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Cronaca
15 Gennaio 2026 - 17:06
Il piemontese Luigi Gasperin libero dopo mesi di detenzione in Venezuela, ma sceglie di non rientrare in Italia. Ecco perché
È finita dopo mesi di attesa, silenzi e mediazioni diplomatiche la vicenda di Luigi Gasperin, l’imprenditore italiano di 77 anni, originario di Tortona, detenuto in Venezuela dall’agosto scorso. Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio è stato finalmente eseguito l’ordine di scarcerazione già emesso nei giorni precedenti, ma rimasto bloccato a lungo nei meandri dell’amministrazione venezuelana. A dare l’annuncio è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha comunicato la liberazione con un messaggio pubblico, spiegando che Gasperin si trova ora nella sede dell’Ambasciata italiana a Caracas.
La conferma è arrivata anche dalla Farnesina, che ha chiarito come l’imprenditore sia “provato ma in condizioni stabili” dopo la lunga detenzione. Una libertà arrivata al termine di una complessa trattativa diplomatica, portata avanti in coordinamento con le autorità locali, che ha richiesto settimane di lavoro e cautela. Nelle scorse ore, infatti, l’ordine di scarcerazione era stato formalmente disposto, ma non ancora recepito da uno degli apparati statali venezuelani, ritardando di fatto l’uscita dal carcere.
La notizia ha avuto un forte impatto anche in Piemonte, dove la famiglia di Gasperin risiede da sempre. Il sindaco di Tortona, Federico Chiodi, ha parlato di “sollievo e felicità” per una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso non solo i familiari ma un’intera comunità. Dopo l’annuncio ufficiale, il primo cittadino ha voluto ringraziare apertamente la diplomazia italiana, il governo e la rappresentanza legale che ha seguito il caso, sottolineando come la liberazione fosse stata annunciata già la settimana precedente, salvo poi subire un rinvio per motivi burocratici.
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Ma la storia di Luigi Gasperin non si chiude con la scarcerazione. A sorprendere è stata la scelta dell’imprenditore di non rientrare immediatamente in Italia, decidendo invece di restare in Venezuela per tornare a Maturín, nello Stato di Monágas, dove ha sede la sua azienda attiva nel settore delle perforazioni di pozzi petroliferi. Una decisione che, secondo quanto riferito dalla Farnesina, è stata comunicata dallo stesso Gasperin alle autorità italiane subito dopo la liberazione.
A spiegare il senso profondo di questa scelta è stata la figlia Claudia Gasperin, che ha raccontato della prima telefonata avuta con il padre dopo la scarcerazione. «Papà non abbandona i suoi ragazzi. Mi aspettavo una scelta del genere, perché lui non scappa via. Sta là finché non avrà sistemato tutti i suoi adempimenti», ha spiegato, sottolineando come per il padre il senso di responsabilità venga prima di tutto. «Mi ha detto: “io devo andare dai miei ragazzi e fare tutto quello che devo”, perché ha un’azienda».
La figlia ha raccontato mesi difficili, vissuti nel silenzio per non compromettere la delicata trattativa diplomatica. «Sono stati mesi durissimi anche per noi. Abbiamo dovuto stare zitti per non metterlo in pericolo. Ma stanotte, quando l’ho sentito verso le due, la felicità è stata enorme», ha detto, aggiungendo che il padre le ha riferito di sentirsi «un po’ debilitato, ma sollevato». Accanto a lui, al momento della telefonata, c’era l’ambasciatore italiano.
Il racconto restituisce il profilo di un uomo che, nonostante l’età e la detenzione, ha scelto di non sottrarsi ai propri impegni. «Prima il dovere, come è sempre stato per lui», ha ribadito la figlia, spiegando che Gasperin sente l’obbligo di pagare gli stipendi e sistemare le questioni aperte con i lavoratori locali prima di rientrare in Italia. Una decisione definita “coraggiosa”, ma coerente con il suo modo di intendere il lavoro e la responsabilità.
La vicenda di Luigi Gasperin si inserisce in un contesto più ampio di casi che hanno visto cittadini italiani coinvolti in procedimenti giudiziari all’estero, spesso in Paesi dove il sistema amministrativo e giudiziario presenta forti complessità. In questo caso, la liberazione è stata possibile grazie a un lavoro diplomatico costante e riservato, che ora consente all’imprenditore tortonese di guardare al rientro in Italia, seppur non immediato.
Dopo mesi di incertezza, la libertà è tornata. E con essa una scelta che racconta molto più di una vicenda giudiziaria: racconta un’idea di dovere, di responsabilità e di legame con il lavoro che, per Luigi Gasperin, viene prima di tutto.
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