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Cronaca

Brasiliani “residenti” solo sulla carta: condanna definitiva per il caso Volpedo

La Cassazione conferma un anno e 20 giorni alla funzionaria dell’anagrafe: nel 2017 quattro cittadini iscritti per avviare la cittadinanza italiana, ma senza dimora effettiva nel paese dell’Alessandrino

Brasiliani “residenti” solo sulla carta: condanna definitiva per il caso Volpedo

Brasiliani “residenti” solo sulla carta: condanna definitiva per il caso Volpedo

Nel luglio del 2017, in un paese di poco più di 1.100 abitanti incastonato tra le colline della provincia di Alessandria, quattro cittadini brasiliani compaiono improvvisamente negli elenchi della popolazione residente di Volpedo. Un passaggio formale, almeno sulla carta, necessario per avviare in Italia la procedura di riconoscimento della cittadinanza per discendenza. Ma secondo quanto accertato dagli inquirenti e confermato nei vari gradi di giudizio, quella residenza non sarebbe mai stata reale.

La vicenda, riemersa con forza nei giorni scorsi, è arrivata fino alla Corte di Cassazione, che ha confermato la condanna a un anno e 20 giorni di reclusione inflitta dalla Corte d’appello di Torino alla funzionaria comunale delegata come ufficiale dell’anagrafe. La donna, oggi sessantenne, era stata indagata in concorso con due rappresentanti di un’associazione di “brasiliani nel mondo”, ritenuti dagli investigatori i promotori dell’operazione.

volpedo

Il meccanismo contestato è semplice quanto delicato: per presentare la domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana direttamente in Italia, anziché attraverso il consolato nel Paese d’origine, è necessario ottenere la residenza in un Comune italiano. Ed è proprio su questo punto che si concentra l’intera inchiesta. Secondo la ricostruzione accusatoria, ai quattro brasiliani sarebbe stato suggerito di non rivolgersi al consolato italiano in Brasile – dove i tempi per l’esame delle pratiche possono essere particolarmente lunghi – ma di trasferirsi temporaneamente in Italia, iscriversi all’anagrafe e avviare qui l’iter.

I due rappresentanti dell’associazione presero contatti con l’allora sindaco di Volpedo, deceduto nel 2020, che affidò la gestione delle pratiche alla funzionaria dell’ufficio anagrafe. Il punto centrale, secondo i giudici, è che sarebbe stato chiaro fin dall’inizio che nessuno dei quattro avrebbe realmente dimorato in paese. Le indagini hanno infatti accertato che i cittadini brasiliani rientrarono nel loro Paese già nell’agosto 2017, appena prima della scadenza del termine di 45 giorni dal loro ingresso in Italia, senza aver stabilito una dimora stabile sul territorio comunale.

La difesa della funzionaria ha sostenuto che fossero stati effettuati i controlli previsti, interpellando non solo il sindaco ma anche alcuni concittadini. Tuttavia, un elemento ritenuto significativo è arrivato dalla testimonianza del titolare di un’agenzia immobiliare, il quale ha confermato che gli appartamenti erano stati affittati all’associazione esclusivamente per uso temporaneo. Un dettaglio che, per l’accusa, rafforza l’ipotesi di una residenza meramente formale, priva di effettività.

In primo grado la funzionaria era stata condannata anche per tentato abuso d’ufficio. Ma nel 2024 l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio ha modificato il quadro giuridico. Nel 2025 la Corte d’appello di Torino ha ridotto la pena, eliminando quella contestazione e confermando invece le imputazioni per falso ideologico, ritenendo che negli atti pubblici fosse stata attestata una situazione non corrispondente alla realtà. Ora la decisione della Cassazione chiude definitivamente la vicenda giudiziaria.

Resta, sullo sfondo, una questione che va oltre il singolo caso: il delicato equilibrio tra diritto al riconoscimento della cittadinanza per discendenza e obbligo di verificare con rigore la sussistenza dei requisiti di legge, a partire proprio dalla residenza effettiva. In un piccolo Comune come Volpedo, dove ogni nuova iscrizione all’anagrafe non passa inosservata, quella del 2017 si è trasformata in un caso giudiziario destinato a lasciare traccia ben oltre i confini del paese.

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