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Cronaca

Scambiano "calcoli renali" per pepite d'oro: il caso diventa virale

Spariscono “sassolini” clinici mentre l’oro vero perde terreno sui mercati.

Scambiano "calcoli renali" per pepite d'oro: il caso diventa virale

Scambiano "calcoli renali" per pepite d'oro: il caso diventa virale

Rubano in casa alla ricerca di contanti e gioielli, trovano una scatolina con due “pepite” e la portano via convinti di aver fatto il colpo. Peccato che dentro non ci fosse oro, ma calcoli renali appena analizzati. È accaduto a Pordenone, nell’appartamento di Giuseppe Ragogna, ex vicedirettore del Messaggero Veneto, che dopo aver denunciato il furto si è limitato a osservare, con un’ironia amara: «Devono aver pensato che avessero qualche valore».

Il valore. È tutto lì il punto. Perché i ladri, entrati in cerca di denaro facile, non hanno trovato nulla di immediatamente spendibile e hanno deciso di accontentarsi di quei piccoli “sassolini” chiusi in una scatola. L’episodio, grottesco quanto basta per diventare virale, ha fatto il giro dei social in poche ore. Si ride, certo. Ma fino a un certo punto. Perché la domanda resta sospesa: siamo davvero arrivati a questo livello?

Mentre qualcuno confonde un calcolo renale con una pepita d’oro, il vero oro – quello dei mercati – nelle ultime settimane ha perso smalto. Dopo mesi di corsa che avevano spinto il lingotto vicino ai massimi storici, il prezzo ha registrato una correzione superiore al 4% rispetto ai valori recenti. Anche il bene rifugio per eccellenza oscilla, risente dei flussi globali, delle tensioni geopolitiche, delle paure economiche. L’oro sale, l’oro scende. E qualcuno, nel frattempo, ruba altro credendo che luccichi.

C’è poi l’altra faccia della storia, quella meno comica. I calcoli renali non sono un oggetto curioso da collezione, ma una condizione medica dolorosa e seria. Chi li ha provati lo sa: il dolore al fianco o alla schiena può essere violento, spesso accompagnato da bruciore, nausea, sangue nelle urine. Si formano quando sali come calcio, ossalato o acido urico si concentrano e cristallizzano. Piccoli depositi solidi che diventano un incubo. Non oro. Non tesori. Problemi veri.

La prevenzione, qui, vale più di qualsiasi lingotto. Bere molta acqua, limitare il sale, non eccedere con le proteine animali, privilegiare frutta e verdura: regole semplici, spesso ignorate. E rivolgersi al medico se compaiono febbre o dolori insopportabili. Perché la salute non si sostituisce, non si ruba, non si recupera con una quotazione in rialzo.

La vicenda di Pordenone, se accostata alla volatilità dell’oro, racconta una verità più ampia: non tutto ciò che sembra prezioso lo è davvero. E non tutto ciò che conta ha un prezzo. Il valore può essere frainteso, scambiato, travisato. Un ladro può prendere per oro un frammento di sofferenza. I mercati possono trasformare un metallo in un termometro delle paure globali.

Resta un paradosso che fa sorridere e riflettere insieme. Oggi si rubano perfino i calcoli renali, domani chissà. Ma una cosa è certa: prima di parlare di pepite, sarebbe il caso di capire cosa abbiamo davanti. E magari, più che chiudere in cassaforte una scatolina, imparare a custodire meglio ciò che conta davvero.

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