Cerca

Attualità

Valanghe senza tregua sulle Alpi piemontesi, l’inverno fa già paura e il bilancio dei morti cresce

Otto distacchi con persone coinvolte, tre vittime e una prevenzione che resta decisiva

Valanghe senza tregua

Valanghe senza tregua sulle Alpi piemontesi, l’inverno fa già paura e il bilancio dei morti cresce

L’inverno è appena entrato nel vivo, ma il bilancio è già pesante. La stagione delle valanghe in Piemonte si è aperta con una sequenza di incidenti che raccontano quanto la montagna, anche nelle giornate apparentemente migliori, resti un ambiente instabile e imprevedibile. Otto valanghe con persone coinvolte, tre vittime, diversi feriti e una lunga scia di interventi di soccorso che attraversa vallate e comprensori sciistici. Numeri che pesano e che fanno da sfondo alla Giornata nazionale per la sicurezza in montagna, in programma domenica, promossa da Soccorso alpino e Club alpino italiano, con decine di appuntamenti dedicati alla prevenzione.

La giornata più drammatica è stata quella del 2 gennaio, quando in poche ore si sono verificati tre distacchi. In Val Maira, a quota 2.300 metri, una valanga ha travolto due scialpinisti: ha perso la vita una donna tedesca di 50 anni, guida alpina, figura esperta che conosceva bene l’ambiente che stava attraversando. A Bobbio Pellice un altro distacco ha ucciso uno scialpinista francese, mentre un terzo episodio, nel territorio di Pragelato, ha provocato il ferimento di una donna. Tre valanghe in un solo giorno, tre scenari diversi, un’unica costante: la rapidità con cui la situazione può precipitare.

Pragelato è tornata al centro dell’attenzione anche nei giorni successivi. Sabato scorso, sul monte Gran Miuls, una nuova valanga ha coinvolto cinque scialpinisti. Uno di loro è rimasto sepolto dalla neve ed è stato estratto dai compagni, prima dell’arrivo dei soccorritori. Un intervento riuscito, ma che conferma quanto il fattore tempo sia decisivo e quanto la sopravvivenza dipenda spesso da chi è sul posto nei primissimi minuti.

Già a dicembre, prima ancora che la stagione entrasse nel pieno, si erano registrate quattro valanghe con persone coinvolte in diverse zone della regione: Pontechianale, Trasquera, Prali e Alagna Valsesia. Proprio qui si è consumata una delle storie più dure di questo inizio inverno: un 62enne di Borgosesia è rimasto sepolto per quattro ore prima di essere recuperato. Trasportato in ospedale, non ce l’ha fatta. Un episodio che ha colpito anche per la durata della sepoltura, a dimostrazione di come le possibilità di sopravvivenza diminuiscano drasticamente con il passare del tempo.

I numeri complessivi parlano chiaro. Otto incidenti con persone coinvolte, tre morti nella prima parte della stagione. Nello stesso periodo della scorsa stagione, gli incidenti erano stati undici, con cinque vittime. Il bilancio più grave degli ultimi anni resta quello del 2020-2021, con tredici incidenti e sei morti. Dati raccolti e monitorati da Aineva, l’associazione interregionale che segue l’andamento degli eventi valanghivi su tutto l’arco alpino, con il contributo, per il Piemonte, dell’Arpa. È Aineva a pubblicare il bollettino valanghe, aggiornato ogni giorno alle 17, uno strumento considerato fondamentale per chi frequenta la montagna in inverno, ma non sempre consultato con la necessaria attenzione.

Ed è proprio su questo punto che insiste il lavoro di prevenzione. Domenica 18 gennaio torna la Giornata nazionale per la sicurezza in montagna, con oltre trenta iniziative in tutta Italia. L’obiettivo è chiaro: diffondere consapevolezza, insegnare a leggere i segnali, ricordare che la tecnica e l’esperienza non bastano se non sono accompagnate da preparazione e prudenza.

Durante una recente esercitazione seguita con il Soccorso alpino, è stata simulata una doppia operazione di recupero da valanga. Nella prima, il travolto viene localizzato grazie al segnale dell’Artva, l’apparecchio di ricerca che ogni scialpinista dovrebbe portare con sé e saper usare senza esitazioni. Nella seconda, entra in azione l’unità cinofila, capace di ridurre drasticamente i tempi di individuazione sotto la neve. Tecniche diverse, stesso principio: guadagnare minuti, perché in caso di seppellimento il tempo è tutto.

Pala, Artva e sonda non sono accessori. Sono obbligatori per legge per chi pratica scialpinismo, fuoripista ed escursioni sulla neve. Averli sempre con sé e, soprattutto, saperli usare correttamente resta la principale raccomandazione del Soccorso alpino. Molti incidenti dimostrano che l’attrezzatura, se inutilizzata o utilizzata male, diventa inutile peso nello zaino.

Dietro ogni numero c’è una storia, dietro ogni statistica una scelta compiuta prima di partire: una valutazione del rischio, una decisione di salire o rinunciare. La montagna invernale continua ad attirare, ma non concede sconti. E mentre le condizioni cambiano rapidamente, tra vento, accumuli e rialzi termici, la prevenzione resta l’unico vero argine a un fenomeno che non può essere eliminato, solo compreso e affrontato con rispetto.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori