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Cronaca
14 Marzo 2026 - 10:52
Bimbo di due anni appeso al balcone a Torino: dall’accusa di tentato omicidio all’abuso di correzione (immagine di repertorio)
Il grido di una vicina, il vuoto di sette piani sotto un balcone e l’arrivo delle sirene. È da quei pochi istanti che nasce una vicenda giudiziaria delicata, avvenuta il 29 settembre 2025 nella zona nord-occidentale di Torino, nel quartiere Madonna di Campagna.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del commissariato Madonna di Campagna della Polizia di Stato, una donna di origine pakistana avrebbe tenuto il figlio di due anni a testa in giù oltre la ringhiera del balcone, afferrandolo per le caviglie e scuotendolo. A dare l’allarme è stata una vicina di casa, che ha assistito alla scena e ha chiamato immediatamente le forze dell’ordine.
Gli agenti intervenuti nell’appartamento hanno denunciato la donna e avviato gli accertamenti sul caso.
In un primo momento il pubblico ministero Davide Lucignani, della Procura di Torino, aveva contestato alla donna l’accusa di tentato omicidio. Con il proseguire delle indagini, tuttavia, la qualificazione del reato è cambiata: secondo quanto emerso, non sarebbe stato accertato un intento di uccidere il bambino, ma la volontà – comunque pericolosa e gravemente inappropriata – di punirlo dopo una marachella.
Per questo l’accusa è stata riqualificata in abuso di mezzi di correzione, un reato che riguarda comportamenti disciplinari sproporzionati o violenti nei confronti dei minori.
La difesa della donna è affidata all’avvocata Stefania Agagliate.
Nel frattempo è intervenuta anche la Procura per i minorenni di Torino. Dopo l’episodio, la donna è stata collocata in comunità insieme ai figli, mentre inizialmente i minori erano stati affidati a un’altra famiglia. Successivamente, sulla base delle relazioni dei servizi sociali, è stato disposto un riavvicinamento, con la situazione che resta comunque sotto costante monitoraggio.
Il caso ha aperto una riflessione più ampia sul confine tra punizione e violenza nell’educazione dei figli. Anche in assenza di un intento omicida, resta la gravità di un gesto che ha esposto un bambino a un rischio estremo.
La vicenda giudiziaria prosegue ora con l’obiettivo di accertare le responsabilità penali e, parallelamente, di garantire la tutela e il benessere dei minori coinvolti.

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