Cerca

Cronaca

Sequestro record di piante di marijuana: 3,5 tonnellate per 31 milioni di euro

Un’operazione che ridisegna la mappa della cannabis illegale in Italia e apre nuovi interrogativi su filiere, logistica e ricadute sul territorio

Sequestro record di piante di marijuana: 3,5 tonnellate per 31 milioni di euro

Sequestro record di piante di marijuana: 3,5 tonnellate per 31 milioni di euro

Oltre 35mila piante di marijuana coltivate a cielo aperto, altre 13mila già appese a essiccare, per un totale di circa 3,5 tonnellate di droga e un valore stimato di 31 milioni di euro.

È questo il bilancio del maxi-sequestro messo a segno dai Carabinieri del Comando provinciale di Nuoro nelle campagne del Nuorese, uno dei più rilevanti mai registrati in Italia per la sola cannabis.

La piantagione, scoperta in un’area agricola interna, era organizzata come un vero impianto produttivo: filari regolari, irrigazione a goccia, turni di sorveglianza, zone distinte per coltivazione ed essiccazione. Un sistema pensato per garantire continuità, non un raccolto occasionale. Quando i militari hanno superato il perimetro, lo scenario ricordava più le grandi colture illegali documentate in altri continenti che le campagne della Sardegna centrale.

All’alba del 13 gennaio 2026 è scattata l’operazione: quattro arresti e una denuncia, su ordinanza del gip del Tribunale di Nuoro, su richiesta della Procura. Gli indagati, residenti tra Orani, Silanus e Buddusò, devono rispondere di produzione di sostanze stupefacenti in concorso. Secondo gli inquirenti, ognuno aveva un ruolo preciso nella gestione della filiera, dalla coltivazione alla raccolta, fino alla fase di essiccazione.

I numeri spiegano da soli la portata dell’intervento: 35mila piante in campo, 13mila in lavorazione, circa 15 milioni di dosi potenziali. Le stime sul valore – 31 milioni di euro al dettaglio – si basano sui parametri abitualmente utilizzati nelle inchieste antidroga e su una proiezione del principio attivo ricavabile, che secondo le prime valutazioni supererebbe i 370 chilogrammi di THC. Dati indicativi, ma sufficienti a collocare il sequestro tra i più imponenti mai effettuati nel Paese.

L’indagine, secondo quanto trapela, affonda le radici nell’estate del 2025. Osservazioni sul territorio, controlli mirati e attività di pedinamento avrebbero permesso di ricostruire i movimenti legati alla piantagione e alla sua logistica. Per strutture di queste dimensioni, spiegano gli investigatori, l’approvvigionamento idrico, la gestione dei tempi di raccolta e la sorveglianza costante sono elementi che difficilmente passano inosservati a lungo.

Il caso del Nuorese non arriva isolato. In Sardegna, negli ultimi anni, le coltivazioni illegali di cannabis hanno mostrato un livello crescente di professionalizzazione. A settembre 2025, a Riola Sardo, la Guardia di finanza aveva già individuato serre e capannoni dedicati all’intero ciclo produttivo. Numeri inferiori, ma lo stesso modello: investimenti, competenze agronomiche, organizzazione.

Secondo la Direzione centrale per i servizi antidroga, la Sardegna è tra le regioni con il maggior numero di piante sequestrate a livello nazionale. Clima favorevole, aree interne difficilmente accessibili e una logistica che consente di collegare l’isola al continente rendono il territorio appetibile per produzioni di larga scala. Il sequestro nel Nuorese conferma che l’isola non è una periferia del mercato, ma un nodo produttivo vero e proprio.

L’impatto non è solo giudiziario. Una piantagione di queste dimensioni comporta prelievi idrici spesso abusivi, uso intensivo di fertilizzanti, rifiuti smaltiti illegalmente, oltre a un sistema di sorveglianza che incide sulla sicurezza locale. E soprattutto sottrae al mercato criminale una quantità di denaro che, in altri casi, viene reinvestita in traffici o attività di copertura.

Ora la parola passa alla magistratura. Sono attese le convalide delle misure cautelari, gli interrogatori di garanzia e le analisi di laboratorio per definire con precisione il principio attivo. Solo allora il quadro accusatorio sarà completo. Fino a sentenza definitiva, vale la presunzione di innocenza.

Resta però un dato difficilmente aggirabile: 35mila piante coltivate, 13mila pronte per il mercato, 3,5 tonnellate sequestrate. Numeri che da soli raccontano come la cannabis sia diventata una voce strutturale dei bilanci criminali, e come il Nuorese sia finito, suo malgrado, al centro di questa geografia.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori