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Cronaca
07 Marzo 2026 - 16:05
Sesso nei bagni di Porta Nuova: due studenti rischiano il processo
Si allarga l’inchiesta nata dopo l’episodio avvenuto il 26 luglio 2024 nei bagni della stazione di Torino Porta Nuova, dove una ragazzina di dodici anni era stata trovata insieme a un ventenne di origine egiziana, poi condannato sia in primo grado sia in appello a quattro anni e otto mesi di carcere per violenza sessuale aggravata.
Da quell’indagine iniziale è infatti scaturito un nuovo filone investigativo che ora coinvolge altri due giovani italiani, entrambi studenti. Nei loro confronti la Procura contesta il reato di atti sessuali con minorenne. Le indagini sono state chiuse nelle scorse settimane e il pubblico ministero Barbara Badellino ha chiesto il rinvio a giudizio. L’udienza preliminare è fissata per martedì: almeno uno dei due imputati, difesi dagli avvocati Marianna Cortese e Pietro Rissio, sarebbe orientato a chiedere di essere giudicato con rito abbreviato, procedura che consente di definire il processo sulla base degli atti raccolti durante la fase investigativa.
La nuova inchiesta rappresenta una sorta di costola del procedimento principale nato dopo quanto accaduto nell’estate del 2024 nei bagni dello scalo ferroviario torinese. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, quel giorno la dodicenne si trovava a casa dei nonni. Nel corso della giornata era però uscita e aveva incontrato per la prima volta il ventenne poi finito sotto processo. I due, insieme a un conoscente comune, avevano preso un gelato prima di spostarsi nella zona della stazione.
Successivamente la ragazzina e il giovane si erano appartati nei servizi igienici della stazione. Poco dopo alcune persone di passaggio avevano sentito dei rumori provenire dall’interno e avevano segnalato la situazione alla polizia ferroviaria. Gli agenti erano intervenuti trovando i due giovani all’interno dei bagni. Alla richiesta di fornire le generalità e l’età, era emerso che la ragazza aveva appena dodici anni. Per il ventenne erano così scattate le manette.
In un primo momento la minorenne aveva parlato di un rapporto consensuale, circostanza che aveva portato a contestare al giovane il reato di atti sessuali con minorenne. Nel corso delle indagini, tuttavia, la ragazza aveva successivamente modificato la propria versione dei fatti, raccontando di essere stata costretta a fumare marijuana e di aver subito il rapporto sotto minaccia. La Procura aveva quindi riqualificato l’accusa in violenza sessuale aggravata, contestazione per la quale il giovane è stato poi condannato sia in primo grado sia in appello.
Durante l’inchiesta gli investigatori hanno analizzato anche il telefono cellulare della dodicenne e le conversazioni presenti nelle chat, in particolare su WhatsApp. Dall’esame dei messaggi sarebbero emersi contatti e dialoghi con numerosi altri ragazzi, molti dei quali frequentavano la stessa zona tra Porta Nuova e piazza Carlo Felice.
Proprio dall’analisi delle chat è nata l’ipotesi che la ragazzina potesse aver avuto rapporti anche con altri giovani. Un elemento che era già stato richiamato anche in un provvedimento del Tribunale del Riesame, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di scarcerazione del ventenne egiziano. In quell’occasione i giudici avevano sottolineato come alcuni ragazzi della cerchia di conoscenze della minorenne avrebbero approfittato della sua fragilità e della volontà di essere accettata nel gruppo.
Le verifiche della Procura ordinaria e della Procura per i minorenni sono quindi proseguite con il sequestro dei telefoni di alcuni dei ragazzi coinvolti e con ulteriori accertamenti sulle conversazioni scambiate nei mesi precedenti.
Nel corso dell’incidente probatorio, la dodicenne avrebbe ricostruito le proprie frequentazioni e confermato di aver avuto rapporti con alcuni dei giovani con cui era entrata in contatto. Secondo quanto riferito dalla ragazza, si sarebbe trattato di relazioni consenzienti. Tuttavia, trattandosi di una persona di dodici anni, la normativa penale considera comunque reato eventuali rapporti con maggiorenni.

Gli elementi raccolti nel corso delle indagini hanno portato all’apertura di diversi fascicoli e all’iscrizione nel registro degli indagati di più persone. Tra queste figurano i due studenti italiani per i quali la pm Badellino ha ora chiesto il rinvio a giudizio.
Con la chiusura delle indagini preliminari, la vicenda approda dunque davanti al giudice dell’udienza preliminare. Sarà il tribunale a valutare il materiale raccolto dagli investigatori e a stabilire se esistano gli elementi sufficienti per disporre il processo nei confronti dei due giovani.
L’udienza fissata per martedì rappresenterà quindi il primo passaggio giudiziario di questo nuovo filone dell’inchiesta, destinato a chiarire le responsabilità degli indagati e a ricostruire nel dettaglio i contorni della vicenda emersa dopo i fatti della stazione di Torino Porta Nuova.
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