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Cronaca

Addio a Giuseppe “Pinetto” Giorcelli: morto a 104 anni il più anziano Internato Militare Italiano

Era l’ultimo grande testimone degli Imi: deportato dopo l’8 settembre 1943, scelse di non collaborare con il nazifascismo

Addio a Giuseppe “Pinetto” Giorcelli

Addio a Giuseppe “Pinetto” Giorcelli: morto a 104 anni il più anziano Internato Militare Italiano

Si è spento a 104 anni Giuseppe “Pinetto” Giorcelli, il più anziano Internato Militare Italiano (Imi) del Paese. È morto nella casa di riposo di Giarole, in provincia di Alessandria.

Originario di Casale Monferrato, di professione geometra, Giorcelli fu coinvolto nella Seconda guerra mondiale e, subito dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, venne fatto prigioniero dai tedeschi a Rodi. Da lì iniziò la deportazione nei campi di concentramento insieme ad altri centinaia di migliaia di militari italiani.

Come circa 700mila soldati italiani, fu internato nei lager del Reich. Prima a Munsingen, poi a Colonia e Wietzendorf, dove si ricongiunse all’amico Paolo Desana. Un’esperienza condivisa fatta di privazioni, lavoro forzato e condizioni durissime.

La vicenda degli Internati Militari Italiani rappresenta una pagina specifica e spesso poco conosciuta della storia italiana. Dopo l’8 settembre, ai militari italiani catturati fu offerta la possibilità di aderire alla Wehrmacht o alla Repubblica Sociale Italiana. La maggioranza scelse di rifiutare la collaborazione.

Furono circa 650mila i militari che dissero no, pagando quella scelta con la prigionia nei campi tedeschi. Una decisione che, nel tempo, è stata riconosciuta come forma di resistenza morale e civile.

Giorcelli era rimasto uno degli ultimi testimoni diretti di quella stagione. La notizia della sua scomparsa è stata diffusa da Andrea Desana, figlio di Paolo e promotore del Famedio Imi nel cimitero di Casale Monferrato, inaugurato nel novembre 2022 per custodire la memoria degli internati militari.

Con la morte di Giuseppe Giorcelli si chiude un capitolo umano della storia del Novecento. Restano i documenti, i racconti, le testimonianze tramandate. Ma si spegne una voce diretta di quella generazione.

Una generazione che scelse, in condizioni estreme, di non collaborare.

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