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Cronaca
27 Febbraio 2026 - 08:00
foto archivio
Si chiama Nicole. Come un’attrice americana. Oggi ha due anni e mezzo e una storia troppo grande per la sua età.
È nata a Tbilisi il 20 giugno 2023. I carabinieri di Ivrea l’hanno trovata mesi fa in una cascina nel Chivassese. Era con un uomo di 55 anni che la teneva in braccio e davanti alle divise ripeteva di essere suo padre biologico. Lo diceva con convinzione. Lo ha ribadito anche dopo.
Non era vero. Lo ha stabilito l’esame del Dna disposto dalla procura.
Da quel momento la vicenda è diventata un fascicolo giudiziario. Ma prima ancora è la storia di una bambina rimasta senza una identità certa. La madre, una donna di origine kazaka, avrebbe partorito in Georgia e poi depositato in ambasciata un documento in cui dichiarava di non voler tenere la figlia. Un atto formale, definitivo. Una rinuncia messa per iscritto.

Nicole è diventata così, negli atti, una minore senza genitori riconosciuti. Una bambina da tutelare.
Oggi è in attesa di adozione. I magistrati minorili di Torino hanno portato avanti la procedura e sarebbe già stata individuata una famiglia ritenuta idonea ad accoglierla. Per lei potrebbe aprirsi una vita normale: un cognome stabile, la scuola dell’infanzia, un pediatra di riferimento, amicizie, routine. Una quotidianità semplice, che per ora è rimasta sospesa.
Intanto, sul versante penale, l’inchiesta della procura di Ivrea, guidata da Gabriella Viglione, è stata chiusa nei giorni scorsi. L’uomo che l’ha portata in Italia dovrà affrontare un processo con l’accusa di alterazione di stato civile in concorso con la donna che ha partorito la piccola. Lei risulta residente nella regione dello Zhambil, distretto di Merkhen, in Kazakistan. I carabinieri hanno provato a rintracciarla, senza successo.
Negli atti compare anche un sospetto: che la bambina possa essere stata comprata e venduta. È indicato come tale. Non una certezza giudiziaria, ma un’ipotesi investigativa che pesa come un macigno.
Eppure chi ha visto quell’uomo con Nicole racconta di un comportamento premuroso, attento, affettuoso. In procura, mesi fa, ha spiegato di aver potuto contare su una cospicua eredità ricevuta alla morte del padre e su risparmi accumulati nella precedente occupazione. Come a voler dimostrare di poter provvedere a lei. Agli inquirenti risulta una sola visita medica, ma la piccola era in buone condizioni di salute.
Davanti ai magistrati ha fornito la sua versione: «È mia figlia, sono il papà. La madre è tornata in Kazakistan e me l’ha lasciata. Ci siamo conosciuti durante una vacanza a Cipro e abbiamo avuto una relazione». Un racconto che però non ha trovato riscontri oggettivi. Non risultano biglietti aerei compatibili con le date indicate. Anche il viaggio tra Italia e Georgia, andata e ritorno, è apparso di difficile ricostruzione.
Nel cellulare dell’uomo è stata trovata una fotografia dell’aeroporto di Tbilisi, scattata nel luglio 2023, quando Nicole aveva poco più di un mese. L’immagine è datata il giorno successivo a quello in cui, come si legge nell’atto di chiusura indagini, l’indagato avrebbe attestato falsamente davanti al responsabile della sezione consolare italiana di essere il padre della bambina.
La giustizia ora farà il suo corso. Restano le contestazioni, le verifiche mancate, i passaggi ancora da chiarire. Ma sopra tutto resta lei. Una bambina nata lontano, arrivata in Italia tra versioni contrastanti e atti giudiziari, che oggi aspetta soltanto una cosa semplice: una casa che non sia provvisoria e un futuro che non abbia più bisogno di essere spiegato in un’aula di tribunale.
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