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Cronaca
11 Febbraio 2026 - 23:15
L’ultimo abbraccio a Francesco Groppo: una vita attraversata da una ferita mai rimarginata
Questa mattina la chiesa di Santa Maria Madre della Chiesa, a Settimo Torinese, si è riempita di silenzi. Non di parole. Non di rumore. Silenzi veri, quelli che accompagnano le storie difficili da raccontare fino in fondo. I funerali di Francesco Groppo, 50 anni, si sono celebrati così: con la compostezza di chi ha partecipato a un dolore che non è solo privato, ma condiviso.
Attorno alla moglie, ai figli, ai familiari, si è stretta una comunità che conosce quel cognome e che non lo associa soltanto a un volto, ma a una ferita collettiva che il tempo non ha cancellato. Francesco era un uomo riservato, uno di quelli che non cercano ribalte, che vivono il quotidiano senza clamore. Eppure la sua vita è stata segnata da un evento che nel 2012 ha scosso profondamente Settimo, Asti e l’intero territorio: la morte del piccolo Michael, appena sette anni, dopo il malore nella piscina del Lido di Asti.
Oggi quel ricordo è tornato, inevitabilmente. Non come cronaca, non come dettaglio, ma come parte di una storia familiare che molti hanno seguito con il cuore stretto. La perdita di un figlio è un dolore che non conosce spiegazioni, che non si supera, che si impara soltanto a portare addosso. Chi ha conosciuto Francesco racconta di un padre che ha continuato a vivere per la sua famiglia, con discrezione, senza mai trasformare la sofferenza in esposizione pubblica.
La cerimonia è stata semplice, intensa. Sguardi bassi, abbracci lunghi, lacrime trattenute. Non c’è stato bisogno di grandi discorsi quando a parlare è stata la memoria. La richiesta della famiglia — niente fiori, ma donazioni per la ricerca e per il trapianto di organi — è suonata come un messaggio preciso: trasformare il dolore in qualcosa che possa aiutare altri.
Con la scomparsa di Francesco Groppo, a soli 50 anni, si è chiusa una vita segnata da una prova durissima, affrontata lontano dai riflettori e con dignità. È rimasta l’immagine di un uomo, di un padre, di una famiglia che la comunità ha accompagnato con rispetto.
E in quella chiesa, mentre le porte si richiudevano lentamente e la gente defluiva in silenzio, non c’è stato solo un addio. C’era il ricordo di una storia che Settimo non ha mai dimenticato.
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