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Cronaca

Maxi confisca a Valenza: sequestrati 6 chili d’oro e diamanti per oltre 750mila euro

Nel mirino della Guardia di Finanza commercio senza licenza e preziosi privi di marchio. Segnalati cinque imprenditori

Maxi confisca a Valenza

Maxi confisca a Valenza: sequestrati 6 chili d’oro e diamanti per oltre 750mila euro

Lingotti e lamine d’oro per oltre sei chili, diamanti naturali per più di 800 carati, gioielli con pietre preziose incastonate. Un patrimonio dal valore complessivo superiore a 758mila euro finito sotto sequestro a Valenza, capitale italiana dell’oreficeria.

L’operazione è stata condotta dai finanzieri della Compagnia di Valenza nell’ambito dei controlli economici sul territorio, mirati a contrastare evasione fiscale e reimpiego di capitali di provenienza illecita nel settore della fabbricazione e del commercio di oggetti preziosi. Un comparto ad alta specializzazione, ma anche esposto a rischi di irregolarità e traffici non autorizzati.

Il bilancio dell’attività parla di oltre 6 chili di oro tra lingotti e lamine, due bracciali in oro bianco con pietre preziose e diamanti naturali per 809,10 carati. Materiale che, secondo quanto accertato, sarebbe stato oggetto di commercio senza le necessarie autorizzazioni o privo dei marchi identificativi e del titolo legale richiesti dalla normativa.

Le verifiche hanno portato alla segnalazione alla Prefettura e alla Camera di Commercio di Alessandria di cinque soggetti. Quattro risultano rappresentanti legali di società con sede in Italia – tra le province di Cagliari, Alessandria e Savona – e all’estero, in Belgio. Le contestazioni riguardano il commercio non autorizzato di oggetti preziosi, in assenza della licenza di pubblica sicurezza, e la commercializzazione di metalli preziosi privi dei marchi obbligatori che ne attestano provenienza e titolo.

Il settore dei metalli preziosi è regolato da norme stringenti. La vendita e la mediazione di oro, gioielli e pietre richiedono autorizzazioni specifiche, controlli sulle transazioni e tracciabilità dei prodotti. L’assenza del marchio identificativo non è un dettaglio formale: rappresenta una violazione che incide sulla trasparenza del mercato e sulla tutela dei consumatori.

A seguito dei sequestri amministrativi, Prefettura e Camera di Commercio hanno disposto la confisca amministrativa dei beni. Un passaggio che consolida il risultato dell’attività ispettiva e sottrae definitivamente al circuito commerciale il materiale irregolare.

Valenza, cuore storico dell’oreficeria piemontese, è da sempre un territorio sotto osservazione per l’elevata concentrazione di aziende del comparto. L’oro lavorato nelle sue botteghe e nei suoi laboratori raggiunge mercati internazionali. Proprio per questo la Guardia di Finanza mantiene alta l’attenzione su flussi di metalli preziosi e transazioni, per evitare distorsioni della concorrenza e infiltrazioni nel tessuto economico.

Le indagini amministrative si inseriscono in una strategia più ampia di controllo del sistema economico-finanziario. L’obiettivo dichiarato è duplice: reprimere comportamenti irregolari e tutelare le imprese che operano nel rispetto delle regole. In un settore dove la qualità e la certificazione rappresentano elementi distintivi, la presenza di operatori non autorizzati rischia di danneggiare l’intera filiera.

La quantità di diamanti sequestrati – oltre 800 carati – evidenzia la portata dell’operazione. Le pietre preziose, insieme ai lingotti e ai gioielli, saranno ora oggetto delle procedure previste dalla normativa in materia di confisca amministrativa.

Resta da chiarire l’entità delle transazioni effettuate e l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti. Le autorità competenti valuteranno ulteriori profili di responsabilità. Intanto, la maxi confisca rappresenta uno degli interventi più significativi degli ultimi mesi nel distretto orafo alessandrino.

In un mercato dove il valore si misura al grammo e al carato, la regolarità delle operazioni è elemento imprescindibile. E quando i controlli scattano, il conto può diventare pesante: oltre sei chili d’oro e centinaia di carati sottratti al circuito commerciale non sono solo numeri, ma il segnale di un presidio costante sul territorio.

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