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Cronaca

Scontri al corteo pro Cospito, a processo 28 anarchici

Devastazioni nel centro di Torino nel marzo 2023: accuse di lesioni, resistenza e danneggiamenti. Prima udienza fissata per l’11 novembre

Scontri al corteo

Scontri al corteo pro Cospito, a processo 28 anarchici

Saranno ventotto gli anarchici chiamati a processo per le violenze esplose nel centro di Torino durante il corteo del 4 marzo 2023 organizzato in solidarietà con Alfredo Cospito, il militante anarchico detenuto in regime di 41 bis. La manifestazione, partita come un presidio di protesta, si trasformò in poche ore in una guerriglia urbana, con scontri con le forze dell’ordine e numerosi danneggiamenti lungo il percorso.

Gli imputati dovranno rispondere a vario titolo di devastazione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Il processo inizierà l’11 novembre 2026 davanti ai giudici torinesi. Titolare dell’inchiesta è il pubblico ministero Paolo Scafi, che ha coordinato le indagini condotte dalla Digos della questura di Torino.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, gli scontri non sarebbero stati il risultato di una degenerazione improvvisa della manifestazione, ma l’esito di un’azione preparata in anticipo da una parte dei partecipanti.

Gli anarchici finiti sotto processo avrebbero portato con sé materiale destinato agli scontri, tra cui fumogeni, materiale esplodente e infiammabile, oltre a caschi, guanti e maschere antigas per proteggersi durante i disordini. Non solo: tra gli oggetti sequestrati dagli investigatori figurano anche scudi in plexiglass, mazze e martelli, strumenti che secondo l’accusa sarebbero stati utilizzati per colpire le forze dell’ordine e danneggiare strutture e veicoli.

Gran parte di questo materiale, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe stato nascosto all’interno di un furgone parcheggiato nei pressi di piazza Solferino, punto di partenza del corteo. Il mezzo fu individuato e perquisito dagli agenti della Digos nel corso delle operazioni di controllo legate alla manifestazione.

Il corteo era stato organizzato da gruppi anarchici e collettivi di area antagonista per chiedere la liberazione di Alfredo Cospito, detenuto in regime di carcere duro dopo la sua condanna per attentati di matrice anarchica. In quei mesi il nome di Cospito era diventato un simbolo della protesta contro il 41 bis, soprattutto dopo lo sciopero della fame intrapreso dal militante.

La manifestazione del 4 marzo 2023 attirò nel centro di Torino centinaia di attivisti provenienti anche da altre città italiane e dall’estero. L’atmosfera, fin dalle prime fasi, apparve tesa.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, quando il corteo raggiunse l’area dei giardini Lamarmora, alcuni partecipanti avrebbero messo in atto una strategia precisa per evitare di essere identificati. Un gruppo di manifestanti si sarebbe nascosto dietro un grande telone bianco, accendendo fumogeni e cambiando abiti per rendere più difficile il riconoscimento.

Dopo essersi travisati, gli anarchici si sarebbero distribuiti alla testa, al centro e in coda al corteo, creando una sorta di cordone interno pronto ad affrontare le forze dell’ordine.

A quel punto la situazione degenerò rapidamente. Gli scontri con la polizia si svilupparono lungo il percorso della manifestazione, trasformando alcune strade del centro cittadino in un teatro di tensioni e danneggiamenti.

Durante i disordini furono danneggiate vetrine di negozi, alcune auto parcheggiate vennero colpite e diversi edifici subirono imbrattamenti. Tra gli episodi contestati figura anche il danneggiamento di una chiesa, presa di mira con scritte e atti vandalici.

Il bilancio complessivo dei danni fu significativo. Proprio per questo nel procedimento si sono costituiti parte civile diversi soggetti istituzionali e privati: il Ministero dell’Interno, il Comune di Torino, alcune banche e il Gruppo torinese trasporti (Gtt), che hanno chiesto il risarcimento per i danni subiti.

Le indagini della Digos si sono concentrate sull’identificazione dei responsabili attraverso analisi dei filmati, fotografie e testimonianze raccolte durante la manifestazione. Gli investigatori hanno esaminato le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza, dalle riprese delle forze dell’ordine e dai video diffusi sui social.

Questo lavoro ha portato all’individuazione dei ventotto imputati, ritenuti dagli inquirenti tra i protagonisti delle fasi più violente del corteo.

Il processo che inizierà a novembre rappresenterà uno dei principali procedimenti giudiziari legati alle proteste anarchiche esplose in Italia negli ultimi anni in relazione alla vicenda di Alfredo Cospito.

Il caso del militante anarchico aveva infatti acceso un acceso dibattito politico e giuridico sul regime di 41 bis, il carcere duro applicato in Italia ai detenuti ritenuti particolarmente pericolosi.

Proprio in quel periodo si erano moltiplicate manifestazioni, presidi e azioni dimostrative in diverse città italiane ed europee, alcune delle quali sfociate in episodi di tensione con le forze dell’ordine.

Il corteo di Torino del marzo 2023 rappresentò uno degli episodi più significativi di quella stagione di protesta.

Ora sarà il processo a stabilire le eventuali responsabilità degli imputati per i fatti accaduti nel centro della città. L’appuntamento in aula è fissato per l’11 novembre 2026, quando si aprirà ufficialmente il dibattimento davanti al tribunale torinese.

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