Cerca

Cronaca

Ruba bottiglie d’olio per 350 euro e minaccia il titolare

Il tribunale di Torino riconosce la rapina impropria: decisiva l’alterco dopo l’inseguimento. Pesano i precedenti e una tecnica già collaudata

Ruba bottiglie d’olio

Ruba bottiglie d’olio per 350 euro e minaccia il titolare

Portare via dal supermercato alcune bottiglie di olio, per un valore di poco superiore ai 350 euro, e trasformare un furto in una rapina impropria con una minaccia di troppo. È costato tre anni e quattro mesi di reclusione a un uomo italiano, condannato dal tribunale di Torino per un episodio avvenuto nel 2024 in un esercizio commerciale della cintura del capoluogo piemontese.

Secondo quanto emerso nel processo, l’uomo aveva oltrepassato le casse con le borse piene di merce senza pagare. A insospettire il titolare del supermercato, che ha deciso di seguirlo all’esterno del negozio, è stato proprio il comportamento apparentemente tranquillo del cliente. Una volta raggiunto in strada, però, il confronto è degenerato: l’imputato avrebbe rivolto minacce verbali al commerciante, un elemento che ha fatto scattare la contestazione più grave della rapina impropria.

Dopo l’alterco è stato necessario l’intervento dei carabinieri, che hanno ricostruito l’accaduto e identificato l’uomo. In aula, il pubblico ministero ha sottolineato come l’episodio non fosse isolato, descrivendo una modalità operativa già vista in altre occasioni. «La tecnica è di uscire tranquillamente con le borse e, se si viene fermati, restituire la merce. Questa volta qualcosa è andato storto», ha spiegato il magistrato, evidenziando come il confine tra furto e reato più grave possa essere superato in pochi istanti.

A rafforzare il quadro accusatorio anche il racconto del commerciante, che ha dichiarato di aver avuto la sensazione di trovarsi di fronte alla stessa persona che, poco tempo prima, aveva sottratto parmigiano senza pagarlo dallo stesso punto vendita. Un sospetto che, pur non traducendosi in un’ulteriore contestazione, ha contribuito a delineare il profilo dell’imputato come non nuovo a comportamenti analoghi.

Nel determinare la pena, il tribunale ha tenuto conto di una pronuncia della Corte costituzionale del maggio 2024, che ha chiarito l’applicabilità dell’attenuante della “lieve entità” anche per il reato di rapina impropria. Un elemento che ha inciso sulla quantificazione della condanna: senza quell’orientamento giurisprudenziale, la sanzione avrebbe potuto essere ancora più severa.

La sentenza riporta l’attenzione su una dinamica sempre più frequente nei supermercati, dove piccoli furti possono rapidamente degenerare in episodi penalmente molto più gravi. Basta una minaccia, anche solo verbale, per cambiare il peso giuridico di un’azione e far scattare pene che nulla hanno a che vedere con il valore della merce sottratta. Un confine sottile, che in questo caso è costato all’imputato oltre tre anni di carcere.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori