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Cronaca
26 Febbraio 2026 - 10:44
Segregata e picchiata dall’ex per due giorni: arrestato 41enne per tentato femminicidio
Due giorni chiusa in casa, senza telefono, sotto minaccia. Colpita con calci e pugni, morsa, strattonata. E, secondo l’accusa, quasi strangolata e spinta verso la tromba delle scale. È il quadro ricostruito dalla Procura di Messina dopo l’arresto di un uomo di 41 anni, fermato dai carabinieri a Giardini Naxos con accuse pesantissime: tentato femminicidio, sequestro di persona, maltrattamenti, atti persecutori e accesso abusivo a sistema informatico. Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere.
I fatti risalgono tra il 21 e il 22 febbraio. La vittima, ex fidanzata dell’uomo, sarebbe stata trattenuta contro la sua volontà nell’abitazione dell’indagato. Secondo quanto emerso dalle indagini, tutto sarebbe nato dall’incapacità del 41enne di accettare la fine della relazione, una decisione presa dalla donna. Un rifiuto trasformato in ossessione.
L’uomo, stando alla ricostruzione degli inquirenti, le avrebbe sottratto il cellulare per controllare messaggi e contatti, alla ricerca di prove di una nuova relazione. Un controllo invasivo, culminato in un’escalation di violenza fisica. La donna sarebbe stata aggredita ripetutamente, colpita con calci e pugni, morsa. In un momento particolarmente concitato, l’uomo avrebbe tentato di strangolarla e di scaraventarla dalle scale.
La svolta è arrivata quando la vittima è riuscita a recuperare il telefono e a chiedere aiuto ai genitori. Sono stati loro a contattare il 112, facendo scattare l’intervento dei carabinieri della Compagnia di Taormina. Le ricerche hanno portato al fermo dell’uomo a Giardini Naxos.
L’indagine si inserisce in un contesto investigativo rafforzato da un nuovo protocollo operativo adottato a Messina nel dicembre 2025. L’accordo, siglato tra Procura, Università, Ordine degli psicologi e strutture sanitarie del territorio, prevede la presenza di esperti in psicologia durante gli atti che coinvolgono vittime di reati ad alto impatto traumatico. Un supporto pensato per tutelare chi denuncia e per raccogliere dichiarazioni in un contesto protetto, riducendo il rischio di ulteriori traumi.
Nel caso della donna sequestrata, l’applicazione del protocollo ha consentito un accompagnamento specialistico nelle prime fasi dell’ascolto. Un passaggio ritenuto fondamentale dagli inquirenti per cristallizzare i ricordi e garantire la massima attendibilità delle dichiarazioni.

Il quadro accusatorio, ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, descrive una spirale di controllo e sopraffazione. Non un episodio isolato, ma un contesto di maltrattamenti che si sarebbe aggravato dopo la decisione della donna di interrompere la relazione. La contestazione del tentato femminicidio si fonda proprio sulla gravità delle condotte descritte e sulla pericolosità attribuita all’indagato.
La vicenda riporta l’attenzione sul tema della violenza di genere e sulla difficoltà di interrompere relazioni segnate da dinamiche di possesso e controllo. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, le richieste di aiuto e le denunce per maltrattamenti e atti persecutori sono in aumento, segno di una maggiore propensione a rivolgersi alle forze dell’ordine ma anche di un fenomeno ancora radicato.
Nel frattempo il 41enne resta in carcere, in attesa degli sviluppi giudiziari. La donna è stata affidata alle cure dei sanitari e al supporto psicologico previsto dal protocollo. Restano le ferite fisiche e quelle, più profonde, che non si vedono. E una vicenda che, ancora una volta, mostra quanto possa essere pericolosa la pretesa di trasformare una relazione finita in un possesso da difendere con la forza.
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