si avvicini, senza distinzione e questa non è difesa ma crudeltà organizzata. Perché dentro quei meccanismi non finiscono numeri, ma vite. E chi li piazza lo sa.

Tra Caselle e Borgaro, invece, gli investigatori zoofili hanno scoperto una grossa gabbia-trappola a chiusura elettronica, nascosta dietro un campo fotovoltaico, coperta da vegetazione e bambù. Un sistema occultato con cura. Non improvvisazione, ma intenzione.

La Procura ha aperto un’indagine per risalire al responsabile: inizialmente usi è pensato ad uno dei proprietari degli orti, poi ad un cacciatore della zona. Una responsabilità che rimbalza, ma che resta.

Infine il segnale. Durante un sopralluogo, una ruota dell’auto di servizio delle guardie zoofile è stata danneggiata. Ma soprattutto, la gabbia già sequestrata è stata trovata distrutta. Smantellata, fatta sparire nei fatti, nonostante i sigilli e il nastro.

Qualcuno ha deciso di cancellare le prove.

È un gesto che pesa. Perché non è solo un reato: è la dimostrazione che chi agisce così si sente ancora libero di farlo. Che considera il controllo un fastidio, non un limite.

Le indagini proseguono per reati che vanno dalla caccia con mezzi vietati al danneggiamento, fino alla violazione di sigilli. Ma mentre si cercano i responsabili, resta una certezza che chi fa cronaca conosce bene: queste storie non sono eccezioni.

Sono quotidianità.

C’è un problema culturale, evidente, che continua a relegare gli animali a strumenti, a cose. Ma c’è anche un problema normativo: sanzioni troppo deboli per fermare davvero chi infligge sofferenza.

E allora sì, raccontare diventa inevitabilmente prendere posizione.

Perché ogni trappola piazzata è una scelta. Ogni animale lasciato in una baracca è una responsabilità precisa. Ogni sigillo violato è un messaggio di sfida. E ignorarlo è complicità.

Chi vuole segnalare casi di maltrattamento o contribuire alle attività di vigilanza può contattare Stop Animal Crimes Italia al numero 366 5363544.

Perché queste non sono “storie di periferia”. Sono storie nostre. E riguardano il livello di civiltà che siamo disposti ad accettare.

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