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Cronaca

A San Donato esplode una bomba artigianale, Torino torna a fare i conti con l’incubo dell’intimidazione

Via Don Bosco svegliata da un boato: indaga la Squadra mobile

A San Donato esplode una bomba

A San Donato esplode una bomba artigianale, Torino torna a fare i conti con l’incubo dell’intimidazione (foto archivio)

Un boato secco, violentissimo, nel cuore della notte. Poi vetri in frantumi, auto danneggiate, la saracinesca di un negozio sventrata e la paura che corre lungo i palazzi del quartiere San Donato. È lo scenario con cui Torino si è svegliata dopo l’esplosione avvenuta poco dopo le due in via Don Bosco 106, quasi all’angolo con corso Tassoni e corso Regina Margherita. Davanti a un negozio di abbigliamento è esploso quello che gli investigatori ritengono un ordigno artigianale, probabilmente contenuto in una borsa lasciata davanti all’ingresso e abbandonata pochi istanti prima della deflagrazione.

La dinamica è ora al vaglio della Squadra mobile, che coordina le indagini insieme alla Procura. Gli elementi raccolti nelle prime ore indicano l’utilizzo di polvere da sparo: la scientifica ha effettuato rilievi all’interno e all’esterno del locale, repertando residui dell’esplosivo e cercando eventuali impronte o tracce utili all’identificazione del responsabile. Al vaglio anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, pubbliche e private, che potrebbero aver ripreso i movimenti di chi ha posato l’ordigno.

L’esplosione è stata avvertita in gran parte del quartiere. Nei condomìni circostanti il tremore è stato percepito distintamente, tanto da spingere molti residenti ad affacciarsi alle finestre o a scendere in strada. Sul posto sono intervenuti in pochi minuti i vigili del fuoco, le volanti della polizia e le ambulanze del 118. Non si registrano feriti, un elemento che rafforza l’ipotesi che l’azione fosse finalizzata a colpire beni e non persone.

I danni, però, sono ingenti. La saracinesca del negozio è stata divelta, parte della muratura è stata lesionata e all’interno sono crollati pannelli del controsoffitto. Le auto parcheggiate nelle immediate vicinanze hanno riportato danni causati dall’onda d’urto e dai detriti. I pompieri sono tornati sul posto anche nella mattinata successiva per verificare la stabilità dello stabile, dopo la caduta di calcinacci da un piano alto del palazzo, segnale di un impatto che potrebbe aver interessato l’intera struttura.

L'esplosione di San Donato

Resta da chiarire il movente. Gli investigatori non escludono che si tratti di un’intimidazione, rivolta al gestore del negozio — un giovane di origine senegalese — oppure al proprietario dell’immobile. Nessuna pista viene al momento scartata. L’attenzione è massima anche per il contesto: via Don Bosco è un’arteria densamente abitata e trafficata, e un episodio di questo tipo riaccende l’allarme sulla sicurezza urbana.

Sul piano giudiziario l’inchiesta è stata aperta per porto e detenzione di esplosivi e danneggiamento aggravato. Ma l’ipotesi accusatoria potrebbe allargarsi ulteriormente. Gli inquirenti valutano infatti la possibile contestazione della pubblica intimidazione, reato introdotto nel 2023 con il decreto Caivano, pensato per colpire azioni dimostrative capaci di generare allarme diffuso nella collettività.

Intanto il quartiere resta scosso. Le vetrine riparate alla meglio e l’odore acre lasciato dall’esplosione sono il segno visibile di una notte che San Donato difficilmente dimenticherà, mentre la città si interroga su chi abbia deciso di portare una bomba sotto casa e perché.

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