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Cronaca

Laser contro gli aerei in atterraggio: torna l’incubo su Caselle

Un Boeing 737 illuminato mentre scendeva verso la pista: indagini in corso

Laser contro gli aerei in atterraggio: torna l’incubo su Caselle

Laser contro gli aerei in atterraggio: torna l’incubo su Caselle

Un Boeing 737 in fase di atterraggio su Caselle è stato colpito da un fascio di luce verde mentre scendeva verso la pista. È successo l’altra sera, intorno alle 20, sopra il cielo di Torino. Il personale di volo ha avvertito immediatamente la polizia: per diversi secondi quel raggio ha cercato di centrare la cabina di pilotaggio.

Non è una bravata. È un rischio concreto per la vista dei piloti e per la sicurezza di centinaia di passeggeri. Soprattutto quando l’aereo è nella fase più delicata, quella dell’atterraggio.

Dalla centrale operativa sono partite le ricerche: il fascio sembrava provenire dalla zona di corso Marche. Le volanti sono arrivate in pochi minuti, ma di chi impugnava il puntatore nessuna traccia. Chi lo fa sa di avere poco tempo prima che qualcuno individui la provenienza del raggio.

I dispositivi utilizzati sono spesso di classe elevata, acquistabili con facilità sul web, anche quando appartengono a categorie vietate da anni. Emettono luce verde o bianca capace di coprire diversi chilometri. Non un giocattolo, ma uno strumento che può abbagliare un pilota proprio mentre sta allineando il velivolo alla pista.

Il reato ipotizzato è attentato alla sicurezza dei trasporti pubblici, articolo 432 del codice penale. Tradotto: arresto possibile, fino a cinque anni di carcere. E una sanzione che può arrivare a 18 mila euro. Vale davvero la pena trasformare un “divertimento” notturno in un procedimento penale?

A Torino il fenomeno sembrava archiviato. Gli ultimi episodi risalivano al 2018. Ancora prima, tra il 2010 e il 2011, una serie di casi aveva acceso l’attenzione della Procura. Due piloti, in atterraggio su Caselle, fornirono indicazioni precise agli investigatori coordinati dal sostituto procuratore Raffaele Guariniello. «Il laser è stato puntato da una distanza di circa 4 miglia a sud dell’aeroporto. Più o meno è la zona che dovrebbe corrispondere al Parco Chico Mendes di Borgaro», raccontarono.

Un altro fascio verde fu localizzato su Nichelino, dove venne presa di mira perfino una pattuglia della polizia municipale. Alla fine si arrivò a una trentina di denunce di piloti abbagliati durante le manovre su Caselle. Nei guai finì un ventenne di Nichelino, trovato con un puntatore fuorilegge. Ammise di averlo usato proprio quando gli aerei passavano in decollo o atterraggio.

Non è un problema isolato. Secondo i dati Enac, che monitora il fenomeno dal 2015, in Italia si registrano tra i 200 e i 300 puntamenti l’anno contro gli aerei. Una media che racconta una leggerezza diffusa e pericolosa.

Ogni volta la scena è la stessa: un fascio verde che taglia la notte, un equipaggio che segnala l’allarme, pattuglie che setacciano i quartieri. E una domanda che resta sospesa sopra la città: possibile che nel 2026 ci sia ancora chi scambia la sicurezza del volo per un bersaglio da centrare?

L'aereoporto di Torino-Caselle

I laser puntati contro gli aerei in Italia

I puntamenti laser contro gli aerei in Italia non sono episodi sporadici, ma un fenomeno stabile e monitorato da anni. Dal 2015, quando è stato avviato un sistema strutturato di rilevazione, le segnalazioni oscillano mediamente tra i 200 e i 300 casi l’anno. In alcune annualità si è superata quota 230 episodi, con una concentrazione evidente nelle fasi di avvicinamento e atterraggio, cioè nei momenti più delicati per un equipaggio.

Il copione è quasi sempre lo stesso: un raggio verde o bianco intercetta la cabina di pilotaggio mentre il velivolo è allineato alla pista o in salita dopo il decollo. L’effetto può essere un abbagliamento improvviso, un riflesso che costringe il pilota a distogliere lo sguardo, una distrazione in una manciata di secondi in cui ogni parametro deve restare sotto controllo. Non serve provocare danni permanenti alla vista per creare un problema serio: basta alterare la percezione visiva in un ambiente già complesso come quello di un atterraggio notturno.

Il dato italiano si inserisce in una tendenza internazionale. Anche in altri Paesi europei e negli Stati Uniti le segnalazioni sono numerose e in crescita. La facilità con cui si acquistano online puntatori di classe elevata – spesso oltre i limiti consentiti – ha contribuito ad amplificare il fenomeno. Non si tratta dei piccoli dispositivi da conferenza: alcuni modelli hanno potenze tali da coprire chilometri e colpire con precisione un bersaglio in movimento.

In Italia il comportamento può configurare il reato di attentato alla sicurezza dei trasporti pubblici, con pene che arrivano fino a cinque anni di reclusione e sanzioni economiche pesanti. Eppure, rispetto al numero di segnalazioni, i responsabili individuati restano pochi. Il raggio dura pochi secondi, chi lo impugna spesso si sposta o si nasconde rapidamente, e l’intervento delle pattuglie non sempre riesce a chiudere il cerchio.

Il punto è semplice: non è una bravata adolescenziale né una sfida innocua verso il cielo. È un gesto che interviene nel momento più sensibile di un volo, quando piloti e torre di controllo lavorano in sincronia per portare a terra centinaia di persone in sicurezza. Ogni fascio verde che taglia la notte non è solo una luce: è un’interferenza su un sistema che funziona perché è preciso, regolato e fragile. E basta poco per incrinarlo.

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