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Se ne va Giuliano Koten, l’uomo che cadde e seppe rialzarsi per tutti

Morto a 85 anni nella sua Cameri. Nato a Fiume e arrivato esule a Novara nel Dopoguerra, dopo il grave incidente del 1965 seppe rinascere nello sport conquistando medaglie e diventando punto di riferimento per il movimento delle persone con disabilità. Solo pochi giorni fa era stato tedoforo alle Paralimpiadi di Milano-Cortina

Se ne va Giuliano Koten, l’uomo che cadde e seppe rialzarsi per tutti

Se ne va Giuliano Koten, l’uomo che cadde e seppe rialzarsi per tutti

È morto a 85 anni, nella sua Cameri, Giuliano Koten, uno dei volti più importanti e riconosciuti del movimento paralimpico italiano. Con lui se ne va non solo un grande atleta, ma soprattutto un uomo che ha trasformato la propria storia personale — segnata da dolore, esilio e rinascita — in un esempio di coraggio e impegno civile.

La sua vita era iniziata lontano dal Piemonte. Koten era nato a Fiume, in quella terra di confine che nel Dopoguerra sarebbe stata travolta dalla tragedia dell’esodo giuliano-dalmata. Ancora bambino fu costretto, come migliaia di altri italiani, a lasciare la propria casa e a ricominciare altrove. La sua famiglia trovò rifugio a Novara, dove arrivò da esule nel difficile clima del Dopoguerra. Furono anni di sacrifici, di adattamento, di ricostruzione di una vita lontano dalla propria terra.

Ma il destino non aveva ancora esaurito le prove da porre sul suo cammino. Nel 1965, quando era ormai adulto e inserito nella vita lavorativa, un grave infortunio cambiò radicalmente il corso della sua esistenza. L’incidente lo costrinse sulla sedia a rotelle. Per molti sarebbe stato un punto di arrivo, una frattura insanabile con il passato. Per Giuliano Koten, invece, fu l’inizio di una nuova stagione della sua vita.

Fu lo sport a offrirgli la possibilità di rialzarsi — in senso simbolico ma potentissimo. Entrò nel mondo dello sport paralimpico con la determinazione di chi aveva deciso di non arrendersi. Nel corso degli anni arrivarono numerose medaglie e successi internazionali, risultati che lo portarono a diventare uno dei protagonisti dello sport paralimpico italiano in una fase in cui quel movimento muoveva ancora i primi passi e cercava riconoscimento e dignità.

Ma i traguardi agonistici, pur importanti, non raccontano fino in fondo la sua eredità. Giuliano Koten comprese presto che la sua esperienza poteva diventare un punto di riferimento per molti altri. Per questo dedicò gran parte delle sue energie alla crescita e alla diffusione dello sport tra le persone con disabilità. Centrale fu il suo impegno nell’Associazione Sportiva Handicappati di Novara, realtà che contribuì a far crescere e a rendere un punto di riferimento per tanti atleti e per molte famiglie. Con passione e ostinazione lavorò per anni affinché lo sport diventasse uno strumento di autonomia, dignità e inclusione.

Il suo contributo non passò inosservato. Nel corso degli anni arrivarono riconoscimenti prestigiosi, a partire dalla nomina a Cavaliere di Gran Croce, uno dei più alti onori della Repubblica. Nel 1988 Novara volle rendergli omaggio con il Sigillum, il titolo di Novarese dell’anno, un riconoscimento che racconta bene quanto la sua figura fosse entrata nel cuore della città e del territorio.

Il suo impegno non si limitò al mondo sportivo e associativo. Per diversi anni Giuliano Koten portò la propria esperienza anche nelle istituzioni, sedendo tra i banchi del Consiglio comunale di Novara come esponente di Forza Italia. Anche lì continuò a essere la voce di chi spesso non ne aveva, portando attenzione ai temi dell’inclusione, dell’accessibilità e del sostegno alle persone con disabilità.

Chi lo ha conosciuto ricorda soprattutto la sua energia, la capacità di affrontare le difficoltà senza mai perdere il sorriso, e la convinzione che lo sport potesse cambiare la vita delle persone. Una convinzione maturata sulla propria pelle e che non ha mai smesso di trasmettere.

Fino agli ultimi giorni Giuliano Koten ha continuato a rappresentare un simbolo per il movimento paralimpico. Solo pochi giorni fa aveva partecipato come tedoforo all’inaugurazione delle Paralimpiadi di Milano-Cortina, un momento carico di emozione e significato. Quella torcia portata tra la gente è sembrata, col senno di poi, quasi un passaggio di testimone: il gesto di chi ha dedicato un’intera vita allo sport e alla dignità delle persone con disabilità.

Con la sua scomparsa se ne va un pezzo importante della storia dello sport paralimpico italiano e della comunità novarese. Ma resta la sua eredità: una vita che ha saputo trasformare l’esilio, la caduta e la fatica in una straordinaria lezione di coraggio, tenacia e rinascita.

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