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Esteri

La telefonata che si è fermata: Gloria trovata morta a Bolton, arrestato il vicino di casa

Una 45enne veneta trovata senza vita nel suo appartamento di Bolton. In cella un vicino di casa già condannato per un altro strangolamento. La madre, colta da malore, chiede giustizia e risposte.

“Non c’era più risposta al telefono”. La corsa interrotta di Gloria a Manchester e la domanda che resta: perché quell’uomo era libero?

“Non c’era più risposta al telefono”. La corsa interrotta di Gloria a Manchester e la domanda che resta: perché quell’uomo era libero?

La schermata del cellulare che squilla a vuoto, ancora e ancora, la domenica sera. Poi, la mattina dopo, la porta di un appartamento in una palazzina di Kempston Gardens, sobborgo di Bolton, che si apre ai soccorritori. Dentro, una donna italiana di 45 anni, distesa a terra. Gli agenti provano la rianimazione, i paramedici insistono. Ma non c’è nulla da fare. Così si spegne la vita di Gloria De Lazzari, originaria di Musestre di Roncade nel Trevigiano, emigrata nel Regno Unito per ricominciare. Quel telefono, che fino al giorno prima la collegava ogni sera alla madre in Veneto, smette di suonare il mattino di lunedì, 19 gennaio 2026. E da quel momento cominciano le domande.

Secondo la ricostruzione della Greater Manchester Police, la chiamata di “concern for welfare” – preoccupazione per le condizioni di una persona – arriva intorno alle 10:00 del mattino di lunedì. Gli agenti trovano una donna priva di sensi nell’abitazione di Kempston Gardens: le manovre di CPR vengono eseguite senza esito e il decesso è dichiarato sul posto. Le autorità precisano che si tratta di un’indagine per omicidio, invitando chiunque abbia notizie, filmati di CCTV, dashcam o doorbell a inviarli tramite il portale pubblico dedicato, il Major Incident Public Portal (MIPP). Poche ore dopo un 33enne del quartiere viene fermato con l’accusa di omicidio. Il suo nome, in seguito, verrà reso noto: James Morton. Le stesse forze dell’ordine ufficializzano, il 21 gennaio, l’imputazione formale e la traduzione in custodia per la prima comparizione davanti alla Wigan and Leigh Magistrates’ Court. Nel bollettino della polizia non compare la causa di morte; tuttavia fonti giornalistiche e familiari parlano di un possibile soffocamento. Le conferme definitive dipenderanno dall’esito dell’esame autoptico e dai rilievi scientifici.

Per la famiglia, per gli amici, per gli ex colleghi, Gloria De Lazzari non è un nome nel registro delle vittime. È una figlia “fantastica e devota”, come l’ha ricordata la madre nei messaggi di cordoglio diffusi proprio dalla Greater Manchester Police: amava le camminate all’aria aperta, tornava spesso in Italia per stare con la mamma e il fratello, ospite di una struttura per disabili. In Inghilterra aveva lavorato con costanza, anche come rider, cercando stabilità dopo anni non semplici. Aveva costruito una quotidianità discreta, “sempre disponibile, senza pensieri negativi”, dirà chi l’ha conosciuta. Il legame con Musestre e Roncade restava fortissimo: la madre racconta che si sentivano ogni giorno, fino a quella domenica sera. Il lunedì, quando Gloria non risponde più, parte la catena delle telefonate e poi l’allarme.

Il nome di James Morton non è nuovo alle cronache giudiziarie inglesi. Nel 2017, all’età di 24 anni, fu riconosciuto colpevole di omicidio colposo per la morte per strangolamento di Hannah Pearson, 16 anni, a Newark, e condannato a 12 anni di reclusione dal tribunale di Nottingham. Non si trattò di omicidio volontario, stabilì la giuria, ma di manslaughter legato a pratiche estreme durante un rapporto. Una sentenza pesante, che tuttavia prevedeva un orizzonte di liberazione ben prima dei 12 anni pieni per effetto delle regole britanniche su licenze e rilasci. È su questo punto che oggi si concentra l’indignazione della famiglia di Gloria: “L’assassino era libero di uccidere”, dirà la madre, colta da un malore dopo la notizia e ricoverata per accertamenti. Accuse, queste, da leggere per quello che sono: parole di dolore e di rabbia di fronte a una recidiva che, se confermata dai giudici, alimenterà interrogativi sul sistema di controllo post-pena. I fatti giudiziari accertati sul passato di Morton ci sono; quelli sull’omicidio di Gloria saranno responsabilità della Crown Court, dove il 33enne è indirizzato dopo la prima udienza.

