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Cronaca
21 Febbraio 2026 - 11:01
Furto in chiesa all’alba, sacrestia devastata: due arresti nel Cuneese (immagine di repertorio)
Un portone spalancato all’alba, una finestra infranta, la sacrestia messa a soqquadro. È così che alcune volontarie hanno trovato la chiesa di Rifreddo entrando nelle prime ore del mattino. A terra oggetti liturgici, ampolle danneggiate, cassetti svuotati. E un dettaglio che ha immediatamente orientato le indagini: chiazze di sangue sul pavimento, segno di un colpo rapido ma maldestro. Un furto che ha colpito non soltanto un edificio sacro, ma un simbolo identitario della comunità.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, i ladri si sarebbero introdotti forzando una finestra laterale, probabilmente ferendosi durante l’effrazione. La porta principale è stata poi trovata aperta. La sacrestia è risultata completamente rovistata: mancano calici e patene placcati in oro, mentre diverse ampolle sono state danneggiate. Oltre al valore economico della refurtiva, la parrocchia sottolinea il peso simbolico del gesto. Quegli oggetti non sono solo beni materiali, ma strumenti della liturgia quotidiana, legati alla memoria e alla storia del luogo.
Le tracce ematiche hanno rappresentato un elemento chiave. In parallelo, alcune segnalazioni di residenti che nella notte avevano notato movimenti sospetti nel centro del paese hanno fornito ulteriori riscontri. Incrociando testimonianze e rilievi tecnici, gli inquirenti hanno ristretto il cerchio fino a individuare due presunti responsabili, ritenuti compatibili anche con le lesioni riscontrate.
Il risultato è arrivato in tempi rapidi: due uomini sono stati arrestati e la refurtiva è stata recuperata e restituita alla parrocchia. Un esito che consente alla comunità di ritrovare almeno in parte la serenità perduta, mentre il procedimento giudiziario farà il suo corso.
L’episodio riporta al centro una questione più ampia, quella della sicurezza nei luoghi di culto. Chiese e oratori sono per definizione spazi aperti, attraversati quotidianamente da fedeli e cittadini. Rafforzare la protezione senza trasformarli in luoghi blindati è una sfida concreta. In questo caso hanno fatto la differenza due elementi: l’attenzione delle volontarie che hanno dato l’allarme e la collaborazione dei residenti che non hanno ignorato ciò che appariva fuori posto.
La vicenda dimostra come la tutela del patrimonio religioso non dipenda solo da sistemi di sicurezza, ma anche da una rete civica vigile e responsabile. Tecnologia e prossimità sociale hanno lavorato insieme, restituendo beni e fiducia. È una lezione che va oltre l’episodio: la cura dei luoghi comuni, soprattutto quelli più simbolici, passa dalla collaborazione tra istituzioni e comunità.

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