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Cronaca

Bimba di 10 mesi schiacciata nel sonno dal corpo del padre: è gravissima

Medici al lavoro per oltre 30 minuti: il caso riporta l’attenzione sui rischi del bed sharing

Rieti, dieci minuti che sembrano un’eternità: la corsa del padre al De Lellis e il battito che torna dopo più di mezz’ora

Una casa a Piazza Tevere, il buio della notte, un sonno che si trasforma in incubo. Il racconto, i primi riscontri sanitari e le regole d’oro del “sonno sicuro” per prevenire tragedie simili.

Una bambina di 10 mesi arriva in arresto cardiorespiratorio al Pronto soccorso del “San Camillo de’ Lellis” di Rieti. Il padre la carica in auto nel cuore della notte e corre in ospedale. I medici iniziano la rianimazione. Trenta minuti di massaggio cardiaco. Poi, un battito.

È questo il dato che conta. Il resto – la dinamica precisa, le responsabilità, gli eventuali accertamenti – è materia che richiede prudenza e verifiche ufficiali. Secondo le prime ricostruzioni giornalistiche, la piccola avrebbe smesso di respirare mentre dormiva accanto al padre, nell’appartamento di Piazza Tevere. L’uomo si sarebbe accorto che qualcosa non andava, l’avrebbe presa in braccio e portata direttamente in ospedale. In sala emergenza i sanitari avrebbero eseguito manovre rianimatorie prolungate fino al ritorno del battito. La prognosi, al momento, resta riservata.

Il fatto riporta al centro una questione che ciclicamente riaffiora solo quando accade il peggio: come devono dormire i neonati?

Dormire nella stessa stanza sì. Dormire nello stesso letto no. La distinzione tra room sharing e bed sharing non è un dettaglio semantico: è una linea di confine indicata con chiarezza dalle principali società scientifiche internazionali. La American Academy of Pediatrics raccomanda che il lattante dorma nella stanza dei genitori, ma su una superficie separata e idonea – culla o lettino – almeno per i primi sei mesi, meglio fino all’anno di vita. Condividere il materasso degli adulti aumenta il rischio di SIDS e di soffocamento accidentale, compresi i casi di schiacciamento involontario durante il sonno, soprattutto in condizioni di stanchezza o in presenza di cuscini, coperte morbide e superfici non rigide.

Non si tratta di demonizzare il contatto. Si tratta di distinguere tra vicinanza e rischio. Le evidenze scientifiche insistono su poche regole semplici: posizione supina, superficie rigida, assenza di oggetti morbidi nel lettino, temperatura adeguata. Il room sharing senza condivisione del letto può ridurre in modo significativo il rischio di morte correlata al sonno. È un dato, non un’opinione.

Nel caso di Rieti, saranno gli accertamenti a chiarire la dinamica esatta. Ma ogni volta che un neonato finisce in arresto respiratorio durante il sonno, il dibattito torna inevitabile. E troppo spesso resta confinato alle ore successive alla cronaca.

Dentro il De Lellis, intanto, la catena dell’emergenza ha fatto il suo corso. Quando un lattante arriva senza battito, ogni secondo pesa. Le linee guida europee sulla rianimazione cardiopolmonare pediatrica parlano chiaro: compressioni toraciche a 100–120 al minuto, profondità pari a circa un terzo del torace, ventilazioni indispensabili perché nei bambini l’arresto cardiaco è spesso di origine respiratoria. Proseguire le manovre anche oltre molti minuti, in età pediatrica, può avere senso clinico. A Rieti, secondo quanto riferito, dopo oltre mezz’ora è tornato il battito.

L’ospedale cittadino negli ultimi anni è stato oggetto di un ampliamento del Pronto soccorso e di interventi sui reparti materno-infantili. La presenza di una Rianimazione con copertura H24 è un elemento decisivo quando si affrontano emergenze tempo-dipendenti. In casi come questo, organizzazione e formazione non sono parole astratte: sono la differenza tra un tentativo e una possibilità.

Resta però il punto che riguarda tutti, non solo una famiglia. Le regole del sonno sicuro sono poche e chiare: bambino sempre a pancia in su; culla o lettino con materasso rigido; niente cuscini, paracolpi imbottiti o peluche; niente coperte pesanti, meglio un sacco nanna adeguato; stanza non surriscaldata; niente fumo in casa. Dopo la poppata notturna, il piccolo va riportato nella sua culla, soprattutto se il genitore è stanco. Divani e poltrone sono tra le superfici più pericolose se ci si addormenta con il neonato in braccio.

E se un lattante non respira? Chiamare immediatamente il 112, attivare il vivavoce e iniziare le manovre di rianimazione. La formazione diffusa dei genitori sulla RCP pediatrica non è un optional: è uno strumento di cittadinanza sanitaria.

Un battito che riparte dopo trenta minuti non è una favola. È il risultato di una corsa, di protocolli applicati, di competenze allenate. Ma affidarsi al miracolo non può essere una strategia. La prevenzione si costruisce prima, nella quotidianità delle scelte domestiche, quando nessuno guarda e nessuna telecamera è accesa.

La cronaca deve fare il suo mestiere: raccontare i fatti senza spettacolarizzare il dolore, evitare generalizzazioni, proteggere i minori coinvolti. E allo stesso tempo ricordare che tra abitudine e rischio, nel sonno di un neonato, la distanza può essere sottile. Separare il materasso non significa separare l’amore. Significa proteggerlo.

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