Una madre senza più parole e una comunità attonita

Musestre di Roncade è una frazione dove ci si conosce per nome. Il dolore è collettivo: il sindaco, Marco Donadel, ha espresso vicinanza alla famiglia e l’intera comunità si stringe intorno a una madre che, vedova dal 2013, aveva in Gloria e nel figlio più giovane i suoi affetti. Le cronache locali raccontano di un’abitudine semplice: una telefonata al giorno, la sera, per dirsi com’era andata. Lunedì mattina la conferma del peggio. Nel Trevigiano, scuole, associazioni e vicini commentano sottovoce: “Non poteva finire così”.

Le parole della polizia e il perimetro delle certezze

Nelle comunicazioni ufficiali, la Greater Manchester Police è netta: c’è un’indagine per omicidio, c’è un uomo arrestato e poi formalmente accusato, c’è un appello pubblico a raccogliere ogni traccia video, foto, testimonianza utile a ricostruire tempi, movimenti, presenze. La polizia precisa anche un elemento destinato a rassicurare i residenti: “Non riteniamo vi sia un rischio ulteriore per la comunità”. Quanto alla dinamica, gli inquirenti non indicano una causa di morte, in attesa di riscontri; le fonti italiane parlano di strangolamento/soffocamento come ipotesi principale, ma il condizionale resta d’obbligo finché l’autopsia e i risultati forensi non saranno depositati. Le informazioni di procedura – arresto, imputazione, comparizione in tribunale, rimessione alla Crown Court – sono invece formalizzate e pubbliche.

Domande aperte: la libertà vigilata e il nodo della prevenzione

Il caso tocca un nervo scoperto del dibattito britannico: il rapporto tra pene, rieducazione e sorveglianza post-detentiva per condannati con precedenti di violenza o comportamenti a rischio. Se i media locali e nazionali hanno ricordato la precedente condanna di James Morton a 12 anni per manslaughter, la madre di Gloria si interroga – e interroga il sistema – sul perché quell’uomo fosse in libertà in un contesto residenziale, a pochi metri dalla porta di casa della figlia. È un interrogativo legittimo, ma che necessita di coordinate precise: la giustizia britannica prevede schemi di liberazione anticipata e licenze con obblighi; stabilisce regimi di probation e programmi di gestione del rischio. Per capire se qualcosa non abbia funzionato, e dove, serviranno atti giudiziari, carte del probation service e riscontri ufficiali che oggi non sono ancora pubblici. Intanto l’emozione – in Italia e nel Regno Unito – corre sui social e nelle pagine dei giornali.

Il percorso che ha portato Gloria a Manchester

Negli anni, Gloria aveva cercato strade diverse. Aveva vissuto un periodo in Puglia in occasione del primo matrimonio, poi si era spostata nel Regno Unito, dove si era risposata. In Greater Manchester ha lavorato anche come rider, apprezzando – raccontano i familiari – la possibilità di mantenersi e, quando possibile, di dare una mano a casa. Aveva in programma un viaggio in Italia a inizio febbraio per festeggiare i 46 anni e rivedere il fratello. Progetti ordinari, di una vita che stava provando a rimettersi al centro.

Cosa sappiamo del sospetto e della timeline giudiziaria

Dopo il fermo, James Morton viene accusato formalmente di omicidio il 21 gennaio 2026. Il giorno successivo compare davanti ai magistrates di Wigan and Leigh: è un passaggio tecnico, previsto dall’ordinamento, che filtra le accuse più gravi verso la Crown Court, competente per i reati maggiori nella Greater Manchester. L’imputato resta in custodia cautelare. In casi di questo tipo, la fase successiva è l’udienza preliminare in Crown Court, dove si decidono le questioni procedurali e si programma l’eventuale dibattimento. Nel frattempo, l’appello al pubblico resta aperto: la polizia chiede espressamente l’invio di immagini e informazioni sul portale MIPP, strumento ormai standard nelle indagini complesse.

L’impatto oltreconfine: Farnesina, ex marito e sostegno legale

Nel Regno Unito si è subito attivata la rete di prossimità di Gloria: l’ex marito e il legale di famiglia, Gabriele Annì, sono in contatto con gli investigatori e con la Farnesina per ogni aspetto consolare, dal supporto alla famiglia fino all’eventuale rimpatrio della salma. Le dichiarazioni dell’ex marito restituiscono l’immagine di una donna “dal cuore gentile e compassionevole”, amata da chi l’ha incontrata. Sono parole che confermano il ritratto già emerso nelle note della polizia e rilanciano la richiesta condivisa da due Paesi: verità e responsabilità.

