AGGIORNAMENTI
Cerca
Cronaca
17 Marzo 2026 - 11:30
Bimbo schiacciato da una porta da calcio: la famiglia chiede 3 milioni di risarcimento
Un incidente che ha cambiato per sempre la vita di un bambino e della sua famiglia, e che ora si sposta dalle corsie degli ospedali alle aule di tribunale. A oltre un anno dai fatti, la vicenda del piccolo travolto da una porta da calcio a Giaveno, nel Torinese, torna al centro dell’attenzione con una richiesta di risarcimento che segna una distanza profonda tra le parti: da un lato i circa 193mila euro complessivamente proposti dall’assicurazione, dall’altro la richiesta della famiglia che arriva a 3 milioni di euro.
L’episodio risale all’ottobre del 2024, quando il bambino, che allora aveva 10 anni, fu colpito da una porta da calcetto mentre si trovava in un’area sportiva. L’impatto fu devastante: il piccolo entrò in coma e rimase ricoverato per oltre un mese all’ospedale Regina Margherita di Torino, prima di essere trasferito in una struttura riabilitativa in provincia di Como. Da quel momento è iniziato un percorso lungo e complesso, fatto di cure, terapie e riabilitazione, che non si è ancora concluso.
Oggi, a distanza di mesi, le conseguenze sono ancora evidenti. Il bambino presenta difficoltà fisiche e necessita di un Piano educativo individualizzato, con il supporto costante di due insegnanti di sostegno, oltre a percorsi continuativi di logopedia, fisioterapia e supporto psicologico. Una condizione che, secondo la famiglia, non può essere valutata soltanto sulla base delle spese già sostenute, ma deve tenere conto anche delle ripercussioni future sulla vita del minore.
È proprio su questo punto che si concentra la richiesta di risarcimento. I genitori, assistiti dall’avvocato Enrico Maria Picco, ritengono che il danno non sia limitato agli aspetti sanitari immediati, ma includa una dimensione più ampia, fatta di conseguenze psicologiche ed esistenziali già evidenti e di una prospettiva futura compromessa. In termini giuridici, viene richiamato il concetto di “perdita di chance”, ovvero la riduzione delle opportunità di vita, di crescita e di realizzazione personale che il bambino avrebbe potuto avere senza l’incidente.
Parallelamente alla richiesta di risarcimento, la famiglia ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale avviato dalla Procura di Ivrea. L’inchiesta, coordinata dalla pm Alessandra Salvati, ipotizza il reato di lesioni personali gravi e vede tra gli indagati l’associazione Tennis Giaveno e il suo presidente, Fabrizio Belmonte.

Al centro delle indagini ci sarebbero le condizioni di sicurezza dell’impianto sportivo. Secondo l’accusa, le porte da calcetto sarebbero state lasciate ai margini del campo senza adeguati sistemi di fissaggio o protezione, in violazione delle norme previste dal Testo unico sulla sicurezza. Una circostanza che, se confermata, potrebbe configurare una responsabilità diretta nella dinamica dell’incidente.
Sul piano economico, la distanza tra le parti resta significativa. Finora sono stati riconosciuti circa 110mila euro per le spese mediche già sostenute, a cui si aggiunge una proposta di ulteriori 50mila euro avanzata dall’assicurazione, subordinata però alla rinuncia della famiglia a costituirsi parte civile nel processo. Una proposta che i genitori hanno ritenuto insufficiente, decidendo di proseguire nella battaglia legale.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Gino Obert, invita alla cautela nella quantificazione del danno, sottolineando come la situazione clinica del bambino sia ancora in evoluzione e come solo nei prossimi mesi sarà possibile avere un quadro più definito delle conseguenze permanenti. La somma proposta, viene evidenziato, rappresenterebbe al momento un acconto, in attesa di una valutazione complessiva più precisa.
Il caso si inserisce in un contesto più ampio che riguarda la sicurezza degli impianti sportivi, in particolare quelli frequentati da minori. Episodi come questo sollevano interrogativi sulla manutenzione delle strutture, sul rispetto delle normative e sulla necessità di controlli più stringenti per prevenire situazioni di rischio.
Nel frattempo, la vicenda giudiziaria si prepara a entrare nel vivo, mentre la famiglia continua a fare i conti con le conseguenze quotidiane di un incidente che, in pochi istanti, ha cambiato il corso di una vita. Sullo sfondo resta una questione centrale: come quantificare, in termini economici, un danno che non riguarda solo il presente, ma soprattutto il futuro.
Edicola digitale
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.