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Cronaca

Crans-Montana, Elsa torna a casa: la ragazza simbolo della strage lascia Zurigo

Ustionata sul 60% del corpo nel rogo di Capodanno costato 40 morti, sarà trasferita al Cto di Torino. La lunga battaglia e l’abbraccio di Biella

Crans-Montana

Crans-Montana, Elsa torna a casa: la ragazza simbolo della strage lascia Zurigo

Per due mesi il suo nome è rimasto sospeso tra bollettini medici e preghiere. Oggi Elsa Rubino, 15 anni, lascia l’ospedale di Zurigo e rientra in Italia. È fuori pericolo. La ragazza di Biella, tra i feriti più gravi dell’incendio che la notte di Capodanno ha devastato il locale Le Constellation di Crans-Montana, sarà trasferita al Cto di Torino, centro di riferimento per la cura delle grandi ustioni.

Nel rogo morirono 40 persone, 116 rimasero ferite. Elsa era in vacanza con amici quando le fiamme hanno avvolto il locale. Ha riportato ustioni estese su oltre il 60% del corpo. Le sue condizioni, fin dalle prime ore, erano apparse critiche. Il ricovero in Svizzera, gli interventi chirurgici, la terapia intensiva. Poi, lentamente, i segnali di miglioramento.

Il trasferimento rappresenta una tappa simbolica e concreta insieme. Simbolica perché segna l’uscita dalla fase più drammatica dell’emergenza. Concreta perché ora si apre il capitolo della riabilitazione, un percorso lungo e complesso che richiederà mesi, forse anni. Al Cto di Torino la giovane sarà seguita da un’équipe specializzata nella ricostruzione cutanea e nel recupero funzionale post-ustione.

Il primo intervento, all’inizio di gennaio, era durato oltre dodici ore. Un’operazione delicata all’intestino, resa necessaria dalle complicanze successive all’incendio. Nei giorni seguenti sono seguiti altri interventi di chirurgia plastica e ricostruttiva. La svolta è arrivata il 22 gennaio, quando Elsa si è risvegliata. Da quel momento il quadro clinico ha iniziato a stabilizzarsi, fino alla decisione dei medici svizzeri di autorizzare il trasferimento.

Accanto a lei, in queste settimane, i genitori non l’hanno mai lasciata sola. Il padre Lorenzo aveva raccontato l’emozione del risveglio come il momento più intenso dopo la nascita della figlia. In questi giorni la famiglia ha incontrato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un gesto che ha dato ulteriore visibilità a una vicenda che ha scosso l’intero Paese.

Il ritorno in Italia non significa fine delle cure. Le ustioni estese comportano rischi di infezioni, necessità di innesti cutanei ripetuti, fisioterapia quotidiana per evitare retrazioni e perdita di mobilità. A questo si aggiunge la dimensione psicologica. Sopravvivere a un incendio con decine di vittime lascia segni profondi. Il trauma non riguarda solo chi è rimasto ferito, ma anche chi era presente e ha assistito alla tragedia.

A Biella, intanto, la comunità si è stretta attorno alla famiglia. Al liceo Sella, dove Elsa frequenta la seconda E, il rientro è atteso come un traguardo collettivo. Il preside ha attivato fin dai giorni immediatamente successivi alla strage un protocollo di supporto psicologico con l’associazione Emdr Italia, specializzata nel trattamento dei traumi. Gli incontri hanno coinvolto compagni e docenti, per affrontare insieme il peso emotivo di quanto accaduto.

La strage di Crans-Montana è ancora oggetto di indagini. Le autorità svizzere stanno ricostruendo l’origine del rogo e verificando il rispetto delle norme di sicurezza nel locale. I video diffusi nei giorni scorsi mostrano l’istante in cui le fiamme si propagano rapidamente, trasformando la sala in una trappola. Un evento improvviso, che ha colto di sorpresa centinaia di persone.

Per Elsa la notte di Capodanno segna uno spartiacque. Prima la quotidianità di una studentessa, le amicizie, i progetti. Poi l’ospedale, le medicazioni, le sale operatorie. Il trasferimento al Cto è anche il primo passo verso un ritorno progressivo alla normalità, seppure diversa. I medici parlano di condizioni stabilizzate, ma il percorso di recupero sarà impegnativo.

Le grandi ustioni comportano interventi successivi per migliorare elasticità e funzionalità della pelle. Spesso sono necessari più cicli operatori, oltre a un supporto psicologico strutturato. Nei casi di adolescenti, la riabilitazione coinvolge anche l’aspetto relazionale e identitario, particolarmente delicato in un’età di trasformazione.

La vicenda di Elsa è diventata il simbolo italiano della tragedia svizzera. Il suo miglioramento è stato seguito giorno dopo giorno, tra apprensione e speranza. Oggi prevale la seconda. Il ritorno in Italia segna una fase nuova, meno legata all’emergenza e più orientata alla ricostruzione.

Nel corridoio dell’ospedale torinese la attende un’équipe pronta a proseguire il lavoro iniziato a Zurigo. A Biella, una classe che conta i giorni. La strada è ancora lunga, ma per la prima volta dall’inizio dell’anno il futuro torna a essere una parola pronunciabile senza paura.

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