“Era il vicino di casa”: il cortile condiviso e la prossimità che inquieta

C’è un dettaglio che colpisce: l’uomo accusato di avere ucciso Gloria abitava, secondo gli atti, nello stesso complesso residenziale. La prossimità non è di per sé un elemento di colpa, ma diventa un tassello investigativo: chi ha visto, chi ha sentito, chi ha registrato con un campanello con videocamera potrebbero avere una porzione di verità. Per questo la polizia di Greater Manchester ha rafforzato, nei giorni successivi, la presenza sul posto: i rilievi della scientifica, il nastro, gli agenti a presidio del perimetro. Una scena che in Inghilterra, dove i portali pubblici per le prove digitali sono prassi, parla di un lavoro meticoloso su finestre temporali, percorsi e compatibilità.

Il precedente del 2017 e il tema della recidiva

I resoconti della stampa britannica del 2017 sono chiari: Morton fu giudicato colpevole della morte di una 16enne, Hannah Pearson, strangolata nella sua abitazione a Newark. La corte ascoltò i dettagli di un comportamento sessuale incentrato sul choking, pratica che i giudici considerarono estremamente pericolosa. La condanna fu di 12 anni per manslaughter. È un precedente che pesa nel racconto mediatico e che, inevitabilmente, alimenta la domanda su come si valutino i rischi quando un condannato con profili di pericolosità esce dal carcere e si reinserisce in un contesto urbano. Si tratta, però, di una discussione che richiederà documenti: condizioni della probation, eventuali misure di licenza estesa, controlli effettivi. Oggi non ci sono ancora risposte pubbliche su questi punti.

La voce della madre e il peso delle parole

L’assassino era libero di uccidere.” La frase pronunciata dalla madre di Gloria, affidata a una trasmissione italiana e ripresa dalla stampa, è una lama. Riassume il sentimento di chi, di fronte alla perdita, cerca un senso e non lo trova. Quella stessa madre, provata al punto da essere portata in ospedale per un malore, ha ricostruito all’inviata l’ultimo tratto di strada: le telefonate quotidiane, i progetti di rientro, la vita di una donna che non parlava di nuove amicizie, di vicini, di frequentazioni. La sua è una testimonianza preziosa per capire il perimetro affettivo di Gloria; sarà compito degli inquirenti verificare il perimetro fattuale dei rapporti di vicinato e di eventuali contatti tra vittima e imputato.

Cosa succede adesso: tempi, udienze, diritti

  1. L’imputato resta in custodia e, dopo la prima comparizione ai magistrates, il fascicolo passa alla Crown Court. È lì che si decideranno eventuali richieste di bail, i termini del procedimento, la data del trial.
  2. La polizia prosegue con i rilievi e con la raccolta prove via MIPP: immagini, audio, tracce digitali. Ogni tassello può definire cronologia e responsabilità.
  3. La famiglia è seguita dai canali consolari italiani e da un legale; il coordinamento tra Italia e Regno Unito riguarda anche gli aspetti umanitari e pratici, oltre che giudiziari.

Un addio che interpella due Paesi

La storia di Gloria De Lazzari è quella di migliaia di italiane e italiani che prendono un volo e ripartono da zero, cercando un lavoro, un equilibrio, una vita possibile. È anche la storia di una sicurezza che si misura nelle pieghe del quotidiano: un vicino di casa, un portone condiviso, un corridoio. In attesa che i giudici dicano l’ultima parola, restano un dolore che attraversa la Manica e una domanda che riguarda tutti: come si concilia il diritto al reinserimento di chi ha scontato una pena con il diritto alla protezione di una comunità? Non è un interrogativo astratto. A Roncade, a Bolton, ovunque ci sia un condominio, una scala, una porta di casa, è la domanda che accompagna oggi l’ultimo saluto a Gloria.

Cronologia

  1. Domenica 18 gennaio 2026: ultime telefonate tra Gloria e la madre in Veneto, in serata il cellulare non risponde più.
  2. Lunedì 19 gennaio 2026, ore 10:00 circa: la polizia interviene a Kempston Gardens per una segnalazione di welfare; Gloria è trovata priva di sensi e dichiarata deceduta nonostante il CPR.
  3. 19 gennaio, sera: arrestato un 33enne con l’accusa di omicidio.
  4. 21 gennaio 2026: la Greater Manchester Police comunica l’imputazione di James Morton per omicidio; disposto il trasferimento alla Wigan and Leigh Magistrates’ Court.
  5. 22 gennaio 2026: tributi pubblici alla memoria di Gloria; la polizia diffonde il nome della vittima e l’appello alle prove via MIPP.

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