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Cronaca
25 Febbraio 2026 - 09:19
Una collanina, il crack e un uomo massacrato: incinta al settimo mese rischia sei anni
Una collanina strappata in mezzo a una lite tra tossicodipendenti. Poi le botte, feroci, ripetute. Infine la morte, arrivata mesi dopo in ospedale. È una storia di droga, degrado e violenza quella che riporta sotto i riflettori la vicenda di Pasquale Di Francesco, 63 anni, tassista torinese conosciuto da tutti come Lino. Per la sua morte la pm ha chiesto sei anni di carcere per Alessia Barone, 29 anni, incinta al settimo mese all’epoca dei fatti, unica imputata nel processo con rito ordinario.
Secondo l’accusa, fu lei a dare il via alla sequenza di eventi culminata nel pestaggio mortale. Il 22 giugno 2022 la donna si rivolge al tassista, che conosceva da tempo. Non un rapporto occasionale: entrambi gravitavano nello stesso circuito di consumo di crack, una sostanza che negli ultimi anni ha moltiplicato episodi di microcriminalità e violenza nelle periferie urbane. In quell’incontro sarebbe nata una colluttazione con un terzo uomo, Gianluca Porcu. Nel caos, la rapina di una collanina. Un oggetto di poco valore economico ma destinato a diventare la miccia della tragedia.
Il giorno dopo Di Francesco incrocia di nuovo la donna, questa volta insieme al fidanzato Fabrizio Fierro. Chiede indietro il gioiello o una forma di risarcimento. La tensione sale rapidamente. Dalle parole si passa ai colpi. Il tassista viene colpito con violenza brutale. Le lesioni riportate sono gravissime. Dopo un lungo calvario, morirà il 22 ottobre 2022 per le conseguenze di quel pestaggio.

Per quell’aggressione Fierro è stato già condannato in primo grado, con rito abbreviato, a 4 anni, 10 mesi e 20 giorni per omicidio preterintenzionale. A Porcu è stata inflitta una pena di 1 anno e 5 mesi per rapina in concorso. Resta ora da definire la posizione di Barone. L’accusa la descrive come figura centrale, con un profilo segnato da precedenti e procedimenti pendenti, capace di muoversi con spregiudicatezza pur di ottenere denaro o sostanze.
La difesa ribalta la prospettiva. Parla di marginalità sociale, di un contesto in cui tutti i protagonisti, vittima compresa, erano schiavi della droga. Sottolinea la corporatura minuta della donna, alta un metro e sessanta, e lo stato di gravidanza avanzata per mettere in dubbio la sua capacità di partecipare attivamente alla rapina e all’aggressione. Evoca la possibilità di una reazione a una richiesta a sfondo sessuale avanzata dal tassista.
Sul tavolo dei giudici pesa anche il periodo successivo ai fatti. Dopo l’estate del 2022, su Barone si sono accumulate numerose denunce per truffe nella zona dell’ospedale Molinette: avrebbe chiesto soldi a passanti e medici con la scusa di essere rimasta senza benzina. Per l’accusa è il segno di una continuità nel comportamento criminale; per la difesa, l’effetto di una vita segnata dalla dipendenza e dall’emarginazione.
La sentenza dovrà chiarire se quella collanina sia stata solo il pretesto di una lite degenerata o l’innesco consapevole di una violenza che ha tolto la vita a un uomo. Sullo sfondo resta una Torino fragile, dove il crack continua a scavare solchi profondi e a trasformare conflitti minimi in tragedie irreversibili.
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