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Cronaca

Torino, presidio studentesco davanti al tribunale dei minori

Solidarietà ai sei studenti accusati di disordini

Torino, presidio studentesco

Torino, presidio studentesco davanti al tribunale dei minori (foto di repertorio)

Un presidio studentesco si è svolto nel pomeriggio di oggi a Torino davanti al Tribunale per i minorenni, in concomitanza con l’udienza del riesame che si è tenuta in mattinata per sei studenti accusati di disordini. Alla mobilitazione hanno partecipato circa cento giovani, appartenenti ai collettivi studenteschi delle scuole superiori torinesi, che hanno scelto di presidiare l’ingresso del tribunale per manifestare solidarietà ai coetanei coinvolti nei procedimenti giudiziari.

I fatti contestati agli studenti risalgono a due diversi contesti. Il primo riguarda quanto avvenuto davanti al liceo Einstein, durante un volantinaggio di Gioventù Nazionale Gabriele d’Annunzio. Il secondo episodio si colloca invece nei giorni successivi, all’interno della sede della Città Metropolitana, nel corso di un corteo studentesco contro la manovra di governo. Nel corso del presidio, tuttavia, la solidarietà espressa dai manifestanti si è estesa anche ai giovani arrestati per l’assalto alla prefettura del 3 ottobre.

Davanti al tribunale sono comparsi striscioni e sono stati accesi fumogeni, mentre i manifestanti scandivano slogan contro arresti e misure cautelari. Tra le scritte esposte: «Gli studenti non si arrestano. Liberi tutti» e «La repressione non ci fermerà, liberi tutti subito». Il presidio si è svolto in maniera compatta e visibile, con l’obiettivo dichiarato di richiamare l’attenzione pubblica e istituzionale sulle vicende giudiziarie in corso.

Dai collettivi studenteschi sono arrivate dichiarazioni durissime nei confronti delle decisioni assunte. «Fin da subito questi ragazzi sono stati dipinti come violenti, giustificando i loro arresti», hanno affermato, sostenendo che le misure adottate siano «ingiustificate» e rappresentino «un tentativo di intimidire chi si è mobilitato in supporto al popolo palestinese e contro la guerra».

Un passaggio centrale della protesta ha riguardato la condizione dei minorenni sottoposti a misure restrittive. «I minorenni sono tuttora ai domiciliari e devono essere accompagnati a scuola dai genitori», hanno denunciato i manifestanti, sottolineando le ripercussioni concrete di queste decisioni sulla vita quotidiana e sul percorso scolastico degli studenti coinvolti.

Le critiche si sono poi spostate sul piano politico. «La risposta del governo a chi alza la testa sono gli arresti», hanno dichiarato dai collettivi, definendo «gravissimo» che vengano arrestati giovani impegnati nella protesta. Secondo i manifestanti, «le scuole crollano mentre il governo manda armi a Israele», una contraddizione che viene indicata come una delle ragioni principali della mobilitazione.

Nel finale delle dichiarazioni, il tono si è fatto ancora più netto. «Noi non stiamo a questo gioco, a questo modo di farci stare zitti», hanno affermato, concludendo con una presa di posizione che ha segnato politicamente il presidio: «I terroristi sono i trafficanti di armi e gli autori del genocidio in Palestina, non i minorenni oggi in carcere».

Concluso il presidio davanti al tribunale, i manifestanti si sono mossi in corteo verso il carcere minorile Ferrante Aporti, proseguendo la mobilitazione nel centro cittadino. La decisione del tribunale del riesame per i sei studenti è attesa per il 22 gennaio, data destinata a rappresentare un passaggio decisivo per l’evoluzione giudiziaria della vicenda.

Il carcere minorile Ferrante Aporti

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