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17 Gennaio 2026 - 14:47
Un boato ovattato, la neve che si rompe e scivola, il fiato sospeso. Poco prima delle 13, sul versante del Monte Bianco, il Canale del Ves a Courmayeur ha tradito quattro scialpinisti: tre ne sono usciti illesi, un quarto è rimasto ferito. L’esito, per fortuna, non è stato tragico. Ma il brivido torna a correre lungo l’arco alpino.
La slavina si è staccata nella zona del Canale del Ves, nel territorio di Courmayeur. A essere travolti sono stati quattro scialpinisti: tre senza conseguenze, uno con ferite che hanno richiesto l’intervento dei soccorsi. Sul posto sono intervenuti il Soccorso alpino valdostano e le unità della Guardia di Finanza di Entrèves – Courmayeur.
Le condizioni in quota erano proibitive: meteo instabile e scarsa visibilità hanno impedito all’elicottero di atterrare in sicurezza. Il velivolo è riuscito comunque ad avvicinarsi per sbarcare i tecnici il più vicino possibile all’area dell’incidente. Da lì, i soccorritori hanno proseguito a piedi, raggiunto il ferito e trasportato l’uomo verso il pronto soccorso con il toboga, la barella da neve utilizzata in questi scenari.
Solo una settimana fa le Alpi avevano già contato tre valanghe in poche ore. La più grave in Valle d’Aosta: Enrico Finezzi, 52 anni, scialpinista biellese, è stato travolto e ucciso poco dopo mezzogiorno nella zona di Pointe de la Pierre, nel comprensorio di Pila, frazione di Gressan. Nello stesso arco di tempo, a Pragelato un escursionista è stato investito da una slavina, non sepolto ma ferito con una lussazione alla spalla, oltre ai danni all’attrezzatura. Un’altra valanga si è staccata dalle pendici del monte Aquila a Giaveno, senza coinvolgere persone.
Il ripetersi degli incidenti, nel raggio di pochi giorni e in aree diverse, restituisce un messaggio semplice e urgente: la montagna invernale non ammette distrazioni. Quando la visibilità cala e il meteo cambia repentinamente, come avvenuto a Courmayeur, ogni decisione pesa. La professionalità dei soccorritori, capaci di intervenire anche senza il supporto dell’elicottero, ha evitato il peggio. Ma la prima, decisiva linea di sicurezza resta la valutazione del rischio, la scelta degli itinerari e la capacità di rinunciare quando i segnali diventano troppi per essere ignorati.

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