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Cronaca

Corsa spericolata verso il “bosco della droga”: tre giovani fermati nel Novarese

Tre giovani fermati dopo inseguimento a Gozzano: hashish e cocaina in auto, accusati di spaccio e resistenza

Corsa spericolata verso il “bosco della droga”: tre giovani fermati nel Novarese

Corsa spericolata verso il “bosco della droga”: tre giovani fermati nel Novarese (immagine di repertorio)

Un vicolo cieco ha chiuso una fuga iniziata a fari spenti e finita tra lampeggianti e sirene. Nel Novarese, tre giovani a bordo di una Nissan Juke a noleggio hanno tentato di sottrarsi a un controllo dei Carabinieri, lanciando dal finestrino dosi di droga mentre sfrecciavano con manovre pericolose tra le strade del centro abitato. La corsa si è arrestata a Gozzano. Da lì, per loro, si è aperto il capitolo giudiziario.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Arona, l’auto era stata intercettata mentre si dirigeva verso un’area boschiva già nota alle forze dell’ordine come uno dei cosiddetti “boschi della droga”, zone utilizzate come basi di spaccio e punto di incontro con i clienti. All’alt intimato dai militari, il conducente ha accelerato invece di fermarsi. È scattato l’inseguimento verso il centro di Gozzano, tra sorpassi azzardati e brusche deviazioni. Durante la fuga, i tre avrebbero cercato di disfarsi dello stupefacente gettandolo dal finestrino nel tentativo di alleggerire la propria posizione.

La Nissan ha terminato la corsa in un vicolo senza uscita. Qui i Carabinieri hanno bloccato i tre occupanti e proceduto alla perquisizione del veicolo. All’interno sono stati trovati un panetto di hashish da circa un etto, una busta con dosi suddivise di hashish e cocaina, circa mille euro in contanti ritenuti provento dell’attività di spaccio, cinque telefoni cellulari e un coltello-roncola con tracce di sostanza stupefacente. Il materiale è stato sequestrato.

Per i tre è scattata l’accusa di detenzione ai fini di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale. L’ipotesi investigativa è che stessero per rifornire soggetti attivi nell’area boschiva, dove in passato sono già state documentate attività di smercio organizzate. Sarà l’autorità giudiziaria a valutare nel dettaglio le responsabilità individuali, nel rispetto della presunzione d’innocenza.

I fermati sono Anass Lekraimi, 23 anni, Hamza El Moutaoikil, 25, e Moussine Lakhal, 33: cittadini di origine marocchina, irregolari sul territorio nazionale e disoccupati secondo quanto emerso dai primi accertamenti. In attesa del processo, nei loro confronti è stato disposto il divieto di dimora nella provincia di Novara, misura cautelare finalizzata a interrompere eventuali collegamenti con il territorio oggetto delle indagini.

L’episodio si inserisce in un contesto già attenzionato dalle forze dell’ordine. Nella stessa area, nei mesi scorsi, l’operazione “Sam” aveva portato a 18 indagati e al sequestro di ingenti quantitativi di droga. Le dinamiche si ripetono: auto a noleggio utilizzate per ridurre la tracciabilità, telefoni cellulari multipli per gestire i contatti, pagamenti in contanti, spaccio organizzato in aree verdi difficili da presidiare in modo continuativo. Un sistema frammentato ma capace di rigenerarsi rapidamente.

L’inseguimento di Gozzano riaccende il tema della sicurezza nei territori periferici e nei centri medio-piccoli, dove i boschi diventano talvolta luoghi di traffico illecito e generano un senso diffuso di insicurezza tra i residenti. In questo caso l’intervento dei militari ha impedito che la fuga degenerasse in incidenti o coinvolgesse passanti. Ma il fenomeno resta complesso e richiede un’azione costante: pattugliamenti mirati, coordinamento tra reparti, controllo delle aree sensibili.

La cronaca racconta un episodio circoscritto. Il quadro più ampio parla invece di un equilibrio delicato tra repressione e presidio sociale del territorio. Perché lo spaccio nei boschi non è soltanto un problema di ordine pubblico, ma anche di abbandono degli spazi, di vulnerabilità delle aree marginali, di reti criminali che trovano terreno fertile dove la presenza istituzionale è percepita come intermittente. È su questo crinale che si gioca la partita: contenere l’illegalità e restituire ai cittadini luoghi che devono tornare a essere semplicemente ciò che sono, spazi di vita quotidiana.

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