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Cronaca
31 Gennaio 2026 - 23:40
Guerriglia a Torino dopo il corteo per Askatasuna: poliziotto aggredito, scontro politico sulla sicurezza
La guerriglia urbana degli antagonisti a Torino infiamma il dibattito politico e riapre con forza il tema della sicurezza e della gestione dell’ordine pubblico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla di “aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta”, mentre il titolare del Viminale Matteo Piantedosi definisce gli antagonisti “un pericolo per la democrazia”. Davanti alle immagini di un poliziotto circondato e colpito a terra con spranghe e martelli, arriva anche l’intervento del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha telefonato a Piantedosi per esprimere solidarietà all’agente aggredito e vicinanza alle forze dell’ordine impegnate nei disordini.
Dalla Lega a Forza Italia la maggioranza accusa apertamente la sinistra di legittimare comportamenti violenti. “Delinquenti quelli di Askatasuna: peggio di loro c’è solo chi li difende, coccola, giustifica o protegge”, attacca il vicepremier Matteo Salvini, che esprime “solidarietà alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine” e rilancia una linea di assoluta fermezza: “Avanti tutta con arresti, sgomberi e nuovo pacchetto sicurezza”.
Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui quanto accaduto dimostra “perché servono le nuove norme sulla sicurezza che il governo sta preparando”. Piantedosi annuncia che il pacchetto sarà discusso già la prossima settimana e che si lavorerà per “proporre nuove norme”.
Secondo quanto si apprende, torna con forza anche l’ipotesi del fermo di polizia preventivo fino a 12 ore per soggetti ritenuti pericolosi e già noti alle forze dell’ordine, una misura considerata “fondamentale” per garantire lo svolgimento pacifico delle manifestazioni.
In serata arriva anche la presa di posizione della segretaria del Partito democratico Elly Schlein, che definisce “inqualificabili” le immagini provenienti da Torino e parla di “una violenza inaccettabile”, esprimendo solidarietà alla polizia. “La nostra condanna della violenza è, come sempre, la più ferma e auspichiamo che gli aggressori vengano individuati al più presto”, afferma.
Sul fronte del governo interviene anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che in una nota esprime “solidarietà all’agente aggredito” e condanna “la brutale violenza estremista, a sfondo ormai semi eversivo, dei miliziani di Askatasuna”, invitando a “proteggere gli spazi di civiltà e di libertà d’espressione, distinguendoli da ogni ambigua ombra che richiama il peggiore secondo Novecento”.
Ancora più netta la posizione del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che parla di “una banda di delinquenti che ha messo a soqquadro una città” e promette “nessuna tolleranza per questi eversori dell’ordine pubblico”.
Sul piano della cronaca, la lunga giornata torinese cambia volto con il calare del buio. Gli antagonisti attendono la sera per staccarsi dal corteo nazionale per Askatasuna e tentare di sfondare i cordoni delle forze dell’ordine. È da quel momento che, in diversi punti del quartiere Vanchiglia, prende forma una vera e propria guerriglia urbana, nell’area in cui il centro sociale aveva sede prima dello sgombero del 18 dicembre scorso. Gruppi di autonomi e anarchici lanciano bottiglie, pietre, fumogeni e razzi artigianali realizzati con tubi di metallo. Gli episodi più violenti si registrano dietro il campus universitario Einaudi e in corso Regina Margherita 47, dove per quasi trent’anni Askatasuna ha occupato un piccolo palazzo.
La polizia risponde con lacrimogeni, idranti e cariche di alleggerimento, in un confronto che supera l’ora e mezza. Vengono incendiati cassonetti e anche un blindato della polizia, poi spento dagli stessi agenti. Nelle strade viene lanciato tutto ciò che è a portata di mano, dalle sedie dei locali chiusi ai pali stradali divelti. Un poliziotto viene isolato, circondato e colpito ripetutamente con calci e pugni, fino a essere raggiunto da un colpo di martello. Aggredita anche Bianca Leonardi, insieme al suo filmmaker, della troupe Rai di Far West. Tra le forze dell’ordine il bilancio è di undici feriti.
Il poliziotto colpito più gravemente non è in pericolo di vita: ha riportato contusioni multiple e una ferita da martello alla coscia sinistra, già suturata, ed è ricoverato nel pronto soccorso chirurgico di un ospedale torinese. Complessivamente sono oltre trenta i feriti, secondo un aggiornamento del 118 in tarda serata. Alcuni si sono recati autonomamente all’ospedale Gradenigo, altri sono stati portati alle Molinette e al Cto, dove un ferito presenta un trauma toracico più serio.
All’inizio del corteo, secondo le forze dell’ordine, erano presenti circa 15.000 persone, mentre gli organizzatori parlano di 50.000. In piazza anche sindacati di base, militanti di centri sociali provenienti da tutta Italia, il movimento No Tav e il fumettista Zerocalcare.
Dal Piemonte, il presidente della Regione Alberto Cirio sottolinea la presenza alla manifestazione di esponenti di Avs, tra parlamentari e consiglieri comunali e regionali. “Chiunque può manifestare pacificamente – afferma – ma se manifesti in difesa dei delinquenti ti assumi anche la responsabilità che la manifestazione possa degenerare”. Cirio insiste sul fatto che “si sapeva da settimane che sarebbe stata un’occasione di violenza” e invita la sinistra ad avere “il coraggio di dire che chi assalta un poliziotto deve andare in galera, senza distinguo”. In serata ringrazia anche i magistrati, ricordando che “anche loro oggi sono stati oggetto di attacchi” e sottolineando il “prezioso lavoro” svolto da anni contro queste realtà.
Durissimo anche il giudizio del presidente del Consiglio regionale del Piemonte Davide Nicco, che parla di “una pagina di vergogna e di follia” e di una violenza che “nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare”. Nicco richiama le parole pronunciate poche ore prima dalla procuratrice generale Lucia Musti sull’esistenza di un’“area grigia” fatta di ambiguità e coperture: “I fatti di oggi rendono quelle parole drammaticamente attuali”, afferma, ribadendo che le istituzioni devono isolare ogni forma di violenza e difendere la legalità.
Dal mondo sindacale delle forze di polizia interviene il segretario generale del Siulp Felice Romano, che parla apertamente di “linciaggio” e avverte che “quando il diritto alla protesta si trasforma in aggressione e devastazione, lo Stato ha il dovere di intervenire”. Romano definisce “tremende” le immagini del poliziotto aggredito e lancia un monito: “Ci auguriamo che non serva un’altra tragedia come quella del collega Raciti per comprendere chi sono i violenti e chi invece subisce la violenza”.
In tarda serata il sindaco di Torino Stefano Lo Russo si reca al pronto soccorso delle Molinette per far visita al poliziotto ferito, portando la solidarietà sua e della città di Torino all’agente del reparto mobile aggredito durante il servizio.
Insomma, Torino chiude una giornata segnata da scontri, feriti e devastazioni, con una città messa sotto pressione e un confronto politico e istituzionale che, dopo quanto accaduto, appare destinato a proseguire.
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