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Cronaca
16 Gennaio 2026 - 17:09
Cascina isolata nel Casalese trasformata in una maxi serra di droga: tre arresti dopo il blitz dei carabinieri (foto di repertorio)
Un’anomalia nei consumi elettrici, poi i blackout ripetuti che mettono in allarme un’intera zona residenziale. Da lì parte l’indagine che ha portato i carabinieri di Casale Monferrato a scoprire, nel territorio di Balzola, una vera e propria fabbrica della marijuana nascosta all’interno di una cascina apparentemente disabitata. Il bilancio del blitz è pesante: tre persone arrestate e oltre 400 chili di sostanza stupefacente sequestrati, insieme all’immobile e ai mezzi utilizzati per l’attività illecita.
L’operazione prende forma dopo una segnalazione arrivata dall’azienda fornitrice di energia elettrica, che aveva rilevato consumi fuori scala per una normale utenza domestica e, soprattutto, frequenti sovraccarichi in grado di provocare interruzioni di corrente alle abitazioni vicine. Un dettaglio tecnico che ha acceso i riflettori su una zona di campagna fino a quel momento considerata marginale.
Gli accertamenti sul territorio hanno dato presto riscontri concreti. Durante un servizio di pattugliamento in abiti civili, un carabiniere ha notato un furgone imboccare un sentiero sterrato che conduceva a una cascina isolata, formalmente in stato di abbandono. Un movimento sospetto, in un contesto che avrebbe dovuto essere fermo e silenzioso. È a quel punto che è scattato l’intervento coordinato.
Con l’arrivo dei rinforzi, l’area è stata circondata e i militari hanno fatto irruzione cogliendo di sorpresa tre uomini, di 52, 36 e 23 anni, mentre stavano caricando il veicolo. All’interno del furgone sono stati trovati oltre 400 chili di foglie di canapa, già pronti per essere trasportati e, verosimilmente, immessi sul mercato.
La perquisizione della cascina ha rivelato la reale portata dell’attività. L’edificio, sviluppato su circa 800 metri quadrati e articolato su due piani, era stato completamente riconvertito in un laboratorio per la produzione industriale di marijuana. I carabinieri hanno rinvenuto più di 1.800 piante, già defogliate e coltivate grazie a un sofisticato sistema di maturazione accelerata, con impianti tecnici pensati per controllare luce, temperatura e umidità, riducendo i tempi di crescita e massimizzando la resa.
Un’organizzazione che, secondo quanto emerso, non aveva nulla di improvvisato. La struttura era attrezzata per sostenere una produzione continua e su larga scala, con un impatto diretto non solo sul mercato della droga ma anche sulle infrastrutture locali, come dimostrano i blackout che avevano inizialmente attirato l’attenzione.
I tre uomini sono stati arrestati con l’accusa di produzione e detenzione di sostanze stupefacenti, mentre l’intero complesso – immobile, veicolo e droga – è stato posto sotto sequestro. Sarà ora compito dell’autorità giudiziaria ricostruire la rete di distribuzione e verificare se l’attività fosse collegata a canali più ampi di spaccio sul territorio piemontese o fuori regione.
L’operazione nel Casalese conferma come le aree rurali e gli edifici isolati continuino a essere scelti per ospitare coltivazioni illegali ad alta intensità, capaci di mimetizzarsi nel paesaggio ma di lasciare tracce evidenti sul piano tecnico e logistico. In questo caso, a tradire la “fabbrica dello sballo” non è stato un passaggio di persone o un errore umano, ma un dato apparentemente neutro: l’elettricità consumata fuori misura. Un dettaglio che ha aperto la strada a uno dei sequestri più rilevanti degli ultimi mesi nel territorio casalese.

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